Argomento non banale: bisogna partire dal presupposto che ogni essere vivente e non vivente (ex. Le cause accidentali) dà il proprio contributo nella storia dell’umanità, la plasma a suo modo, nel suo piccolo o nel suo grande. Nonostante ciò c’è poca considerazione storica, soprattutto in Italia, in cui commemoriamo o ricordiamo solo eventi che non siano più vecchi della Prima Guerra Mondiale o dell’Unità d’Italia.

Didatticamente fino alle Scuole Superiori la situazione è ancora peggiore: molti studenti che esordiscono con un “ma a che serve la Storia”, “sono già tutti sotto metri di terra” non hanno tutti i torti. Precisiamo, non per colpa della “materia”, ma per come viene confezionata: si parla di eventi comunque frutto del lavoro umano, quindi che possono accomunare tutti, raccontati in modo nozionistico, nemmeno fossero gli Annales. Per non parlare del metodo con cui vengono divulgate le nozioni stesse: obbiettività minima poiché il condizionamento politico inficia le stesure dei libri. Bisogna ringraziare, in correzione, il lavoro di tanti professori di alto profilo che riescono a far rivivere questi accadimenti che non sono un prodotto sterile, bensì si parla di una “divulgazione” di fatti avvenuti per mano dell’uomo, quindi bisognerebbe “umanizzare” questa materia, poterla toccare con mano come se stessimo rivivendo altri periodi, magari nei malsani luoghi fangosi del fronte occidentale nel 1916, ma anche davanti alle costruzioni di marmo bianco e rosso di una rinascente – ma pur sempre conflittuale – Firenze del 1470 e così via.

In cosa devono essere bravi gli storici? A “divulgare” come fece Indro Montanelli, come fanno Piero e Alberto Angela e meglio di loro – forse – Alessandro Barbero che si può definire il “patrimonio” della “Storia”. Sì, parlare di storia non è altro che raccontare fatti e accadimenti, come un racconto, come un mito, la differenza è che per la storia si deve essere fedeli solo alla realtà fattuale delle cose, non si può e non si deve inventare nulla, si deve raccontare, perché il racconto facilmente sfocerà in analisi logiche e interpretazioni, che sia da parte di chi ascolta così come da parte di chi divulga. Barbero ad esempio sa rendere interessante un periodo storico intero, magari il Medioevo, parlando di dettagli quotidiani, del vissuto della gente, ma anche di un Imperatore, di un dittatore o di un artista. Sembrerebbe banalizzare, ma quale metodo più importante per capire perché X ha fatto Y durante la sua vita? Se non si capisce la psicologia o il vissuto di Carlo Magno o Napoleone, non si potranno capire le scelte effettuate, perché sì, la storia è anche banalità, pensare che un personaggio storico abbia alcuni atteggiamenti consuetudinari, alcuni vizi e anche difetti come l’irascibilità – questo lo sapevano gli Antichi Romani, come Svetonio, che era solito raccontare dettagli privati degli Imperatori. Dettagli questi che possono sembrare stupidi, eppure sono di importanza cruciale per uno studioso, ma possono risultare d’interesse per uno studente che non è invogliato, perché il racconto anche divertente o comunque molto umano può rimanere impresso più facilmente nella mente di uno studente che magari è abituato a vedere un personaggio storico come statuario. Siamo abituati infatti a pensare ad un Cesare in modo caricaturale e serioso, come se fosse un personaggio Hollywoodiano; scoprire che era abituato a portarsi i capelli avanti (il riporto) per non mostrare le calvizie può essere banale, ma sicuramente può diventare un tratto distintivo che entra nella testa di chi di storia non si interessa, oppure sapere che molti politici Romani erano così simili ai politici attuali può portare a studiare con coscienza la storia, perché ci si rispecchia nella propria realtà, attualizzando il passato.

Quindi qual è l’importanza e la bellezza della Storia? È la stessa per cui molti leggono i romanzi, per immaginare tante vite in una sola, aprire la mente e per poter analizzare il presente, perché ogni nostra situazione politica o economica o sociale è influenzata da quello che succedeva prima; questo esempio può chiudere l’analisi: i nostri politici, magistrati e anche personaggi famosi in Italia hanno una costosa scorta, di cui molti si lamentano perché “toglie soldi”. Bene, per chiunque ciò può sembrare sensato, ma se analizziamo il passato dell’Italia Repubblicana, possiamo affermare di avere sulla coscienza tanti di quei politici, Magistrati e uomini dall’impegno civile – Aldo Moro, Vittorio Occorso, Piersanti Mattarella, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Mino Pecorelli, Pino Amato, Pietro Scaglione, Michele Reina, Pio La Torre, giusto per citarne alcuni – per cui la scorta ha davvero un’utilità. Un politico nel bene o nel male rappresenta comunque una parte del Popolo Italiano e per questo necessita di una scorta, quindi questa è un’esigenza dovuta al nostro tumultuoso passato.

Danilo Stanco

Studente di Lettere di spirito Umanistico, con passione per la Storia e interessi per la Politica, comprese le materie ad essa collegate.

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