Il Patriarcato: Origini e Impatto sulla Donna

Tutto nasce da una dichiarazione recente di una senatrice Mennuni (FDI) “La maternità deve essere cool, le ragazze di 18 anni devono sposarsi e fare figli”. Questo aggiungo io comporta l’annichilimento della donna, vuol dire che la donna non può avere più nessun tipo di ambizione, non può ambire a ricoprire i vertici nei luoghi di lavoro, non può ambire a laurearsi. La donna diventa un animale da ingravidare e basta, un figlificio. Una donna che deve occuparsi soltanto del focolare domestico, una donna che deve occuparsi solo dei figli e della casa, essere sottomessa al marito, in pratica una specie di Vestale. Questa era la visione del mondo di M. e di un certo tipo di pensiero F. frutto del Patriarcato.

Spesso capita di domandarsi: Da dove viene il patriarcato? Cercheremo ora di dare, brevemente, alcuni spunti di riflessione. Molto di quanto segue fa riferimento al libro “The Creation of Patriarchy” di Gerda Lerner

Da Società Egualitaria a Patriarcato: L’eredità perduta delle civiltà Indo-Europee

Maria Gimbutas, una importantissima archeologa che ha indagato a lungo la società pre-indoeuropea e indoeuropea ha scritto un saggio che ha fatto storia “La civiltà delle Dee”, in cui descrive che tipo di società era la civiltà pre-indoeuropea. Nel neolitico indo-europeo esisteva una civiltà pacifica ed egualitaria, organizzata intorno al sacro identificato con la Natura e con il femminile, matricentrica e matrilocale, si è insediata nell’intero continente europeo parallelamente all’espansione dell’agricoltura. Una società più che matriarcale, matristica ovvero al centro c’era una società egualitaria senza gerarchie di genere, o di altro tipo, in cui probabilmente le donne erano più onorate perché hanno avuto più influenza nella vita religiosa. Tuttavia, questa civiltà venne completamente sostituita da un’altra civiltà patriarcale, cioè gerarchica, belligerante e androcentrica, questa cultura conosceva le armi adatte alla caccia e sapeva allevare i cavalli, questi guerrieri patriarcali finirono per dominare l’altra cultura. Il conflitto tra queste due civiltà fu molto violento. 

Il gruppo maschile aveva diritti sulle donne, ma il gruppo femminile non aveva diritti sugli uomini. Le donne stesse divennero una sorta di risorsa per gli uomini, che si appropriarono di loro proprio nello stesso modo come si appropriarono della terra. Le famiglie vendevano o scambiavano donne attraverso il matrimonio, inoltre in quasi tutte le società conosciute, la prima forma di schiavitù era sempre composta da donne di tribù sconfitte, mentre gli uomini venivano perlopiù uccisi. All’inizio del secondo millennio A.C. in Mesopotamia le famiglie povere vendevano le figlie per il matrimonio o la prostituzione: questo commercio è stato una delle fonti di reddito per queste famiglie. Le famiglie ricche potevano richiedere alla famiglia dello sposo il prezzo della sposa, in modo tale che la famiglia di essa avrebbe potuto arricchirsi e garantirsi matrimoni ugualmente vantaggiosi per i restanti figli, donne inoltre potevano essere vendute in schiavitù per debiti contratti dal padre o dal marito. Le donne erano alla stregua di un oggetto, e in vendita non c’era solo lei in quanto donna, ma anche la propria sessualità e la sua capacità riproduttiva. La libertà delle donne è sempre stata limitata e continua ad esserlo tutt’oggi, in Italia e in molte altre parti del mondo. 

Il primo ruolo sociale delle donne, sancito nel sistema di genere, è stato quello di merce umana, scambiata durante le transazioni matrimoniali, se una donna non poteva avere figli veniva sostituita con un’altra donna. le donne erano sfruttate come lavoratrici, come oggetti sessuali e partorienti per garantire la linea di successione c’era e c’è un vero e proprio sfruttamento sessuale della donna. Difatti si dava un valori di merce alla sessualità femminile e diventava un prodotto scambiato tra uomini. Gli uomini si appropriano della forza lavoro delle donne, facendole lavorare per loro. 

Famiglia Patriarcale e Dominio maschile: Verso una Rivoluzione Culturale

Nei paesi industrializzati odierni, ad esempio in Italia, i rapporti all’interno della famiglia sono sviluppati nel quadro di un modello più egualitario rispetto a paesi in cui il padre possiede un potere illimitato sulla famiglia, ma tuttavia i rapporti di potere economico e sessuale nella famiglia patriarcale italiana non differiscono da questo sistema. In alcuni casi ci possono essere relazioni sessuali più egualitarie, anche se il modello economico della famiglia sarà patriarcale; in altri casi può essere viceversa. Tuttavia, nessuna di queste variazioni nei rapporti familiari ha alcun effetto sul predominio maschile nella sfera pubblica istituzionale, sociale e governativa.

