Scrivere dell’Erasmus significa mettere nero su bianco una vita parallela fatta di emozioni contrastanti; quando ci si ritrova a dover fare resoconti e a provare a raccontare questa esperienza a chi non l’ha vissuta, è sempre complicato: le parole saranno sempre manchevoli, riduttive e poco esaustive. Vivere un Erasmus non significa spreco di tempo perché, nonostante possano esserci ritardi nel conseguimento del titolo di laurea o problemi linguistici iniziali, si ritorna a casa nuovi, pieni e ricchi.
Proviamo a immaginare, attraverso i racconti di alcuni studenti Erasmus, perché partire alla riscoperta di sé stessi, degli altri e del mondo.
“L’Erasmus: l’esperienza più emozionate e stravolgente della mia vita” (Mariangela Lepore, Unisa – Erasmus for study Paderborn, 2014/15).

“L’Erasmus è mettersi alla prova, ancor prima di arrivare nella tua destinazione. È intraprendenza e coraggio, perché non sai cosa ti aspetta, ma vai comunque. L’Erasmus è avere tante difficoltà all’inizio, ma al contempo avere tantissima forza per superarle; è conoscere moltissime persone che diventeranno il tuo unico punto di riferimento per tutto il periodo e che porterai nel tuo cuore per sempre. L’Erasmus è prendere un aereo, un treno, un pullman per andare via il weekend, senza sapere se poi il lunedì ritornerai o prolungherai. È aspettare l’alba con gli altri al mare, andare a fare colazione e avere sonno per tutto il giorno successivo. L’Erasmus è comprare del vino tinto scadente e delle patatine, per andare sul Bunker ad aspettare il tramonto. È iniziare l’aperitivo alle 19 e finirlo la mattina successiva. L’Erasmus è libertà, ma anche responsabilità. L’Erasmus è farsi moltissime risate quando ci sono dei fraintendimenti con la lingua. È un viaggio che ogni giorno ti arricchisce, è un regalo che tutti dovrebbero farsi, perché ciò che ti lascia è incalcolabile. Tutto ciò che ti dona, rimarrà per sempre dentro te stesso, ma soprattutto le persone che incontrerai rimarranno per sempre dei pezzi del tuo cuore.” (Francesca Cavoto, Unisa, Erasmus Traineeship, Fuera de Campo Films, Barcelona, 2019).
“Nella realtà odierna, ricca d’odio verso il diverso, fare l’Erasmus vuol dire condivisione e apertura verso il prossimo. È una speranza verso le nuove generazioni, le quali avranno il compito di combattere questa campagna di ostilità” (Giorgia Abis, Università degli studi di Sassari – Universidad de Sevilla, Facultad de Comunicación, 2019).
“L’Erasmus è tutto ciò che non ti aspetti finché non lo vivi sulla pelle. Una delle esperienze più belle della mia vita, mi ha fatta crescere, sentire libera, conoscere persone meravigliose e conoscere meglio me stessa. Ripartirei altre mille volte, per ritornare sempre con qualcosa in più.” (Chiara Pirone, Università degli studi di Salerno – Erasmus UAB, Universitat autonoma de Barcelona, 2019).

