Il ricordo dell’operazione militare che permise la liberazione dal nazi-fascismo
Ogni anno il 25 aprile echeggia in Italia il ricordo della fine della Seconda guerra mondiale e la conclusione della tirannia nazi-fascista, che aveva sparso sangue e orrore, contrastata dall’animo impavido degli italiani e dal prominente impegno militare anglo-americano.
Seppur sancita nel 1945, la liberazione del nostro Paese ebbe inizio già anni prima, quando nel 1943 le truppe alleate promossero una cospicua operazione nel Sud Italia, che permise di iniziare la graduale avanzata lungo l’intero Stivale.
Il 3 settembre 1943, a Cassabile, in Sicilia, l’Italia firmò l’armistizio, deponendo così le armi e permettendo che inglesi e statunitensi dispiegassero le proprie truppe per affrontare i nazisti e fascisti. Allo stesso tempo, i tedeschi punirono crudelmente la defezione italiana e occuparono la penisola. Poi, nella notte tra l’8 e il 9 settembre, gli Alleati attuarono l’operazione Avalanche nel golfo di Salerno, scelto come luogo focale per raggiungere Napoli, che “rivestiva un’importanza strategica enorme per le forze dell’Asse italo – germanico, poiché dal suo porto venivano imbarcati uomini e mezzi per la guerra in Africa.”[1]
Seppur ritenuta una operazione lampo, in effetti gli scontri durarono molto più del previsto, tanto che quando gli Alleati entrarono a Napoli agli inizi di ottobre, la città si era già sbarazzata dei tedeschi autonomamente. Come riporta l’autore Gabriele Cavaliere, il veterano Hugh Pond definì l’operazione Avalanche “una valanga di errori”, conseguenti soprattutto ad una sottovalutazione dell’avversario.
Gli Alleati schierarono le proprie forze, in modo da accerchiare l’esercito tedesco, sbarcando sia a Salerno che a Vietri sul mare e a Maiori, in Costiera Amalfitana, incontrando, infatti, una tenace opposizione dal fronte nemico. Dopo giorni e giorni di feroci battaglie, infine, le truppe anglo-americane allontanarono i tedeschi oltre le alture e proseguirono così la propria avanzata verso Nord, che portò in due anni a sconfiggere l’Asse nazi-fascista. Morte e distruzione restarono sulla scia, delineando settimana dopo settimana un Paese dilaniato dalla violenza e dalla brutalità della guerra e che solo dal coraggio e dall’intraprendenza dei suoi cittadini riprese vigore negli anni successivi.
Ricordare tuttora il 25 aprile significa ancora ripudiare la guerra, come sancisce l’articolo 11 della nostra Costituzione, e soprattutto ribadire l’esigenza di una espressione corale di un popolo, che aveva visto soffocare la propria voce dalla dittatura nazi-fascista.
Questa giornata ribadisce l’urgenza di edificare una tappa comune alla identità italiana, perché l’antifascismo non appartiene a una sola categoria politica-sociale, ma al tessuto culturale di una nazione, che dal sangue ha propagato la scelta che “la sovranità appartiene al popolo “, come echeggia il primo articolo della Costituzione italiana.
[1] Gabriele Cavaliere, “Paisà. L’altra Avalanche”, pag. 41
