Tutti ci sentiamo soli di tanto in tanto: quando non abbiamo nessuno con cui sederci a pranzo, quando ci trasferiamo in una nuova città o quando nessuno ha tempo per noi nel week-end. Ma negli ultimi decenni questo sentimento occasionale è diventato cronico per milioni di persone.

Stiamo vivendo nell’epoca più connessa nella storia dell’umanità eppure molti di noi si sentono isolati. Sentirsi soli ed essere soli non sono la stessa cosa. Puoi essere perfettamente a tuo agio da solo e odiare ogni secondo in cui sei circondato dagli amici. La solitudine è un’esperienza puramente soggettiva ed individuale. Se ti senti solo, sei solo.

La solitudine può colpire chiunque: soldi, fama, potere, bellezza, abilità sociali, una bella personalità; nulla può proteggerti dal sentirti solo, perché la solitudine fa parte della tua biologia.

Cos’è la solitudine?

La solitudine è una funzione del corpo, come la fame. Avere fame fa prestare attenzione ai propri bisogni fisici, la solitudine fa prestare attenzione ai propri bisogni sociali. Il tuo corpo si preoccupa dei tuoi bisogni sociali perché milioni di anni fa era un buon indicatore delle tue probabilità di sopravvivenza. I nostri cervelli sono cresciuti e sono diventati sempre più abili nel riconoscere ciò che gli altri pensano e sentono e nel formare e mantenere legami sociali. Essere socievoli è diventato parte della nostra biologia. Ottenere abbastanza calorie, rimanere al sicuro e al caldo o prendersi cura della prole era praticamente impossibile da soli. Stare insieme significava sopravvivere. Stare da soli significava morire. Quindi era cruciale andare d’accordo con gli altri.

Per evitarlo, il tuo corpo si è inventato il “dolore sociale”. Questo tipo di dolore è un adattamento evolutivo all’essere rifiutati. Una specie di sistema precoce di avvertimento per farti interrompere i comportamenti che ti isolerebbero. Per questo venire rifiutati fa male. È soprattutto per questo che la solitudine è così dolorosa. Questi meccanismi per mantenerci connessi hanno funzionato benissimo per la maggior parte della nostra storia, finché gli umani non hanno cominciato a costruirsi un nuovo mondo.

Il lato negativo del mondo moderno

Oggi, ci spostiamo di grandi distanze per nuovi lavori, amore e formazione, lasciandoci la nostra rete sociale alle spalle. Incontriamo meno persone faccia a faccia e le incontriamo più raramente rispetto al passato. La maggior parte delle persone si imbatte nella solitudine cronica per caso. Raggiungi l’età adulta, sei sempre più preso dal lavoro, dall’università, dall’amore, dai bambini e da Netflix. Semplicemente non c’è abbastanza tempo.

La solitudine è due volte più letale dell’obesità e letale quanto fumare un pacchetto di sigarette al giorno. La cosa più pericolosa è che una volta che diventa cronica, può portare a un circolo vizioso. Il dolore fisico e quello sociale utilizzano gli stessi meccanismi nel tuo cervello. Entrambi vengono percepiti come una minaccia e per questo il dolore sociale porta ad un comportamento difensivo immediato quando ti viene inflitto.

Alcuni studi hanno scoperto che quando ti senti solo, il tuo cervello è molto più ricettivo e attento ai segnali sociali ma, allo stesso tempo, diventa meno capace di interpretarli correttamente. Fai più attenzione agli altri ma li capisci di meno. La parte del tuo cervello che riconosce le facce viene sfasata e ha una maggiore probabilità di categorizzare facce neutrali come ostili, il che la rende meno fiducioso verso gli altri. La solitudine ti fa temere il peggio nelle intenzioni degli altri nei tuoi confronti.

Cosa possiamo fare a riguardo?

Letteralmente tutti si sentono soli ad un qualche punto della loro vita, è una esperienza umana universale. Non puoi eliminare o ignorare un sentimento finché non va via magicamente, ma puoi accettare di provarlo ed eliminarne la causa. Puoi osservare da solo su cosa poni l’attenzione e vedere se ti stai concentrando selettivamente su cose negative. Certo, ogni persona e situazione è unica e diversa, e la sola introspezione potrebbe non bastare.

L’umanità ha costruito un mondo pieno di meraviglie, eppure, nessuna delle cose scintillanti che abbiamo costruito è capace di soddisfare o sostituire il nostro bisogno biologico di connessione. La maggior parte degli animali prendono quello di cui hanno bisogno dall’ambiente fisico, noi prendiamo ciò di cui abbiamo bisogno l’uno dall’altro. E dobbiamo costruire il nostro mondo umano artificiale basandoci su questo.

Proviamo qualcosa insieme: mettiamoci in contatto con qualcuno oggi, indipendentemente dal tuo sentirti solo, o se vuoi soltanto migliorare la giornata di qualcun altro. Magari scrivi ad un amico a cui non parli da un po’. Chiama un membro della famiglia che hai perso di vista. Invita un collega a prendere un caffè, o vai da qualche parte che solitamente eviti per paura o per pigrizia come un evento di Runaway.

Tutti sono diversi, quindi solo tu sai qual è la cosa più adatta per te. Magari non ne verrà nulla, e va bene così. Fallo senza alcuna aspettativa. Lo scopo è solo di aprirsi un po’, esercitare i tuoi muscoli relazionali in modo da rinforzarli nel tempo oppure aiutare gli altri ad esercitare i loro.

Matteo Patrone

Studente di ingegneria informatica, progressista e anticonformista al punto giusto. Interessi molto eterogenei e tra questi anche quello per la scrittura.

Privacy Preference Center