Programma Scienze Politiche

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Il punto programmatico dal quale vogliamo partire riguarda la fruizione degli spazi del Dipartimento da parte degli studenti con disabilità e difficoltà motorie.

In nessuna delle nostre aule – fatta eccezione per il Laboratorio Linguistico e per quello Informatico – vi sono dei banchi non dotati di sediolini; ciò rende particolarmente difficile il loro utilizzo per studenti in sedia a rotelle, i quali devono spesso accontentarsi di “ritagliarsi” il proprio spazio ai margini del tavolo, rendendo ancora più scomodo per loro seguire la lezione e poter prendere appunti.

Noi proponiamo di lasciare liberi per loro i primi banchi (pensiamo alle aule SPB e a SPA soprattutto, dedicando loro i posti più vicini alle uscite di sicurezza), eliminando i sediolini e distanziando maggiormente i banchi, in maniera tale da rendere più facile accedervi, e di dotare le altre aule, piccole e scomode, di postazioni ad hoc loro dedicate (pensiamo, ad esempio, a SP8 o alle aule del primo piano).

Coerentemente con ciò, seppur in buona misura abbattute, le barriere architettoniche presenti nei percorsi utilizzati per raggiungere le aule di Scienze Politiche sono ancora presenti (pensiamo alle porte di collegamento, spesso bloccate, tra Economia e Scienze Politiche).

Diritto allo studio non può solo significare fornire agli studenti gli strumenti economici e materiali che gli permettano di acquistare libri, alloggiare nelle residenze ed usufruire della mensa; deve anche voler rappresentare la concreta possibilità per chiunque di seguire i corsi nelle modalità più idonee, di prepararsi agli esami e di vivere l’università come esperienza di vita e momento fondamentale di crescita e di socializzazione.


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Il secondo punto attiene ai tirocini, in particolare riguardo gli enti convenzionati e le modalità di svolgimento.
Pur essendo la lista degli enti convenzionati col nostro Dipartimento relativamente ampia questa non pare godere, a nostro avviso, di due requisiti essenziali: l’attinenza e l’attrattività. È un fatto dimostrato che spesso i tirocini – che dovrebbero davvero fornire agli studenti ed alle studentesse un assaggio di vita lavorativa – finiscano per diventare dei meri adempimenti formali per il conseguimento del titolo. Spesso sono proprio gli studenti a doversi fare carico di convenzioni ad hoc al fine di poter operare in un settore di loro interesse e che sia coerente con gli studi fatti.

Ciò è frustrante e trova conferma nell’inadeguatezza evidenziata dagli stessi neoassunti rispetto a mansioni con le quali dovrebbero avere dimestichezza. Gli occupati che, ad un anno dalla laurea in Scienze Politiche, utilizzano in misura elevata le competenze acquisite sono meno del 20% (dati AlmaLaurea 2020).

A nostro parere, dovrebbero essere incoraggiati e valorizzati tirocini come quello stipulato col Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, estendibili ad altri Ministeri, alle istituzioni europee, a quelle regionali, alle aziende pubbliche.

Rispetto alle aziende private, ciò su cui insisteremo sarà la coerenza delle mansioni con gli studi fatti e le attitudini degli studenti e, soprattutto, la possibilità di svolgere tirocini nei settori di Ricerca&Sviluppo, spesso sottovalutato dalle imprese stesse e che comporta – secondo molti indicatori scientifici – la stagnazione degli investimenti privati e, conseguentemente, della produttività.

Quello tra Università ed Imprese deve essere un rapporto più stretto e di relativo sostegno e arricchimento: il tirocinio, oggi più di ieri, non può e non deve essere un obbligo dal quale liberarsi il prima possibile ed in qualunque modo ma un efficace strumento di avvicinamento tra realtà accademica e realtà lavorativa.

Proponiamo, inoltre, l’implementazione e il potenziamento della tesi-tirocinio, attraverso cui unire le due “prove finali” propedeutiche al conseguimento del titolo.
Questa conciliazione, ad ora maggiormente sfruttata dalle sole facoltà scientifiche (STEM) ha goduto e gode di ampio sostegno: docenti, studenti e imprese (o organi pubblici) l’hanno ritenuta proficua ed efficace per consentire ai laureandi di mettere, effettivamente, “le mani in pasta” e confrontarsi con la realtà.

