Alzasse la mano di chi voi è cresciuto a chiacchiere, litigi e pallone, indipendentemente dal se lo ha fatto in una piazzetta di un paesino di provincia o tra le strade del quartiere più in voga di una grande città. Ecco, per tutti voi, anzi, noi, che presumibilmente non ci siamo mai incontrati e mai lo faremo, la giornata di oggi significa la stessa identica cosa: sogno. Oggi è il giorno della finale di Champions League, la partita che abbiamo fatto finta di giocare milioni di volte durante la nostra infanzia e di cui possiamo sentirne ancora la spensieratezza, con il sogno magari un giorno di poterla giocare davvero. Poi si sa, Gianni Morandi canta: “Uno su mille ce la fa”, e quanto caz*o è vero, nel calcio poi ancor di più. Ma il sogno comunque non svanisce, resta, semplicemente si tramuta, e la cosa che desideri di più in questa giornata è che a coronarlo sia la squadra per cui tifi. Se questa poi non è presente fa niente, guarderai lo stesso la partita e ti farai comunque travolgere, perché ogni finale è un po’ come se fosse quella a cui hai desiderato di partecipare.

LA COPPA VISTA DA MILANO E PARIGI

Questa sera, all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, contrapposte sul manto verde a partecipare ci saranno però Paris Saint Germain e Inter. Il club parigino, guidato da Luis Enrique, non è ancora mai riuscito a centrare l’obiettivo della coppa dalle grandi orecchie, e si appresta adesso a vivere la seconda finale della sua storia dopo quella del 2020, quando in uno stadio vuoto per le restrizioni Covid dovette arrendersi ai tedeschi del Bayern Monaco con gol di Kingsley Coman. Sponda Inter, invece, la storia è completamente diversa. Il club nerazzurro ha scritto il proprio nome nella storia della competizione già tre volte: 1964; 1965; 2010. Proprio come tre sono state anche le delusioni lancinanti negli ultimi 90’ minuti. La più recente in ordine cronologico quella con il Manchester City del 2023, quando un fendente di Rodri dal limite costrinse i nerazzurri di Simone Inzaghi alle lacrime.

DALLE PASSERELLE DI MODA AL PRATO: LA PRIMA VOLTA DI INTER E PARIS

Inter e Paris Saint Germain non si sono mai incontrate in un match ufficiale. Questo sarà il loro primo vero e proprio confronto, con i precedenti tra amichevoli e tournée estive che hanno visto comunque parigini e milanesi affrontarsi sei volte. Tre le vittorie dei francesi, due quelle dell’Inter – una ai rigori – e un pareggio. L’ultima sfida risale al 2023, quando l’Inter vinse con il risultato di 2-1 grazie alle reti di Sebastiano Esposito e Stefano Sensi, e questa è, in un certo senso, l’unica degna di nota. Questo perché, anche se la sua valenza resta nulla, sancisce almeno il primo e unico round fino a questo momento in panchina tra Inzaghi e Luis Enrique, fissando il risultato sull’1-0 per il tecnico piacentino.

DA PARIGI ALLA BAVIERA

Il cammino compiuto per giungere fino alla notte di Monaco è stato completamente differente per i due schieramenti. Il Paris si è reso protagonista di una fase a gironi che definire sotto le aspettative è un complimento. Con il nuovo format le partite disputate sono state otto, con il Paris che nelle prime quattro di queste ha totalizzato solamente quattro punti, rimediando due sconfitte con Arsenal e Atletico Madrid. Poi, al giro di boa, la svolta. Dopo una quinta partita conclusa con un’altra sconfitta proprio all’Allianz Arena, il Paris negli ultimi 270’ minuti ha totalizzato nove punti, battendo nell’ordine Salisburgo, Manchester City e Stoccarda. Bottino finale di tredici punti e quindicesimo posto nella classifica unica, a soli due punti dalla zona rossa che avrebbe significato eliminazione. Per essere sicuri di avere un posto tra le sedici nel tabellone degli ottavi, Dembelé e compagni hanno dovuto affrontare però un turno di spareggio, dove tra andata e ritorno hanno rifilato dieci reti al Brest, incassandone zero. Agli ottavi arriva poi il Liverpool, che vince al Parco dei Principi allo scadere con gol di Harvey Elliott. Risultato analogo ma a parti inverse poi ad Anfield, con gol di Dembelé. Tutto in parità fino ai rigori, dove Gianluigi Donnarumma non poteva non essere un’arma nelle respinte dagli undici metri: prestazione superlativa dell’estremo difensore e passaggio del turno ipotecato. Ai quarti la sfida con l’outsider di questa edizione: l’Aston Villa guidata da Unai Emery. I francesi vincono l’andata per 3-1, e dopo soli 27’ minuti nella sfida di ritorno conducono già per 0-2. Tutto sembra ormai pronto all’epilogo, ma gli inglesi ribaltano clamorosamente la partita portandosi sul 3-2. Nel momento del bisogno è ancora Gianluigi Donnarumma a fare la differenza, con l’italiano che è sicuramente l’uomo copertina di questa edizione. Il conto relativo al numero di parate effettuate si perde ben presto, come con il passare dei minuti si perdono anche le speranze dell’Aston Villa, sprecona e poco cattiva sotto porta in una partita che avrebbe potuto tranquillamente fare propria. Infine, in semifinale, altro approdo in Inghilterra. Questa volta a Londra, per la doppia sfida all’Arsenal. Inglesi battuti in casa per 0-1 e poi perdenti anche in Francia per 2-1.

