In un’epoca in cui molti paesi, purtroppo non tutti, cercano almeno di avanzare verso il riconoscimento dei diritti civili e personali, l’Italia ha deciso di compiere un incredibile balzo indietro. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha approvato una legge che rende la gestazione per altri (d’ora in poi per semplificare spesso sarà chiamata GPA),che era già un reato in Italia, da oggi però viene considerato un reato universale. Tuttavia nonostante il divieto di GPA in Italia, molte coppie negli anni precedenti, di cui il 90% eterosessuali e il 10% omosessuali, sono ricorsi alla pratica all’estero, nei Paesi ove questo è consentito.
Il punto più forte dell’inapplicabilità è però quello pratico.
Una coppia che abbia avuto un bambino all’estero e debba rientrare in Italia avrà bisogno di un passaporto temporaneo attraverso il consolato. Già dal 2010 il consolato dovrebbe segnalare il sospetto di gestazione per altri in base al certificato di nascita presentato. Da qui dovrebbe partire un’indagine della procura di pertinenza in base al comune di residenza. L’atto di nascita estero non riporta l’eventuale tecnica utilizzata quindi non è detto che sia immediato il sospetto, in particolare per le coppie eterosessuali. Essendo avvenuta all’estero la nascita serve la collaborazione dello Stato in cui è avvenuta, quindi rogatorie internazionali. Avranno risposta nei 66 Paesi in cui la GPA è legale? Sarà possibile avere le prove di questo reato? È l’accusa a dover provvedere a portarle e pare difficile che cliniche e centri di un luogo dove la pratica è legale forniscono documenti violando la privacy di chi si è rivolto a loro.
La GPA è legale in molti stati del mondo,
da paesi europei come il Regno Unito, l’Olanda e il Belgio, agli Stati Uniti, al Canada e ad alcune nazioni del Sud America, in alcuni di questi paesi non è prevista alcuna forma di retribuzione, in altri sì ma comunque secondo precisi criteri previsti dalla legge. In questi paesi, questa pratica è regolamentata con precisione al fine di garantire che le donne che vogliano portare avanti una gravidanza per altri lo facciano in condizioni di totale libertà, consapevolezza. Spesso questa pratica avviene per solidarietà e dobbiamo dimenticarci il mito della GPA come forma di sfruttamento economico delle donne che è, in molti casi, una caricatura grossolana.
Ed Esistono, per fortuna, nel mondo donne che scelgono di aiutare altre persone a diventare genitori senza ricevere compensi economici, semplicemente perché credono nel potere della vita e della generosità umana. Non è sfruttamento, come ci vogliono far credere: perché come già anticipato in alcuni Stati esistono regole precise che impediscono alle donne in difficoltà economica di prestare il proprio utero, garantendo che chi decide di farlo lo faccia con piena consapevolezza e libertà.
Non si tratta di mercificare il corpo, ma di permettere a donne autonome di compiere un gesto di solidarietà.
Questa è una scelta che affonda le sue radici nella generosità, nell’empatia umana, in quel sentimento che ci spinge a condividere la vita, a costruire ponti dove ci sono solo abissi. In Italia, invece, abbiamo un governo che crede di poter trasformare medici in spie, obbligandoli a denunciare chi si affida alla GPA all’estero. Certo non dobbiamo dimenticare che anche per quanto riguarda la GPA non è tutto oro quello che luccica e in alcuni paesi e in alcune realtà c’è davvero una mercificazione del corpo delle donne, senza dubbio ma questo per fortuna non è la maggioranza dei casi.
Questo è un problema profondamente etico, in alcun modo un crimine, così come non è un crimine l’aborto che pure questo governo cerca di abolire.
In un paese occidentale, e democratico non si può negare che ognuno possa avere una propria libera opinione sulla gestazione per altri: alcuni non la farebbero mai, altri la vedono come una via possibile e tutti dovrebbero possedere una mente quanto più possibile aperta e scevra da pregiudizi che sono la condanna a morte di una democrazia. Va bene la pluralità delle opinioni perché come già ricordato è il cuore di una società democratica. Ma la questione centrale è un’altra: le scelte personali non devono e non possono essere criminalizzate. Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere la propria vita secondo un codice morale imposto dall’alto. Eppure, qui siamo: uno Stato che si erge a giudice supremo delle scelte più intime delle persone. La vera misura di una società si trova nella sua capacità di accogliere e sostenere le scelte degli individui, senza giudizio e senza condanne.
Se Giorgia Meloni ha davvero a cuore le famiglie italiane, allora dovrebbe preoccuparsi di rendere più accessibili le adozioni, di eliminare le barriere discriminatorie che impediscono a tanti di diventare genitori, di supportare chi non può avere figli biologicamente ma che ha tanto amore da offrire. Dovrebbe sostenere, non punire, le famiglie in tutte le loro forme. Invece, preferisce criminalizzare chi sceglie un percorso diverso, preferisce reprimere la libertà con leggi che puzzano di bigottismo e controllo.
L’adozione, in Italia, è un percorso lungo e pieno di sofferenza.
Un cammino che, per molte coppie e persone singole, sembra impossibile da percorrere. Le leggi sull’adozione nel nostro paese sono rigide, punitive, quasi punitive verso chi non risponde a una specifica idea di “famiglia tradizionale”. Chi non è sposato, chi è single, chi appartiene alla comunità LGBTQ+ si scontra con un sistema che li giudica meno meritevoli di amare un bambino, meno capaci di costruire un ambiente affettuoso e stabile per un figlio. Le discriminazioni legate allo stato civile e all’orientamento sessuale rappresentano ancora oggi un enorme ostacolo per chi desidera adottare, un’ingiustizia silenziosa che distrugge sogni e infrange speranze.
Invece di semplificare il percorso per le adozioni, aprendo le porte a più persone e abbattendo i muri della discriminazione, si preferisce imporre una visione limitata e antiquata della famiglia. Invece di riconoscere che l’amore non ha confini e che la capacità di essere genitori non è definita dall’orientamento sessuale o dal fatto di essere single o sposati, si continua a creare barriere dove dovrebbero esserci solo abbracci.
Ma questo, in Italia, sembra essere un concetto troppo rivoluzionario
pure se la GPA è citata anche nella Bibbia quando a ricorrere a questa pratica fu Abramo su proposta di sua moglie Sarah. Sarah era sterile lei stessa disse ad Abramo di unirsi alla sua schiava Agar per avere dei figli. Tuttavia forse, troppo pericoloso per un governo che pur definendosi molto cristiano preferisce controllare i corpi delle donne piuttosto che dar loro voce. Si parla tanto di fare più figli, di salvare la nazione attraverso la natalità, eppure si criminalizza uno dei modi in cui nuove vite possono nascere. Si invoca il patriottismo delle culle, come se chi non ha figli fosse meno cittadino, meno degno di far parte di questa società.
Eppure esistono molti studi scientifici che dimostrano in maniera incontrovertibile che la qualità del benessere psichico e sociale con il quale un bimbo si forma e diventa uomo, dipende dall’ amore e dalla capacità di accudimento messo in essere nei suoi confronti, e non certo dalla pancia di chi l’ha fatto nascere.
