Cos’è la celiachia?

La celiachia è una patologia autoimmune che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, eppure rimane spesso avvolta da stereotipi e informazioni incomplete. Si tratta di un’intolleranza permanente al glutine, una proteina presente in moltissimi cereali come grano, orzo e segale, che provoca una reazione immunitaria anomala nell’intestino tenue delle persone geneticamente predisposte. Le conseguenze possono essere significative, sia dal punto di vista della salute fisica che di quella psicologica, se non viene diagnosticata e gestita correttamente.

Sin da piccola le parole “celiachia” e “senza glutine” sono state presenti nella mia vita, inizialmente non capivo, improvvisamente io e mia madre non facevamo più merenda insieme, non facevamo più la spesa al solito supermercato e ogni fine settimana andavamo alla ricerca di qualcosa senza glutine in supermercati lontanissimi. Ma esattamente cosa aveva mia madre? Non fu facile capirlo per me e in primis per lei accettarlo, improvvisamente dopo 42 anni di vita ad amare pane, pasta e pizza, da vera italiana, le venne detto che proprio i suoi piatti preferiti non avrebbe potuto mangiarli mai più.

Dopo la diagnosi, per giorni la frase che riecheggiava per casa era: “E ora cosa mangio?” insieme alle continue chiamate ai supermercati, che quando chiedevamo se avessero il pane di riso o la pasta con la farina di mais ci chiedevano ridacchiando se stessimo scherzando. Per giorni credo che mia madre si svegliasse al mattino nella speranza che tutto quello che stava vivendo fosse uno scherzo, ma solo dopo la dura frase di un medico che recitava: “Signora, meglio questa diagnosi che quella di un tumore” capimmo tutti che l’unica cosa da fare era rimboccarsi le maniche e abituarsi a convivere con questa nuova situazione.

La celiachia ieri: una battaglia quotidiana

Fino a qualche decennio fa, trovare alimenti senza glutine era un’impresa molto difficile. Le persone celiache dovendo fare molta attenzione a evitare il glutine, che si trova in quasi tutti i cibi tradizionali, avevano di conseguenza, una dieta estremamente restrittiva che richiedeva molta pianificazione e spesso le alternative non erano proprio saporite.

Inoltre, c’era poca consapevolezza tra i produttori di cibo e i ristoratori; quindi, trovare un pasto sicuro fuori casa era una sfida. L’unica alternativa era quella del fai da te, macchinari e farine di ogni tipo furono il regalo di quel Natale per mia madre, che subito si mise all’opera per adattare tutte le ricette tradizionali alle nuove polveri e solamente dopo varie prove, riuscì ad avere dei risultati mangiabili e quasi simili agli originali.

Celiachia e isolamento sociale

La circostanza più brutta, che ogni celiaco affronta almeno una volta nella vita, è quella di mangiare fuori casa. Qualche decina di anni fa, ci si trovava a dover accettare di mangiare solo un’insalata o qualche patatina, creando una situazione davvero frustrante. I ristoratori spesso decidevano di non cucinare nulla per evitare responsabilità, mentre altre volte si creavano situazioni paradossali, come quando il cameriere serviva il caffè con tre paia di guanti, per assicurarsi che qualora mia madre avesse voluto sgranocchiarsi la tazzina in ceramica, poteva farlo senza rischi di contaminazione.

Può non essere evidente ma il senso di isolamento sociale per un celiaco in queste situazioni può essere davvero profondo. Andare al ristorante con gli amici o la famiglia, un momento che dovrebbe essere di spensieratezza e condivisione, per un celiaco, può trasformarsi in un’esperienza di disagio e imbarazzo.

Prima ancora di ordinare, c’è l’ansia: il menù sarà adatto? Il personale saprà davvero cosa significa “senza glutine” o ci sarà il rischio di contaminazione? Quando finalmente si sceglie un piatto, spesso il cibo per la persona intollerante arriva con tempistiche diverse: molto prima rispetto agli altri, creando un momento di imbarazzo in cui tutti osservano il suo piatto, oppure molto dopo, lasciando la persona a guardare gli altri che mangiano. Questo porta inevitabilmente a frasi come: “Non ci aspettare, mangia prima che si freddi e non abbia più un buon sapore!”, oppure, ancora peggio: “Ma come fai a mangiarlo? Il vero cibo è quello con il glutine, il pane vero è uno solo”

Questi momenti, spesso accompagnati da battute poco sensibili, possono far sentire la persona esclusa, quasi un “peso” per il gruppo. A volte si percepisce persino la colpa, come se il fatto di dover mangiare in modo diverso disturbasse gli altri, sentendosi costantemente sotto una lente d’ingrandimento. Non è raro che, per evitare queste situazioni, un celiaco preferisca rinunciare a uscire, aumentando quel senso di isolamento che non deriva solo dalla malattia in sé, ma anche dalla mancanza di comprensione e sensibilità da parte degli altri.

Questa esperienza quotidiana evidenzia quanto sia importante normalizzare e accogliere la diversità delle esigenze alimentari, affinché nessuno si senta escluso o giudicato in situazioni che dovrebbero essere di puro piacere e condivisione.