Una tesi in diritto pubblico, alla quale possa essere accompagnato un tirocinio presso il Parlamento italiano rappresenterebbe non solo la chiusura di un cerchio formativo-professionale ma anche una esperienza personale degna di nota.

In ultimo, proponiamo una radicale razionalizzazione degli adempimenti burocratici per l’attivazione del tirocinio: oggi la complessità, le lungaggini, lo spreco di carta, l’andirivieni tra mille uffici rende il tutto estremamente caotico, disfunzionale e “costoso”. Il nuovo governo ha visto l’introduzione di due nuovi Ministeri: quello della Transizione digitale e quello della Transizione ecologica; su questa scia, noi proponiamo la produzione di un unico documento esclusivamente digitale in luogo delle cinque copie cartacee del progetto formativo come attualmente avviene, che sarà inviato alla segreteria preposta la quale si occuperà, eventualmente, di condividerlo con altre strutture amministrative interessate. Alla stregua del programma elettorale di coalizione, l’organizzazione di segreterie dipartimentali che assolvano le proprie funzioni in maniera digitale è indispensabile.

Le vere rivoluzioni, quali quella digitale e quella ecologica ambiscono ad essere, devono sempre partire dal basso e dalla quotidianità di ognuno di noi.


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Il terzo punto attiene ai metodi di valutazione e alla didattica.
Il primo è, sicuramente, un tema che riguarda in maniera più specifica la Commissione Paritetica, organo preposto alla valutazione della didattica che chiaramente deve lavorare in stretto contatto e con forte coerenza col Nucleo di Valutazione, adempiente allo stesso compito a livello di Ateneo.

Venendo al foglio del come, la nostra proposta si concentra soprattutto su un nuovo modo di approcciarsi alla fase di valutazione: riteniamo poco utile una valutazione che venga vista come un mero adempimento formale e che sia influenzata da sentimenti di simpatia o di antipatia personali; al tempo stesso, riteniamo limitativa una valutazione che si concentri esclusivamente sulle performance della docenza e che non permetta allo studente di dare un giudizio anche sulla adeguatezza delle strutture e dei servizi, sull’efficienza delle segreteria, sulla pulizia e l’igiene degli ambienti.

Tutto ciò attraverso un questionario periodico (mensilmente magari) da compilare anonimamente e che risponda ad una visione al contempo valutativa e partecipativa da parte della comunità studentesca. Il programma di coalizione prevede l’organizzazione di focus group aventi lo stesso obiettivo e al quale coerentemente rimandiamo.

Rispetto al tema della didattica, ciò che ci preme sottolineare e che proporremo nelle sedi opportune sarà:

  • La revisione del piano di studi, al fine di inserire degli insegnamenti, a nostro avviso, essenziali in una facoltà di Scienze Politiche. Esempi validi possono essere l’introduzione di Diritto dell’Unione Europea ed Economia Circolare.
  • Revisionare gli insegnamenti di alcuni corsi, evitando che ci si focalizzi eccessivamente su concetti propri della materia ma su quelli che, maggiormente, vanno a toccare i punti di complementarità con altri ambiti lavorativi/di interesse (ad esempio, della Statistica sarebbe importante cogliere in buona misura gli elementi pratici attraverso i quali poter creare e comprendere un exit poll, o delle metodologie per compiere ed analizzare un’indagine sociale attraverso lo strumento statistico).
  • Adeguare i programmi alla realtà lavorativo-professionale con la quale lo studente andrà a confrontarsi (un tema che strettamente si lega a quello dei già citati tirocini).

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Il quarto punto programmatico si riferisce all’insegnamento delle lingue straniere e delle relative certificazioni di competenza linguistica.
Oggi, qualsiasi mestiere si faccia e qualsiasi percorso di studi si sia scelto, la conoscenza ed il buon utilizzo delle lingue straniere – inglese in primis – è essenziale, una conditio sine qua non per approcciarsi al mondo del lavoro in maniera credibile e seria.

A maggior ragione, in una facoltà come quella di Scienze Politiche allo studio delle lingue deve essere dedicata una particolare attenzione, sia da parte dei redattori i piani di studio, sia da parte degli studenti.

