• Regia: Alexandre Laurent
  • Episodi: 6
  • Distributore: Netflix

Trama

Un killer dall’identità ignota compie una serie di omicidi cruenti sullo scenario di quella che sembra una periferia francese fatta di una città centrale e di paesini collinari. Gli omicidi hanno degli elementi comuni fra di loro: le vittime sono tutte di sesso maschile e, soprattutto, sono molto simili agli omicidi di Jeanne Deber conosciuta come “la mantide”, una serial killer che nella serie ha compiuto omicidi fino a venticinque anni prima dei fatti narrati. La donna, ora in carcere, decide di aiutare la polizia a catturare il suo emulatore a patto che suo figlio faccia da intermediario. Il giallo si articola come una caccia all’uomo ma si svolge su due piani paralleli dove passato e presente si intrecciano e dove le dinamiche familiari assumono un ruolo centrale e segreto nella narrazione. Nonostante sia quasi privo di flashback, le continue scoperte ribaltano quelle precedenti disorientando anche l’occhio di uno spettatore più attento. Colpi di scena fino ai minuti finali dell’ultimo episodio rendono questa serie davvero unica nel suo genere e molto profonda sul piano psicologico. Dietro ai cruenti omicidi si cela una motivazione che, soprattutto per il secondo serial killer, affonda le radici in una tematica molto attuale che lo spettatore potrà comprendere solo alla fine, come anche quello della mantide. I veri mostri potrebbero non essere loro.

Potrebbe essere maschicidio?

Il titolo della serie “La mente” (= la mantide) è emblematico. Difatti è noto a tutti che una delle caratteristiche della femmina di quest’insetto è quella di divorare il compagno subito dopo l’accoppiamento. Le vittime di entrambi serial killers sono uomini. Potremmo parlare di maschicidio? Per quanto riguarda le vittime di Jeanne, come chiarito dall’inizio della serie, sono uomini che hanno perpetrato violenza sui membri della propria famiglia. Gli omicidi quindi assumono un ruolo catartico, sono un vero e proprio rito caratterizzato da un’intera preparazione: la ricerca della preda, la tortura della stessa ed infine la morte. Ovviamente parliamo di modalità di azione che solo una mente distorta può attuare sebbene si basi sulla punizione per il male fatto ai danni di donne e bambini. Il male fatto da uomini è il discriminante su cui si basa la scelta delle vittime. Una sorta di negativo fotografico applicato al maschilismo e alle sue numerose ripercussioni.
Situazione diversa per il secondo serial killer, dove si affronta una tematica diversa ma comunque interessante e molto attuale che non analizzeremo insieme in quest’articolo perché lo spoiler sarebbe inevitabile.

A chi è consigliata questa serieTV

Consiglio questa serieTV a tutti gli appassionati di gialli con notevoli risvolti psicologici e, perché no, a tutti quelli che hanno amato il film Psycho (1960) di Hitchcock.

 

Andreana Balsamo

Studentessa di Chimica e aspirante giornalista con la passione per l’arte e la letteratura. I miei principali interessi sono la lettura e la scrittura di racconti, saggi e poesie.

 

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