“La verità non fa parte della giovinezza, è un luogo dove si ha a che fare con l’insincerità, si ha a che fare con il sogno, si fa un racconto epico di sé, si balla da soli davanti lo specchio. Questo racconto si interrompe quando si entra nella fase etica e si esce da quella estetica, quello che sei non ti piace e fai tentativi per uscire da te stesso, senza riuscire, fino a quando finisci per accettarti. E magari riesci ancora a stupirti”
Il lungometraggio Parthenope di Paolo Sorrentino, vincitore del premio CST Award Best Artist-Technician, racconta una tendenza degli ultimi decenni del secolo scorso e che oggi è più forte che mai.
Il regista narra la storia di una donna napoletana, evidenziando come lo sviluppo sociale, economico e culturale che il mondo ha vissuto negli ultimi cinquant’anni abbia inevitabilmente accelerato il ritmo delle vite umane. La Napoli descritta da Sorrentino e personificata dalla protagonista, Parthenope, rappresenta chiaramente la velocità con la quale si diventa “grandi”, condizionando inevitabilmente la vita di ciascuno in quanto le esperienze adulte sono ben diverse dalle aspettative che caratterizzano la gioventù.
Non esiste tema più attuale di questo: una corsa verso e contro il mondo perdendo pezzi della nostra storia ad ogni metro percorso.
Non ci si può permettere di dimenticarsi di vivere, né tantomeno restare in balia delle onde, vivendo, per sempre, aggrappati proprio come Parthenope.
Di fatti, la protagonista, nata e vissuta nell’agio fino alla scomparsa del fratello maggiore, dedicherà il resto della sua vita all’antropologia, oggetto del suo percorso di studi, che la porterà lontana da Napoli fino alla vecchiaia. Solo ritornando nella sua città natale, dopo aver terminato la sua carriera universitaria, riuscirà a superare il lutto.
Parthenope, un nome che porta con sé una tradizione tanto classica quanto moderna, è infatti il nome della sirena protettrice della città di Napoli.
Le radici della leggenda partenopea nascono con uno dei grandi poemi epici dell’antica Grecia, Le Argonautiche, passando poi per l’Eneide di Virgilio fino ad arrivare al folklore contemporaneo.
La sirena è dipinta come una figura estremamente ammaliante, che porta gli uomini a venerarla, a sottomettersi finanche a morire per lei.
Tale figura mitologica è ben trasposta in questo film: la grande bellezza della protagonista è utilizzata dalla stessa come strumento che le permette di ottenere sempre, o quasi, ciò che desidera.
In conclusione, Parthenope non è solo un film che esplora la crescita e le difficoltà esistenziali di una giovane donna, ma è un riflesso delle trasformazioni sociali, culturali ed emotive che caratterizzano il nostro tempo.