DA MILANO A MONACO

Lato Inter, almeno la fase a gironi, non ha registrato particolari problemi, con la squadra di Simone Inzaghi che ha mostrato sin dalle prime uscite europee come i livelli di gioco, attenzione e volontà fossero notevolmente più elevati rispetto a quelli intravisti nel campionato poi perso al photofinish. A dimostrazione di ciò, i diciannove punti totalizzati su ventiquattro disponibili e l’unico gol subito, per di più arrivato allo scadere e in un parapiglia, che ha sancito anche l’unica sconfitta del girone, maturata sul campo del Bayer Leverkusen. Oltre a questo, sei vittorie e un pareggio di prestigio a reti bianche sul campo del Manchester City. Quarto posto nella classifica unica e ottavi di finale conquistati senza passare dallo spareggio. Nel primo turno ad eliminazione diretta, il Feyenoord, domato con due vittorie per 0-2 e 2-1. Ai quarti, il livello si alza, arriva il primo vero ostacolo: il Bayern Monaco. Trasferta incandescente all’Allianz nel match di andata: i nerazzurri vincono per 1-2 grazie alla perla di Lautaro dopo un’azione da manuale, e un contropiede magistrale condotto sulla sinistra chiuso poi in rete da Davide Frattesi allo scadere, pochissimi instanti dopo aver subito il gol del momentaneo pareggio di Thomas Muller. A San Siro l’Inter poi va prima sotto per opera di Harry Kane, per dopo ribaltarla subito con un uno-due fulmineo di Lautaro e Pavard. Eric Dier a 15’ minuti dalla fine illude la rimonta siglando il 2-2, ma l’Inter resiste e strappa il pass per l’ingresso nelle prime quattro. I 180’ minuti della semifinale con il Barcellona sono da cardiopalma. Tredici reti in due partite: 3-3 in Spagna e 4-3 a Milano dopo i tempi supplementari. Quanto successo a San Siro lo ricorderete tutti: Inter avanti 2-0 e poi rimontata 2-3 a meno di 5’ minuti dalla fine. Acerbi fa esplodere il Meazza all’ultimo respiro e poi è ancora lui, l’uomo della provvidenza, a spedire l’Inter in finale: Davide Frattesi. Estasi nerazzurra e boom di richieste di defibrillatori tra Milano e provincia.

RITMO E IDENTITÀ: I MODELLI DI INZAGHI E LUIS ENRIQUE

Luis Enrique ha letteralmente modellato i suoi uomini nel 4-3-3. Fluidità e dinamicità sono assiomi della manovra, che spesso e volentieri salta la linea difensiva per una costruzione in possesso in una zona già più alta del campo. La ricerca del play sin dalle prime battute è spasmodica, cercando di creare quanta più densità possibile attorno a lui, per poi uscire dal pressing grazie alle qualità del trio di centrocampo, bravi sia ad andare che a fare andare nello spazio. Ovviamente nel secondo caso le percentuali di gioco sono tutte a favore dell’out di destra, dove opera Achraf Hakimi. Aggressività e riferimento sull’uomo caratterizzano la fase di non possesso, cercando di recuperare alto il pallone per innescare subito Kvara e Dembelé, schegge impazzite ai lati, che spesso si interscambiano per evitare di dare riferimenti all’avversario.

