È fondamentale chiarire che questo discorso non mira ad attaccare un singolo partito politico o movimento.
Non ci sono riferimenti specifici a realtà o figure contemporanee. L’obiettivo è quello di condannare fermamente le ideologie fasciste e inneggiare ai valori universali dell’antifascismo. Le parole di Serena Bortone risuonano come un monito: non ci troveremmo qui a discutere del fascismo se solo si smettesse di inneggiare a simboli carichi di odio, di celebrare figure dittatoriali e di reprimere la libertà di espressione. Il saluto romano, le ovazioni al Duce, i vergognosi “Sieg Heil”, la censura di voci scomode come quella di Scurati: tutti questi sono segnali inequivocabili della persistenza di un male che credevamo debellato.
Il fascismo non è un fantasma del passato, è una realtà tangibile:
si annida in coloro che inneggiano alla violenza, che calpestano i diritti umani e che soffocano la democrazia. La nostra Costituzione, pur vietando la ricostituzione del partito fascista e condannando l’apologia, spesso rimane lettera morta. Le autorità sembrano impotenti o indifferenti di fronte a derive autoritarie e intolleranti.
L’antifascismo non è una fazione politica, è un valore universale: è la difesa dei diritti umani, della libertà di pensiero e del pluralismo. È il rifiuto di ogni forma di discriminazione e di sopruso. È la promozione della giustizia sociale e della convivenza pacifica. In questo articolo, ribadiamo con forza il nostro impegno antifascista: non ci piegheremo mai di fronte all’odio e alla sopraffazione. Bisogna che soprattutto i giovani continuino a lottare per una società libera, giusta e solidale, dove i valori dell’antifascismo siano il faro che illumina il nostro futuro.
Giacomo Matteotti diceva: “Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai.”
A distanza di cento anni dalla sua morte, dobbiamo onorare la sua memoria e quella di tutti coloro che, come lui, hanno sacrificato la propria vita per un bene comune, per un ideale superiore: la libertà. Questi eroi hanno rinunciato a una vecchiaia serena, alla gioia di vedere nascere e crescere i propri figli, alla propria felicità, perché erano convinti di fare qualcosa di necessario, di combattere per il bene.
Ogni volta che evochiamo il fascismo o il neofascismo, rendiamo vano il loro sacrificio. Non solo disonoriamo la loro morte, ma cancelliamo il significato stesso della loro esistenza e del loro martirio. Non ci rendiamo conto che i partigiani andavano a morire cantando “Bella Ciao!”, affrontando la morte con speranza in un futuro migliore. Questi partigiani hanno combattuto per tutti gli italiani, anche per quelli che non conoscevano e per quelli che ancora dovevano nascere, anche per quelli che oggi si professano fascisti pure non sapendo cosa significhi vivere sotto il regime oppressore del Fascismo. Hanno lottato tra i boschi e le città per noi, per regalarci un mondo migliore rispetto a quello che conoscevano. Oggi, è nostro dovere non solo ricordare il loro coraggio, ma continuare a difendere i valori antifascisti per cui hanno dato la vita.
Essere antifascisti significa difendere la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, valori fondamentali che il fascismo ha cercato di distruggere.
Celebrando questi valori, rendiamo giustizia al sacrificio di Matteotti e di tutti i partigiani, onorando la loro lotta e garantendo che la loro memoria resti viva. L’episodio di squadrismo avvenuto recentemente nell’Aula parlamentare del nostro Paese è da condannare senza se e senza ma. Non si può giustificare dicendo che è stata una provocazione, perché anche in caso di provocazione, esistono molti modi diversi per rispondere, e la violenza non dovrebbe mai entrare nelle aule della Repubblica Italiana. La violenza è sempre da condannare. Se la violenza entra in quei luoghi, si normalizza l’uso della forza, legittimando e sdoganando la violenza. Se i rappresentanti possono farlo, cosa impedisce ai cittadini di fare altrettanto? Purtroppo, episodi di squadrismo si verificano dentro e fuori le Aule Parlamentari.
I giovani trovano nella violenza, sia verbale che fisica, l’unico modo per imporsi.
Numerosi sono i fatti di cronaca che raccontano di violenze di gruppo da parte di gang giovanili ai danni di un ragazzo, magari perché diverso per via del colore della pelle o del suo orientamento sessuale. Usare toni violenti contro il diverso, contro l’immigrato, contro un essere umano qualsiasi sia il suo orientamento sessuale, credo religioso o colore della pelle, avvelena i pozzi della nostra società. Intossica l’aria più delle polveri sottili. Il fascismo, con la sua ideologia di odio e intolleranza, ha già portato orrori indicibili nel nostro passato.
