Come vengono visti i disturbi mentali dalla società? E come vengono vissuti da chi ne è affetto? L’informazione e la sensibilizzazione fanno un passo avanti, ma non è ancora abbastanza.

“La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi.” – Joker (2019)

Almeno una volta nella nostra vita ci troveremo a contatto con persone affette da disturbi psichici o neurologici, ancora oggi vittime di pregiudizi e di etichette denigratorie come “matto” o “squilibrato”.

Il tabù delle malattie mentali ci riguarda molto da vicino, purtroppo. In Italia i casi di disturbi mentali aumentano ogni anno e in Europa interessano il 25% della popolazione. I disturbi psichici più diffusi in età adulta sono il disturbo ossessivo compulsivo (DOC), disturbi dell’alimentazione, depressione, distimia, disturbo da panico e i disturbi di personalità. Affrontare i sintomi che queste malattie comportano è solo un aspetto della malattia; c’è chi ricorre all’uso di farmaci anche quando non strettamente necessario con conseguenze gravi, tra cui la difficoltà a svolgere normali mansioni quotidiane; non bisogna dimenticare che la maggior parte dei casi di suicidio riguardano persone affette da malattie psichiche.

Nel mondo circa 800.000 persone muoiono ogni anno per suicidio, che è ritenuto la seconda principale causa di morte tra i 15 e i 29 anni.
Il tasso di mortalità per suicidio in Italia è pari a 6 per 100mila residenti (più basso della media europea, pari a 11 per 100mila). Tale quota aumenta con l’età. Nella classe di età tra i 20 e i 34 anni, il suicidio rappresenta una rilevante causa di morte (12% dei decessi).

Ciò che più dovrebbe allarmarci è l’aspetto sociale di queste malattie: è bene evidenziare che coloro che ne soffrono hanno difficoltà a svolgere una vita normale, non solo per via degli specifici sintomi, ma anche per la pochissima visibilità sia nel contesto civile che in quello della cultura di massa; se in altri paesi del mondo come gli Stati Uniti il problema della salute mentale sta raggiungendo anche chi è ignorante in merito (attraverso l’inclusione nei film e nelle serie TV di personaggi con disturbi), in Italia e in altri paesi “evoluti” non c’è ancora una sufficiente rappresentazione di questa realtà sempre più attuale. Basti pensare che anche solo esprimere il desiderio di rivolgersi ad uno specialista (uno psicologo ad esempio) per un eventuale problema significherebbe, per alcuni, essere diventati “pazzi”.

Una giornata mondiale contro il tabù sociale

Solo poche settimane fa, esattamente il 10 Ottobre, si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale. Si tratta di una giornata internazionale per l’educazione, la consapevolezza e la difesa della salute mentale globale contro lo stigma sociale. È stato celebrato per la prima volta nel 1992 su iniziativa della World Federation for Mental Health, un’organizzazione globale per la salute mentale con membri e contatti in oltre 150 paesi. L’obiettivo principale è quello di sensibilizzare riguardo ai disturbi psichici e di invitare coloro che ne soffrono a cercare l’aiuto di uno specialista.

La celebrazione di questa giornata è solo un piccolo passo verso la sensibilizzazione e la lotta allo stigma sociale. C’è ancora moltissima strada da fare, ma basta davvero poco per mettere da parte questo tabù e lasciar spazio alla comprensione e all’informazione: tutto sta nell’avere voglia di conoscere quello che ci sta intorno e di non conformarsi al comportamento di chi ignora tutto ciò che è considerato “diverso”.

Fonti: AIF-Agenzia Italiana Farmaco, World Mental Health Day 2019, Wikipedia

Teresa Ciccarelli

Studentessa di Scienze della Comunicazione, mi interessa scrivere di tutto (o quasi) e la curiosità che ho per ciò che mi circonda non mi dà tregua. Sono appassionata di libri, film e serie tv, ma purtroppo ho una patologia che si chiama “rivedere i miei film preferiti ignorando completamente quelli che ancora devo vedere”.

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