Simone Inzaghi è l’altro scultore di serata, ma con un materiale diverso: il 3-5-2. L’estremo difensore qui è chiamato in causa spesso per alleggerire la pressione avversaria quando i tre centrali o i due esterni ricevono spalle al campo. Quando questi hanno la possibilità di vedere il campo, invece, scappano, allungando la squadra ma correndo qualche rischio in fase di ripiegamento. Calhanoglu è il metronomo, il perfetto pendolo tra l’intelligenza tecnico-tattica di Mkhitaryan e l’esuberanza di Barella. Il pensiero di loro tre è uno solo: verticalizzare, verticalizzare e ancora verticalizzare. Dimarco e Dumfries concludono sempre stremati, e il motivo è principalmente questo. I movimenti con e senza palla di Thuram e Lautaro costringono spesso l’avversario ad uscire dalla propria zona di interesse, aprendo spazi da poter attaccare per chi arriva alle spalle. Anche qui parliamo di un pressing forte in fase di non possesso, ma è proprio il non eccellente funzionamento di questo che in stagione ha provocato svariati problemi.

PROBABILI FORMAZIONI

PSG (4-3-3): Donnarumma; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Mendes; Joao Neves, Vitinha, Fabian Ruiz; Barcola, Dembelé, Kvaratskhelia. Allenatore: Luis Enrique

INTER (3-5-2): Sommer; Pavard, Acerbi, Bastoni; Dumfries, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco; Thuram, Lautaro Martinez. Allenatore: Simone Inzaghi

GIOCATORI DA TENERE D’OCCHIO

PARIS SAINT GERMAIN

DONNARUMMA: è il vero trascinatore del Paris in questa Champions League. Diverse volte uomo partita e match winner, mai una sbavatura nell’intero torneo. Potenziale arma letale anche in vista di una lotteria dei rigori. Sicuramente un fattore, e il popolo italiano lo sa benissimo.
HAKIMI:
martello sull’out di destra. Per Dimarco sarà una spina nel fianco durante tutta la partita, limitando così non poco l’apporto dell’esterno nerazzurro anche in fase di spinta. Qualità nell’attaccare lo spazio e concludere o far concludere a rete sono il biglietto da visita del suo repertorio. Anche la legge dell’ex non va sottovalutata.
DEMBELE:
stagione dell’assoluta rinascita. 32 reti e 5 assist per lui in tutte le competizioni, 8 e 4 in Champions. Da ogni pallone può nascere qualcosa. Imprevedibile, straripante, concreto come non mai in carriera.

INTER

DUMFRIES: a tratti dominante sulla destra. Pecca di pulizia e qualità in più di qualche frangente, ma se si accende sa come far valere l’entusiasmo a suo vantaggio. Abile nel fungere da appoggio in uscita, feeling con l’area di rigore e la zona gol sono ai massimi storici.
FRATTESI:
altro nome, altra legge. Non ex, ma il non c’è due senza tre per chi ama questi fattori. Dopo Bayern e Barcellona può chiudere un cerchio con il Paris. D’altronde, fin dal suo arrivo, i momenti copertina dei trofei sono quasi sempre stati i suoi.
LAUTARO:
miglior stagione in Champions della carriera. Per lui 9 realizzazioni in questa edizione. La maturità c’è, la capacità di far male anche. Sente il peso della responsabilità più di chiunque altro, ma non lo soffre. Per lui la pressione ha un solo colore: il rosso e, da toro, impazzisce alla sua vista.

BUONA CHAMPIONS A TUTTI

Se non avete capito quale sia il mio sogno in vista di questa finale, potrei aver fatto un buon lavoro nella stesura dell’articolo. In caso contrario, chiedo scusa ai lettori, ma si vede che il sogno è troppo grande per restare incastrato tra le mie dita e non essere battuto sui tasti. Detto ciò, a prescindere dall’epilogo della partita, per una sera vi auguro di provare quella stessa spensieratezza di cui leggevate inizialmente, circondandovi magari di coloro con cui chiacchieravate e litigavate. Vivete il vostro sogno, io proverò a realizzare il mio e, nel caso non dovesse essere possibile, ricordate di mostrarvi clementi con i sostenitori nerazzurri. La loro stagione, per rimanere in tema con i termini, da sogno Triplete è ad un passo dall’incubo.

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