Il fascismo è sempre stato qui, non se n’è mai andato.
Non ci siamo mai davvero liberati di questo terribile morbo, un cancro che non è mai morto e che anzi si è metastatizzato. Ora, il paziente è in condizioni quasi irrecuperabili, ma c’è ancora speranza grazie a qualche raro segnale di resistenza.
Il fascismo in Italia e nel mondo è come un fiume sotterraneo, che scava nelle profondità della roccia per molto tempo, fino a riaffiorare in superficie con un aspetto diverso. A prima vista, sembra acqua diversa da quella della fonte, torbida per via dei numerosi detriti rocciosi che porta con sé. Ma, analizzandola da vicino, si nota sempre la stessa fondamentale composizione. Questo fiume lavora nell’ombra e in silenzio, continuando a deteriorare la roccia e a plasmare il territorio a suo piacimento.Il fascismo ricorda anche un vulcano in stato di quiescenza, un lunghissimo letargo dal quale è sempre pronto a risvegliarsi. Sebbene non erutti con violenza eccezionale, manda segnali di vitalità con terremoti, fumarole e altri fenomeni vulcanici secondari, che permettono di valutare lo stato di attività del vulcano e predire un’imminente eruzione. Oggi, siamo in una fase di risveglio del vulcano, preparandoci alla sua imminente eruzione.
Il fascismo conosce bene le leggi dell’evoluzione e sa che, per sopravvivere, deve riadattarsi al contesto.
Sopravvive mutando il suo aspetto, ma non cambia mai la sua essenza di odio e oppressione. Tutti conoscono le brutalità del fascismo, ma la memoria è deperibile e, se non viene conservata, va in malora. Questo è un rischio per la democrazia, poiché ogni nuova generazione rischia di dimenticare un po’ di più ciò che è stato. Non è un caso che molte nuove generazioni sviluppino sentimenti neo-nazifascisti. Inquinare la memoria è il primo passo per purificare il fascismo da ogni colpa e responsabilità per gli atroci delitti commessi.
Spesso si tramanda una memoria distorta del fascismo, mettendo in dubbio le atrocità compiute da fascisti e nazisti, e si dipinge un’immagine idealizzata e positiva di questo regime. Le nuove generazioni rischiano di credere a questa narrazione falsata, dimenticando i crimini efferati commessi in nome di quell’ideologia.
È certamente più facile essere fascisti che democratici.
La democrazia richiede impegno quotidiano, va coltivata e protetta come una rosa del Piccolo Principe: fragile, preziosa, capace di produrre bellezza e dolcezza nonostante le sue spine. La democrazia esige partecipazione, pensiero critico e cittadinanza attiva. Al contrario, il fascismo offre una strada senza sforzo, dove non è necessario votare, pensare criticamente o essere cittadini consapevoli; basta essere sudditi, specialmente per le donne, come in una moderna Corea del Nord. Celebrando il Duce in privato, magari gridando “Presente” di notte, non ci si rende meno fascisti. Il fascismo non è una maschera che si può togliere; chi lo celebra, lo fa sia di giorno che di notte. Questo comportamento, oltre a rivelare la persistenza di un’anima fascista, mostra anche una mancanza di coraggio che contraddice l’ideologia marziale di Mussolini stesso.
Il fascismo non è mai scomparso,
vive in ogni città, non è solo un residuo del passato ma una minaccia presente e contemporanea. Si manifesta in forme diverse, camuffato come ladri che entrano in casa nostra di notte, trasformando la nostra dimora e mettendola a soqquadro. La Costituzione antifascista e l’Italia antifascista possono essere devastate da queste forze oscure che operano mentre noi siamo distratti o addormentati. A volte, sono persone di cui ci fidiamo, a cui abbiamo consegnato le chiavi di casa, che tradiscono la nostra fiducia e devastano tutto ciò che abbiamo costruito.
C’è chi continua a sostenere che la X Mas e il fascismo abbiano fatto anche cose buone, cercando di far dimenticare alle nuove generazioni le atrocità commesse. Questi revisionisti cercano di cancellare dalla memoria collettiva le mostruosità che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, giurammo di non permettere mai più. La brutalità, la disumanità e la bestialità del fascismo e del nazismo furono condannate dal mondo intero, ma oggi alcuni cercano di riscrivere la storia, minimizzando i crimini e promuovendo un’immagine falsamente positiva del fascismo.