La celiachia oggi: progressi e sfide ancora aperte

Negli ultimi anni sicuramente si è assistito a un significativo miglioramento nella disponibilità di prodotti senza glutine, sia nei supermercati che nei ristoranti, una trasformazione che ha reso la vita delle persone celiache molto più semplice e inclusiva. Questo cambiamento è stato generato dall’aumento della consapevolezza sulla celiachia e sull’intolleranza al glutine, nonché dalla crescente domanda di opzioni senza glutine da parte di un pubblico sempre più ampio, che include non solo celiaci, ma anche persone che scelgono di ridurre il consumo di glutine per motivi personali.

Nei supermercati, se fino a qualche anno fa trovare alimenti specifici per celiaci era una sfida, oggi abbiamo scaffali dedicati e un’ampia varietà di prodotti. Si possono trovare non solo pane, pasta e biscotti, ma anche farine, snack, pizze surgelate e persino birre senza glutine. Le varie aziende inoltre hanno investito molto nella qualità e nel gusto di questi prodotti, cercando di avvicinarli il più possibile alle versioni tradizionali. I prezzi, sebbene ancora più alti rispetto ai prodotti con glutine, sono diventati più accessibili grazie all’aumento della concorrenza.

Anche nei ristoranti il panorama è cambiato, molti locali, consapevoli dell’importanza di dare alternative senza glutine, hanno introdotto piatti specifici nei loro menù. Pizzerie, trattorie e fast food stanno sempre più adattando la loro offerta per includere opzioni senza glutine, anzi alcuni ristoranti sono completamente dedicati al gluten free, garantendo un ambiente sicuro e un’esperienza paragonabile a quella tradizionale. Inoltre, app e piattaforme online come Glusearch o AIC Mobile (dell’Associazione Italiana Celiachia) permettono di trovare ristoranti certificati senza glutine, riducendo le preoccupazioni per chi soffre di celiachia. Tutti questi miglioramenti contribuiscono a creare una maggiore normalizzazione della condizione e le persone intolleranti possono sentirsi più inclusi socialmente e partecipare senza ansia a cene fuori o altri eventi.

Disinformazione e superficialità nei nostri giorni

Come precedentemente detto oggi c’è sicuramente una maggiore consapevolezza sul tema rispetto al passato, attraverso campagne di sensibilizzazione, associazioni come l’AIC e social media, sempre più persone capiscono che la celiachia non è una scelta, ma una necessità medica, e che le contaminazioni possono avere gravi conseguenze sulla salute.

Nonostante questi progressi, però episodi di disinformazione o superficialità continuano a verificarsi. Un esempio emblematico è il cameriere che, scherzando o per ignoranza, chiede “Da 1 a 10 quanto sei celiaco?”, come se la celiachia fosse una questione di grado o una preferenza alimentare oppure ancora peggio quando amici o colleghi cercano di convincere un celiaco a mangiare cibi contenenti glutine.

Frasi come “Un pezzettino non ti farà male”, “Non esagerare, mica morirai per una briciola”, o addirittura “Se non vuoi mangiarlo è perché sei fissato, non perché ti fa male” dimostrano una totale mancanza di rispetto e comprensione. Per un celiaco, ingerire glutine può provocare sintomi immediati (come dolori addominali, nausea, e stanchezza) e danni a lungo termine, come carenze nutrizionali o complicazioni più gravi.

Questi atteggiamenti spesso derivano dalla scarsa conoscenza della malattia e anche dalla confusione generata dalla crescente diffusione del gluten free come tendenza alimentare. Per alcune persone, infatti, la dieta senza glutine viene percepita come una scelta volontaria e non come necessità medica, portandole a giudicare con leggerezza chi la segue per motivi di salute. Sebbene oggi ci siano più conoscenze e opzioni disponibili, episodi di disinformazione o superficialità come quelli citati dimostrano che c’è ancora molta strada da fare. La celiachia non è una moda né un capriccio, ma una condizione che richiede attenzione e rispetto.

I progressi del senza glutine e le opportunità per un futuro più inclusivo

In conclusione, possiamo affermare che i progressi nel mondo del senza glutine continueranno a svilupparsi, così come sono stati raggiunti numerosi traguardi negli ultimi anni; tuttavia, c’è ancora molta strada da percorrere. Al di là delle battute e dei commenti poco carini, permangono limitazioni più profonde, come quelle legate al mondo del lavoro. Un esempio significativo è rappresentato dall’impossibilità, per un celiaco o una persona con intolleranze alimentari, di accedere alle forze armate, ciò è un tema delicato che mette in luce le contraddizioni di un sistema che, da un lato, promuove l’inclusione e, dall’altro, applica criteri di selezione che escludono alcune categorie per motivi spesso discutibili.

Questa limitazione si basa su normative che considerano la celiachia e le altre intolleranze alimentari come condizioni incompatibili con le esigenze operative e logistiche delle forze armate, trattandole di fatto simili a disabilità fisiche, sebbene la celiachia o qualunque altra intolleranza alimentare siano facilmente controllabili con una dieta appropriata e non limitano in alcun modo le capacità fisiche o mentali di chi ne soffre.

La celiachia è una realtà con cui molte persone convivono ogni giorno, e sta a noi essere attenti e rispettosi verso le loro esigenze, per costruire una società più inclusiva e accogliente per tutti.

 

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