Sabato 7 settembre si é conclusa la 76esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, seconda manifestazione cinematografica più antica al mondo dopo l’Oscar. Il festival, che annualmente celebrando il cinema proietta l’Italia intera nello scenario internazionale, si inscrive nell’ampio ventaglio di rassegne della Biennale di Venezia, istituzione culturale fondata nel 1895 a guida del conte Giuseppe Volpi, dal cui cognome deriva il più prestigioso premio di cui un attore in concorso alla Mostra puó essere insignito.
Da una kermesse che ingloba un’ereditá culturale fatta di artisti della caratura di Vittorio De Sica, Greta Garbo, Anna Magnani, Roberto Rossellini e Federico Fellini, solo per citare alcuni dei più importanti attori e registi premiati nel passato, ci si attende una costante tensione di rinnovamento capace di coniugare la qualitá delle proposte con la sapiente scelta dei temi più rappresentativi della contemporaneitá; e si puó senz’altro affermare che anche quest’anno la Mostra si è riconfermata un evento di straordinario valore per la varietá dei titoli presentati e per l’universalitá delle opere stesse.
Prescindendo dal red carpet – momento comunque emblematico e magico, intriso del concetto di divismo che soprattutto in passato ha dato quella fascinazione magnetica al cinema – al Lido di Venezia approdano i film che competeranno per l’Academy Award e questa dimensione di lancio, di primo, patinato ma anche intimo appuntamento e contatto con le opere che correranno agli Oscar non é solo significante, ma rende questa parentesi di fine estate un laboratorio interessantissimo per tutti gli addetti ai lavori della decima Musa. “Prima volta” le parole chiave sulle quali la madrina di questa edizione, l’attrice Alessandra Mastronardi (volto noto della tv per fiction quali “L’allieva” e per il successo di qualche anno fa in “To Rome with love” di Woody Allen), ha scelto di imperniare il suo discorso di inaugurazione. “La prima volta in sala è la magia che in un attimo accade, che sia in un piccolo cinema di paese o un multiplex la sala diventa un dirigibile capace di portarci in un passato in bianco e nero o futuro difficile da immaginare”.
Parole che interrogano ciascuno di noi sul proprio rapporto con il grande schermo e con le emozioni, le suggestioni, i dubbi, i sogni che ci consegna. A Venezia é stata la prima volta di film destinati a diventare iconici: dal vincitore del Leone d’oro “Joker” di Todd Phillips – maschera grottesca e ritratto delle inquietudini e della depressione del nostro tempo – a “J’accuse” – un manifesto sul peso morale di un processo, firmato da Roman Polanski, vincitore del Gran Premio della Giuria – agli italiani “La mafia non é più quella di una volta” di Franco Maresco, “Il sindaco del rione sanità” di Mario Martone – adattamento sperimentale della commedia di Eduardo De Filippo, fino a “Martin Eden” di Pietro Marcello – con cui ha trionfato il fatuo desiderio dell’intellettuale protagonista dell’omonimo romanzo di Jack London magistralmente incarnato da un metamorfico Luca Marinelli, vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Tra le poche e prevedibili – per il non indifferente ruolo di responsabilitá – note negative si potrebbe accennare al discorso di chiusura, troppo legato a certi stilemi classici della recitazione e di conseguenza poco fluido e naturale, ma di certo contenente un messaggio unico e da conservare, che Vi riportiamo di seguito, sperando che accenda le luci del Vostro spettacolo personale, quello che in fin dei conti ogni film si propone di portare in scena: la vita.
“Il cinema è condivisione, é evoluzione, é connessione, con noi e fra di noi”.
Elena Sofia Venezia
Laureanda in Consulenza & Management Strategico, appassionata di media, cinema, arte. I miei maggiori focus d’interesse sono le differenze culturali e l’empowerment femminile. Inguaribile umanista, non mi convertirete mai a pensare binario!
