I giovani cercano nelle distrazioni, come i social o le cosiddette app, un modo per allontanarsi dalla realtà e rifugiarsi in un mondo virtuale all’apparenza perfetto, ma che li distacca completamente dalla realtà. Ovviamente il tutto dipende sempre dal loro utilizzo: bisogna essere consapevoli di ciò che viene pubblicato o di quello che si fa sul web, per evitare tragici episodi dovuti da fenomeni di bullismo, esclusione e derisione per un post sui social.

Il semplice voler diventare “virali” ad ogni costo è una macchia che pervade la società odierna, che, come direbbe Andy Warhol, “per 15 minuti di fama” e successo – anche di meno considerando la velocità con cui si può condividere un post o un tweet – è disposta a fare cose che probabilmente nella vita di tutti i giorni non farebbe. Pur di ricavare profitto e benessere non si pensa ad altro; persino le amicizie e i rapporti umani vengono sempre di più sgretolati, con il confine tra vero e falso, tra realtà e finzione, sempre più sottile.

La vita viene ridotta solo al “valore” dell’apparenza e non più all’aspetto interiore di ognuno di noi, ma nessuno sembra voler cambiare prospettiva perché significherebbe andare contro il sistema e ritrovarsi da soli.

Un tema così importante è trattato nel libro “I Giovani nella società del benessere”, scritto da Giovanni Vassallo con interventi di Edouard Gagnon, Saverio Mannino e Giovanni Picciardo, in cui si parla della crisi dei valori tradizionali nel mondo dei giovani, una volta presa consapevolezza della realtà in cui vivono.

Il testo riporta infatti le seguenti parole: “Il malessere prevalentemente esistenziale che ha segnato il finire di questo – lo scorso, ndr – millennio, sembra essere sintomatico di un profondo disorientamento generalizzato e di una cultura del disvalore che, invadentemente amplificata dalla propaganda massificata dei media, si è insinuata subdolamente tra i dubbi, le incertezze e le grandi illusioni dell’universo giovanile. La noncuranza, la violenza, il sopravvento della tecnologia sull’uomo, la manipolazione genetica, il benessere a tutti i costi hanno sicuramente contribuito, anche attraverso l’avvilimento dei rapporti interpersonali, al progressivo sovvertimento del significato stesso della vita.”

Nonostante siano passati molti anni dalla pubblicazione nel 1997, rispecchia ancora, purtroppo, una società segnata da una visione superficiale di ciò che la circonda. La riflessione interessante è che, seppur i tempi siano cambiati, e con esso anche idee e mode, il libro rende ancora tremendamente attuali questi temi, segno forse che alla fine le generazioni non siano poi così tanto diverse. Probabilmente è cambiato solo il modo in cui si comunica o si agisce, ma il problema rimane velatamente lo stesso.

Filippo Varlese

Studente di Scienze Della Comunicazione, appassionato di cinema, poesia e arte. Mi piace scrivere perché credo sia il modo migliore per esprimere se stessi.

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