“Erasmus è trasferirsi a migliaia di km da casa senza sapere cosa aspettarsi. È anche arrivare a definire quel posto casa e sentirne la mancanza ogni giorno al suo ritorno. Erasmus è mangiare insieme, bere e condividere quelle ansie e quella spensieratezza che solo a vent’anni puoi avere. Amici, viaggi, amori, passioni e strade che diventano sempre più tue” (Arianna Grande, Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, Scienze politiche e relazioni internazionali, Erasmus Traineeship presso la EOI, Escuela Oficial de Idiomas, Dos Hermanas – Sevilla, 2019).
“Erasmus è spogliarti di ogni convinzione per proiettarti in una seconda vita che ha una scadenza e in quanto tale vivi a pieno, senza mai sprecare un momento perché sai che non tornerà più. L’Erasmus è tornare e sentirti fuori luogo con quella che sei mesi o un anno prima era la tua quotidianità. A chi è indeciso su cosa fare in un momento della propria vita, come terapia consiglierei l’Erasmus, perché ti schiarisce le idee e al contempo te le confonde, perché ti fa incontrare persone che provengono da ogni parte del mondo ma che sono così simili a te. È imparare a comunicare con le persone, parlando lingue e apprendendo culture differenti. Erasmus è sfida, amore e libertà.” (Giovanna Di Paola, Lettere – Unisa – Erasmus for study Universidad de Salamanca 2015/16; Italianistica, scienze linguistiche e culture letterarie europee – Unibo – Erasmus for traineeship, insegnamento dell’Italiano come lingua straniera, Universidad de Sevilla, 2019).
“Siamo migranti universitari. Pensi che quattro mura ti bastano ma aspetta di guardare fuori.” (Valerio Leone, Unisa – Tubinga, 2018/19).
“L’Erasmus è uno stile di vita. Si parte con paure, dubbi ed eccitazione. Si torna con lacrime di gioia e dolore. L’Erasmus è mettersi alla prova al 100%, arrivare in un luogo sconosciuto ed immergervisi, conoscere persone nuove, persone come te, persone diverse da te, persone con una storia che andrà nella valigia del ritorno, quella valigia che supera un po’ il peso concesso dalla compagnia aerea low cost che hai scelto per tornare. Si torna a casa e ci si sente a disagio, incompleti, come se mancasse qualcosa, quella curiosità nel cercare la parola da usare nella lingua del Paese in cui ti trovi, quel disagio nel parlare con qualcuno che si ha difficoltà a capire perché ha un accento diverso, quello stimolo quotidiano, quella voglia di vivere al massimo ogni giorno. Nell’epoca in cui il livello medio d’istruzione sale, nell’epoca in cui tutti possono coltivare i propri interessi e studiarli, specializzarsi, acculturarsi, realizzarsi, ma allo stesso tempo nell’epoca in cui c’è chi preferisce mantenere le persone ignoranti, affinché siano meno problematiche; nell’epoca in cui i nemici si creano per avere qualcuno contro cui puntare il dito, nell’epoca in cui il diverso viene visto come spaventoso invece che come costruttivo, l’Erasmus è ciò che ti fa acculturare, realizzare, essere quello diverso ed accetto come tale. Be once Erasmus, you will be Erasmus forever.” (Marco Rapuano, Chimica e Chimica dei Materiali, Alma Mater Studiorum, Erasmus traineeship, Insituto de Química Avanzada de la Cataluña – iQAC, Barcelona, 2019).
“Ancora oggi, dopo quattro anni, non riesco a trovare parole per descrivere l’esperienza più importante della mia vita. Sono mesi di domande, di pura magia, di leggerezza d’animo, di apertura a nuovi mondi, giorni di libertà di visione, di fragilità di equilibri. Mi ha permesso di ritornare a casa con la valigia colma di posti, di chilometri, di persone, di culture che ho percorso e conosciuto. E cosa importante, mi ha insegnato che dietro ad ogni colore di bandiera, di pelle, di occhi, di capelli, esistono persone straordinarie con le quali ho condiviso esperienze irripetibili e imparato che nulla poi è così distante.” (Olga Caputo, Unisa – Erasmus for study Salamanca, 2015/16).

“Sono appena ritornato da un viaggio di tre giorni in Portogallo. Oggi mi manca la mia famiglia, chiaramente penso a quanto mi mancherà tutto questo che sto vivendo. Mi sento come quei barattoli di latta del caffè, finiti, svuotati e strariempiti dalla nonna con tutte le sue cianfrusaglie. Cianfrusaglie che rappresentano il bagaglio che sto riempendo dentro di me: le esperienze, le conoscenze, i sentimenti, le scoperte, dalla prima alla ultima, senza tralasciare mai un briciolo di dettaglio. Ed ho capito, adesso, che in quel barattolo non poteva starci solo il caffè, aveva molto altro da poter contenere dentro di sé.” (Andrea Iannelli, Unisa – Erasmus for study Granada, 2019).