Che lo si voglia o no, in modo esplicito o in modo implicito la famiglia riflette l’ordine sociale dominante e educa i bambini in modo tale da seguirlo, riproducendo e rafforzando costantemente tale ordine. Riforme e cambiamenti legislativi, sebbene migliorino lo status delle donne e siano una parte fondamentale del processo di emancipazione, non influenzano in alcun modo le basi del patriarcato. Queste riforme devono essere integrate nel processo di una rivoluzione culturale onnicomprensiva con lo scopo della distruzione del patriarcato. Il sistema patriarcale si regge solo se le donne cooperano con questo, i motivi di questa cooperazione possono essere diversi: come ad esempio miti e stereotipi sulla vita delle donne, la divisione delle donne in “buone” e “cattive” solo in base alla loro vita sessuale (l’intera società ha partecipato alla lapidazione delle “sgualdrine”. Pratiche simili esistevano in Sicilia, in Grecia, in Albania anche nel XX secolo), inaccessibilità alla cultura e all’istruzione di qualsiasi livello soprattutto di quelli più alti perché l’uomo non vuole accanto a sé una donna superiore, vuole una donna che lasci manifestare la supposta superiore intelligenza maschile. Spesso si scambia la subordinazione per protezione, in una famiglia patriarcale le donne e le figlie a meno che non si sposino (quindi sotto la tutela di un altro uomo), sono sotto il diretto controllo del padre, alla base del patriarcato c’è un contratto implicito: il mantenimento e la protezione fisica fornita da un uomo in cambio della subordinazione della donna in ogni aspetto della sua vita.

Possesso e Sottomissione: Le Radici del Patriarcato nelle Relazioni con le Donne

L’uomo vuole e ha il controllo di ogni aspetto della vita della “sua” donna, di quella che definiscono la “mia” fidanzata/compagna/moglie. Orribili pronomi possessivi, ma che definiscono bene l’idea alla base di questa società ovvero l’idea del possesso, del controllo, l’idea che quella cosa sia tua e tu possa e debba decidere se lei può o non sorridere ad un altro uomo (non è gelosia, è possessione), se lei possa o non possa indossare un vestito scollato o una minigonna (non è gelosia, è possessione), se lei possa o non possa andare a ballare con le amiche il sabato sera (non è normale, è anormale). Sento parlare di un termine napoletano “o’ malesser”, su TikTok spopolano video in cui le giovani donne si vantano del proprio “malesser”, non c’è nulla di cui vantarsene bisognerebbe solo scappare il più lontano il possibile da queste situazioni sentimentali, da queste “relazioni tossiche”. 

La donna ha da secoli interiorizzato e accettato l’idea di essere inferiore, di essere una persona con un’intelligenza limitata che non conosce la storia, la politica che non può esprimere il suo giudizio in questi campi perché non le è richiesto, perché lei non capisce nulla di politica infatti lei ha secondo questa mentalità “un cervello da gallina”. Questa formazione psicologica e ideologica per un determinato modello di comportamento, dalla prima infanzia fino al resto della vita, tutte le donne, nessuna esclusa, indipendentemente dall’epoca in cui vivevano e il gruppo sociale a cui appartenevano, avevano sempre molto meno tempo libero degli uomini, perché obbligate a partorire, crescere figli e a lavorare per il benessere della famiglia. Il “tempo libero per loro stesse” applicato alle donne non esisteva. Tempo necessario per lo studio e la riflessione, condizioni invece ritenute intime e irrinunciabili, per un maschio pensatore, le donne venivano spesso educate ad essere delle serve universali. Alcune donne che appartenevano alla società più alta potevano ricevere dell’istruzione, ma la strada per farsi spazio nel mondo era tutta in salita. Vige l’idea che le conversazioni tra donne siano solo pettegolezzi, la donna deve svolgere tutto il giorno le funzioni di una serva (preparare il cibo e pulendo la casa). Le pensatrici non erano ben viste, non erano accettate dalla società scientifica di riferimento e vivevano in una sorta di emarginazione dal mondo culturale, l’emarginazione delle donne è una conseguenza dell’azione del patriarcato.

La fine del Patriarcato: Verso un’Umanità Libera e Egualitaria

Il patriarcato è un costrutto sociale storico, quindi come ha avuto un inizio, avrà anche una fine. Sembra che l’inizio della fine sia già arrivato, poiché esso non ha più alcuna utilità agli uomini; allo stesso tempo anche il militarismo, la gerarchia e il razzismo che lo accompagnano, in quanto minacce all’esistenza della vita sulla terra. La visione del mondo femminista permetterà alle donne e agli uomini di liberare le loro menti dal pensiero patriarcale e creare un mondo libero da gerarchie e relazioni di dominazione/subordinazione, un mondo perciò veramente umano.

Voglio chiudere ricordando queste parole di Michela Murgia in una sua ultima intervista: “Esiste un femminismo che è quello a cui appartengo io, che mette in discussione l’idea che si possa essere maschi in un modo solo e in quel modo specifico. La cosiddetta mascolinità tossica, tipo…: il maschio non può piangere; il maschio non deve chiedere mai aiuto; il maschio deve essere sempre forte.; Il maschio deve proteggere. Io non me ne faccio nulla di un uomo che mi protegga, se non c’è reciprocità. Più protezione ricevo, meno coraggio ho, invece io voglio avere coraggio. Vorrei anche che lui potesse sentire che se lui ha un momento di debolezza si può appoggiare. Non è meno maschio perché dice: “adesso sono io che non ce la faccio”. Ecco questa idea dei maschi che si sentono minacciati nell’idea del ruolo, non della mascolinità ma di un certo modo di essere maschio. Ora io penso che questo femminismo ai maschi faccia un regalo enorme, gli apra l’armadio e dica: fino adesso ti hanno costretto a mettere un solo vestito… te ne puoi mettere dieci, venti, trenta.”

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