Situata nel nord Italia, estesa dagli Appennini al fiume Po’, l’Emilia Romagna è considerata una delle regioni più fertili e produttive della nostra Penisola. È composta dall’unione di due regioni storiche: l’Emilia, che comprende le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e la maggior parte delle province di Bologna, e la Romagna, che comprende le province di Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena e i comuni della provincia di Bologna situati a est del torrente Sillaro.

È conosciuta per le sue località balneari, sulla costa Adriatica, ma anche per la maestosità degli Appennini e delle città d’arte come Ravenna, città bizantina piena di basiliche e battisteri, e Ferrara, capitale della signoria estense, culla di arte rinascimentale.

Patria del Parmigiano, del Prosciutto di Parma e dell’aceto balsamico di Modena è celebre per la sua eccellente gastronomia: vanta ben 19 prodotti certificati IGP e 18 certificati DOP. Tra i piatti tradizionali ricordiamo: il tipico Erbazzone, una torta salata con spinaci, i tortelloniagnolotti e ogni tipo di pasta arricchita da ripieni, aromi e sapori.

L’estrema varietà del paesaggio garantisce una molteplicità di ambienti naturali tra cui si annovera il Parco Regionale del Delta del Po’ e le Foreste Casentinesi, al confine con la Toscana; in particolare la montagna emiliano-romagnola è custode delle tradizioni di questa terra e nasconde piccoli borghi medioevali, castelli, pendii per la coltivazione delle viti e dell’olio.

Camminando tra i monti di Poggio Torriana, in provincia di Rimini, troviamo il castello di Borgo Montebello, dove da circa tre secoli si tramanda una misteriosa e triste leggenda.

È la storia di Azzurrina, in realtà Guendalina Malatesta, figlia di Uguccione, feudatario di Montebello. Nata nel 1370 era una bambina dagli occhi azzurro cielo e capelli dai riflessi azzurri; la piccola aveva la sfortuna di essere nata albina simbolo al tempo di grande sventura. La madre, per evitare che potesse essere considerata una strega, le tingeva i capelli di nero ma, l’espediente della donna, non bastava. Così il padre decise di non farle lasciare mai il castello per minimizzare i rischi di contatto con la gente del luogo.

Nel 1375, durante il solstizio d’estate, Azzurrina, sotto gli occhi delle sue due guardie personali, giocava tranquilla, quando allo scrosciare di un temporale la bambina sparì. La leggenda narra che la piccola, nell’inseguire la palla che le era sfuggita, corse verso le scale della ghiacciaia del castello.

I due uomini cercarono in fretta di raggiungerla, dopo aver udito le sue urla, ma non trovarono nessuna traccia né della bambina né della palla.

Tramandata di bocca in bocca, ingigantita e distorta, come per ogni leggenda “la storia di Azzurrina” presenta dei misteri: durante i giorni del solstizio d’estate sembrano accadere strane cose, infatti, alcuni visitatori dichiarano di aver sentito dei rumori che ricorderebbero il pianto, o le risa di una bambina. Il 21 giugno del 1990 alcuni ricercatori del paranormale hanno segnalato uno strano suono, e lo stesso fu registrato periodicamente ogni cinque anni con l’aggiunta di alcune immagini misteriose.

Sulla leggenda di Azzurrina è stato girato anche un film horror, diretto da Giacomo Franciosa, il quale ha dovuto affrontare, durante le registrazioni, strani avvenimenti.

Che siano solo dicerie o stratagemmi per attirare turisti, la gente del luogo continua a conservare questa storia provando, ogni solstizio d’estate, ad ascoltare la voce di Azzurrina.

Rèmin da navighê, Cesena da cantê, Furlé da ballé, Ravena da magnê, Lugh da imbrujê, Faenza da lavurê, Jemula da fè ‘l’amor. At salùt. In dó vêt? Veneto.

Antonella Trivigno e Chiara Pirone

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