I nostri corsi di lingua, seppur di buon livello, non garantiscono, alla fine del percorso, alcuna certificazione effettivamente spendibile, e non trattano di tematiche vicine agli argomenti che lo studente affronterà nel caso decidesse di certificare le proprie competenze linguistiche in enti appositi. Pensiamo, quindi, alla possibilità di coinvolgere docenti esterni provenienti proprio dagli Enti Certificatori o dallo stesso Centro Linguistico d’Ateneo.

L’inefficacia dell’insegnamento delle lingue straniere, in Italia, ha inizio all’asilo, ma sarebbe oggettivamente utile riorientare la didattica accademica verso una più attinente preparazione linguistico-grammaticale e colloquiale, che possa essere propedeutica allo svolgimento di un corso e di un esame che certifichino le conoscenze raggiunte e che, contestualmente, possa avere riscontro positivo in ambito lavorativo.

Alla stessa maniera, non è nemmeno accettabile che eventuali certificazioni di lingua conseguite altrove non trovino un riscontro accademico e non vengano riconosciute e convalidate come sostitutive degli esami di lingue.

Ci batteremo affinché questa discrepanza, che non ha motivo di esistere, venga colmata. Difatti, nel nostro stesso Dipartimento la facoltà di Scienze della Comunicazione permette il riconoscimento delle certificazioni linguistiche conseguite esternamente (vedi Regolamento didattico di Scienze della Comunicazione, art. 10 c.5).

A ciò si lega un secondo tema che riteniamo essenziale affrontare: è necessario ampliare la nostra offerta formativa linguistica. L’inglese dovrà essere – per motivi che non val la pena spiegare – obbligatorio per tutti e cinque gli anni accademici e dovrà fornire alle studentesse e agli studenti una reale conoscenza della lingua; a ciò andrà accompagnato lo studio di almeno un’altra lingua, che possa essere scelta dallo studente tra un ventaglio più ampio delle possibilità attuali (pensiamo all’arabo, al russo o al cinese, lingue oggi emergenti).

La vicinanza col CLA e la presenza della facoltà di Lingue deve incoraggiare un approccio più inclusivo e complementare della didattica e della formazione, la quale non può essere rinchiusa in recinti “politici” e servita a compartimenti stagni.
Lo ribadiamo perché ci crediamo davvero: dai dati emerge una spaventosa ignoranza degli italiani rispetto alla conoscenza delle lingue straniere.

Dobbiamo adoperarci per colmare questo gap, perché il mondo del lavoro è selettivo e noi non possiamo permetterci di rimanere indietro e perdere di competitività.


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Il quinto punto si riferisce alla condizione dello studente-lavoratore e non corsista.
Uno dei temi di maggiore rilievo, specialmente nei percorsi magistrali, è la conciliazione tra l’attività lavorativa e quella formativo-accademica. Fermo restando la possibilità in capo allo studente-lavoratore di ricorrere allo strumento del part-time, ciò non toglie che le istituzioni accademiche debbano ovviare, nei limiti del possibile, a problemi che renderebbero più difficile o più complesso seguire i corsi e sostenere gli esami.

Gli ambiti che interesserebbero questo argomento sarebbero molti ma, riferendoci esclusivamente al nostro Dipartimento, ne abbiamo rinvenuto uno che ci è stato evidenziato da più parti: la difficoltà, da parte dello studente-lavoratore, di instaurare un rapporto diretto col docente e, a causa di ciò, la difficoltà a farsi seguire, ad ottenere chiarimenti, a comunicare in maniera tempestiva.

Essenzialmente, viene a crearsi tra studente full time e studente-lavoratore una “asimmetria informativa” che ci impegneremo a risolvere.

Sempre legati al foglio del come, le nostre proposte sono così sintetizzabili:

  • Una maggiore chiarezza esplicativa, da parte dei docenti, di quelli che sono i programmi d’esame, le metodologie di insegnamento, gli orari di ricevimento, i testi di riferimento, le date di esame.
  • Accanto alla pubblicazione di slides, appunti e dispense ad opera dei docenti, sarebbe utile che gli stessi – per mezzo delle strutture amministrative – consentano e forniscano non facoltativamente le registrazioni delle proprie lezioni – sia in DAD che in presenza – caricandole su una piattaforma online e permettendo l’accesso ai soli studenti del corso, per mezzo di sistemi di identificazione o password.

