Il protagonista di questo romanzo è Vincenzo Malinconico, un uomo che soffre per amore ed è in cura da uno psicoterapeuta che non smette di sfinire con provocazioni e reticenze. Vincenzo infatti pare non voler dire la verità né al suo analista né a se stesso, finendo per far ingarbugliare il lettore e l’interlocutore in un vortice di ironia sulla sua condizione e sulle sue disquisizioni filosofiche rispetto ai temi più disparati: i significati profondi e le citazioni d’avanguardia dei grandi della canzone italiana, pensieri sulle motivazioni che portano gli uomini a tagliarsi la lingua leccando una busta, descrizioni di personaggi-tipo che tornano a casa per le feste dopo aver lavorato fuori e così via. Numerosi sproloqui per non ammettere a se stesso le proprie emozioni che, alla fine della storia, culmineranno con una rivelazione che solo l’occhio di un attento lettore può cogliere.
Indigestione di emozioni
Il romanzo comincia con il dialogo tra il protagonista e il suo psicoanalista. Dalle parole di quest’ultimo il lettore viene subito messo al corrente delle anomalie del comportamento di Vincenzo, che fin dalle prime pagine risulta come un uomo che vuole tacere la verità del suo malessere a sé e agli altri. Proseguendo nella storia, il lettore si ritroverà quasi a condividere il suo modo di pensare. Difatti il titolo del romanzo è una sorta di comandamento indossato come un’armatura. A pensarci bene, quante volte dopo una profonda delusione ci siamo ritrovati a credere nell’inutilità del provare emozioni? Siamo spesso portati per natura ad erigere scudi per proteggere le nostre fragilità, così anche il nostro Vincenzo: dopo un’indigestione di emozioni ha pensato bene di non ritenerle necessarie, pur continuando a sperare di innamorarsi.
Questo romanzo è interessante sotto vari aspetti, uno fra tanti quello di “vederci” dall’esterno ed ironizzare su alcune decisioni drastiche che, come il protagonista, siamo portati a prendere. Altra visione molto interessante è quella relativa a tutto ciò che al giorno d’oggi fa notizia e che inevitabilmente fa presa sull’emotività dell’utenza. Ad esempio, avvenuta una catastrofe l’interesse delle masse sarà direzionato verso il “cosa hanno provato le vittime” rispetto al “cosa è successo e perché”. Sostiene Vincenzo che è l’emozione la vera notizia. Non è forse vero?
A chi è consigliato il libro
Consiglio il libro a coloro che almeno una volta nella vita hanno pensato ad un’ipotetica inutilità delle emozioni.
Andreana Balsamo
Studentessa di Chimica e aspirante giornalista con la passione per l’arte e la letteratura. I miei principali interessi sono la lettura e la scrittura di racconti, saggi e poesie.