Questa riscrittura della storia è il terreno fertile su cui si annida il fascismo.
Mentre le generazioni si allontanano da quegli eventi, c’è il rischio che le atrocità commesse nei campi di sterminio vengano percepite come falsità o distorsioni, forse persino attribuite all’intelligenza artificiale. Ecco perché è fondamentale tramandare la memoria, per quanto difficile possa essere.
Come diceva Michela Murgia, il fascismo non busserà mai alla nostra porta con il fez e la camicia nera dicendo: “Salve, sono il fascismo, questo è l’olio di ricino.” Il fascismo può nascere anche in una democrazia, utilizzando gli stessi strumenti democratici per instaurare un regime autoritario, una “democratura”. La democrazia, infatti, permette tutti i conflitti, persino quelli che minano le sue stesse fondamenta.
Oggi, come ieri, è fondamentale riconoscere e combattere queste insidiose minacce. Non dobbiamo solo identificare chi grida “Viva il Duce” ma anche coloro che, sotto mentite spoglie, lavorano per erodere i valori democratici. È paradossale che chi inneggia all’Italia antifascista venga spesso visto con sospetto, mentre chi glorifica il fascismo viene tollerato.
Il fascismo rappresenta l’antitesi della libertà in ogni sua forma.
Questo regime autoritario, che ha segnato profondamente la storia del XX secolo, ha sistematicamente privato gli individui di diritti fondamentali, soffocando qualsiasi forma di dissenso e imponendo un controllo totale sulla vita privata e pubblica dei cittadini.
La libertà di espressione è stata una delle prime vittime del fascismo. Qualsiasi voce contraria al regime veniva silenziata con la censura, l’intimidazione e la violenza. La stampa indipendente fu soppressa, i giornalisti critici furono arrestati o costretti all’esilio, e le opere letterarie non conformi alla propaganda ufficiale furono bandite. In questo modo, il fascismo ha creato un ambiente di paura e conformismo, in cui il pensiero libero era considerato un pericolo da estirpare. Altro che le infiltrazioni dei giornalisti nelle sedi dei partiti, impedire la libertà di stampa, impedire il giornalismo d’inchiesta questo si che è da regimi autoritari.
La libertà politica fu completamente annientata.
Sotto il fascismo, i partiti politici indipendenti furono dichiarati illegali e solo il partito fascista poteva esistere. Questo monopolio del potere ha eliminato qualsiasi forma di opposizione politica, riducendo la democrazia a una farsa.
Anche la libertà personale fu gravemente limitata. Il regime fascista istituì una rete di polizia segreta e di informatori che monitoravano ogni aspetto della vita dei cittadini. Gli arresti arbitrari, la detenzione senza processo e le torture erano all’ordine del giorno. Le persone sospettate di essere oppositori del regime, o semplicemente considerate pericolose, venivano deportate in campi di concentramento. Questo clima di terrore aveva lo scopo di mantenere la popolazione sotto un controllo costante, negando qualsiasi spazio di autonomia personale. Le manifestazioni e gli scioperi furono vietati e repressi con la forza. In questo modo, il fascismo distrusse la trama sociale che permetteva ai cittadini di unirsi e di lottare per i propri diritti, isolandoli e rendendoli più facilmente controllabili.
Infine, il fascismo negò anche la libertà culturale. La politica di omologazione culturale mirava a creare una società uniformata ai valori e agli ideali del regime. L’educazione fu strumentalizzata per inculcare la propaganda fascista fin dalla giovane età. Le arti e le scienze furono sottoposte a un rigido controllo, e solo le opere che esaltavano il regime furono permesse. Questa repressione della creatività e del pensiero critico impoverì culturalmente la nazione, soffocando l’innovazione e la diversità.
In sintesi,
il fascismo non solo rappresenta l’antitesi della libertà, ma è anche la negazione dei diritti umani fondamentali. La sua eredità di oppressione e violenza ci ricorda l’importanza di vigilare costantemente per difendere la libertà e la democrazia. Solo mantenendo viva la memoria delle atrocità del passato possiamo evitare di ripetere gli stessi errori e costruire un futuro in cui la libertà sia garantita per tutti.