In questo modo, gli studenti potrebbero seguire le lezioni, a supporto del loro studio, in qualunque momento della loro giornata e senza, soprattutto, dover presenziare necessariamente, eliminando anche la spesso enfatizzata distinzione tra corsisti e non corsisti.

  • La possibilità per gli studenti di poter contare su dei recap da parte dei docenti attraverso la redazione di una sorta di registro – digitale, evidentemente – che consenta di conoscere gli argomenti quotidianamente trattati e l’evoluzione nel completamento del programma.
  • Una maggiore disponibilità, tanto più in un momento complesso come questo, circa l’organizzazione degli orari di ricevimento: per molti, il ricevimento è l’unico momento in cui confrontarsi col docente in maniera diretta e privata ed è un diritto dello studente che va tutelato. Anche qui il programma elettorale di coalizione ci viene in aiuto, considerando come fondamentale il tema del ricevimento “digitale”.

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In ultimo, è per noi di notevole importanza sensibilizzare riguardo l’apertura parziale e funzionale dell’Ateneo.

Lo scoppio della pandemia, ormai un anno or sono, ha cambiato, stravolto, rivoluzionato le nostre vite; dinanzi all’alienazione di “vivere l’Università” tramite lo schermo di un computer anche i ritardi dei pullman, le calche, gli insegnanti cervellotici, i colleghi antipatici ci sono sembrati ben poca cosa. Tutto ci è parso molto più tollerabile, auspicabile addirittura. Le conseguenze di questa pandemia si sono fatte sentire e si stanno facendo sentire, soprattutto per gli studenti e soprattutto a livello psicologico, oltre che formativo. È per questo che ci facciamo promotori, chiaramente di comune accordo con i nostri candidati alle cariche apicali, di una seria, ragionata, razionale e sicura apertura funzionale del nostro Ateneo.

Riferendoci al nostro Dipartimento, proponiamo l’apertura – sempre con i dovuti e necessari accorgimenti (QR Code, misurazione temperatura, tornelli, posti prenotati, orari definiti) – delle aule più ampie (SPB e SPA, ad esempio) che garantiscano distanziamento e sicurezza.

La predisposizione di “aule studio” potrebbe essere il primo passo verso un ritorno alla normalità, un simbolo che faccia sentire ancora ogni studente parte di una comunità.

Proponiamo che lo stesso discorso venga esteso anche alle aule-studio delle biblioteche di Ateneo, sempre garantendo distanziamento e sicurezza, sulla scia – ad esempio – di quanto fatto presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Anche qui, ci facciamo portatori di istanze degli studenti di Scienze Politiche che vorrebbero contribuire non solo al miglioramento del proprio Dipartimento ma di tutto l’Ateneo, in un’ottica di forte collaborazione multilivello.

La nostra proposta riguarda una piattaforma dedicata per la prenotazione (utilizzando quelle già ad oggi disponibili, ad esempio, per il prestito dei libri e per l’accesso all’Università) dei posti a sedere; l’accesso alle sale studio permesso solo agli studenti Unisa; un modulo di autodichiarazione relativo al proprio stato di salute consegnato al personale di riferimento o inviato preventivamente via mail in sede di richiesta, ovviamente scaricabile dal sito Unisa; il già testato QR code abilitato dall’Ateneo per l’accesso; DPI, misurazione della temperatura e sanificazione mani e posto studio, prima e dopo l’utilizzo con l’utilizzo del solo posto scelto in prenotazione, nella fascia oraria scelta.


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E poi? Sii protagonista della tua storia…
“Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, tu e io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora ognuno di noi avrà due idee”
I rappresentanti non lavorano per autoreferenzialità, ma portano la voce di tutti gli studenti negli organi competenti. I programmi, le idee nascono dal confronto. Da sempre, abbiamo partorito grandi idee e proposte che hanno migliorato i nostri percorsi di studio, nella nostra sede e negli spazi del nostro ateneo. Ora la distanza ci spinge verso nuove forme di condivisione digitale.
Questo è il tuo spazio, il nostro momento di confronto e di crescita per il bene comune.
Contatta chi ti ha presentato questo programma, oppure, direttamente l’associazione attraverso i nostri canali e costruiamo insieme la nostra fantastica storia!


Dove ci trovi

Università degli Studi di Salerno,
Edificio C
Corridoio Scienze Politiche e Comunicazione

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