A distanza di tre mesi dal lancio della campagna “La pirateria uccide il Calcio” da parte della Lega Serie A, i dubbi e le critiche nate sin da subito continuano ad essere di grande attualità.
In Italia oltre il 60% della popolazione “ruba” le esclusive delle grandi aziende sportive, gustandosi gli incontri comodamente sul proprio pc senza pagare un euro. Per quanto la pirateria dunque possa essere un atto criminale, continua ad essere la scelta preferita degli appassionati di sport. Il motivo viene ben presto in mente: è gratis.
Lo sport nasce come strumento di svago e di distacco dalla vita quotidiana, fin troppo impegnativa e caotica, ed è dunque fondamentale che sia alla portata di tutti. Il calcio, però, ha praticamente monopolizzato da quasi un secolo l’attenzione degli sportivi, ottenendo così sempre più introiti e possibilità di guadagno. I contratti multimilionari per i diritti televisivi ne sono una rapida conseguenza.
La spartizione messa in atto negli ultimi anni ha però destabilizzato il pubblico. Sky, Mediaset, DAZN e Eleven Sports: quattro grandi aziende che “impongono” a chi non vuole perdersi nulla di sottoscrivere più di un contratto e pagare più rate mensili, anche abbastanza esose. È scontato quindi che lo streaming, facile da trovare e alle volte abbastanza affidabile, risulti essere la soluzione a tutti i problemi.
Il fallimento della campagna social
La campagna ha quindi funzionato? Evidentemente no. Sembra banale dirlo, ma non serve a nulla schierarsi sui social contro la pirateria se poi non si attuano politiche concrete per incentivare il pubblico a dirigersi verso le Pay Tv. Perché mai un utente medio dovrebbe abbandonare lo streaming per acquistare un abbonamento sempre in aumento dal punto di vista economico? Certo c’è l’aspetto della qualità, indubbiamente il motivo per cui il restante 40% ha un abbonamento. Ma è un dato in calo. Il motivo? Costi sempre in aumento a causa della ripartizione a dir poco folle dei diritti televisivi – Champions di qua, Serie B di là, alcune della Serie A da una parte, altre dall’altra -.
Tutti siamo d’accordo sul fatto che la pirateria è un atto criminale e che sarebbe – sia dal punto di vista qualitativo che etico – corretto e giusto seguire lo sport in tv, ma certo non possiamo condannare o quanto meno non giustificare chi ne fa una questione economica.
La speranza è che nei prossimi anni si riesca a raggiungere un accordo che vada incontro agli interessi del pubblico, riportando lo sport al valore di un tempo.
Simone Salsano
Studente di Scienze della Comunicazione e Impresa, Giornalista Pubblicista dal giugno 2018. Amante dello sport, con un particolare interesse per i fenomeni di natura socio-culturale.
