Totò Riina detto “u curtu” in riferimento alla sua statura, deceduto il 17 novembre 2017, è stato uno dei boss più sanguinari di Cosa Nostra.
Nato a Corleone il 16 novembre del 1930, già all’età di 19 anni durante una rissa uccide un suo coetaneo – motivo per il quale viene condannato e passa sei anni nel carcere dell’Ucciardone. Una volta uscito di prigione partecipa alla sanguinosa faida capeggiata da Luciano Liggio contro Michele Navarra. Liggio esce vincitore dal conflitto e Riina diventa poi suo uomo fidato insieme a Bernardo Provenzano. Nel 1936 viene nuovamente arrestato e successivamente scarcerato per insufficienza di prove; una volta libero ritorna a Corleone. In seguito ad un ulteriore arresto, il Tribunale di Palermo ne dispone il soggiorno obbligato. Ottenuto un permesso si dà alla latitanza che dura fino al 1993.
GLI ANNI ’60
La Mafia negli anni cambia molto. Dopo la fine della guerra domina le campagne e i paesi delle province della Sicilia occidentale grazie alla rendita fondiaria. Dai primi anni ’60 invece, conoscerà una significativa evoluzione: estorsione, droga e, in modo particolare, i rapporti con una parte collusa della politica. Si diffonde il falso mito degli “uomini d’onore”: una Mafia che si presenta come garante dell’ordine e alternativa ad uno Stato incapace di farlo.
GLI ANNI ’70
La “Commissione”, organo di coordinamento di Cosa Nostra, era retta da Stefano Bontade, Gaetano Badalamenti e Luciano Liggio. Quando quest’ultimo viene arrestato, i suoi fidati Riina e Provenzano prendono parte alle riunioni della Commissione al posto suo. Riina inizia ad affiancarsi alla famiglia Greco di Ciaculli e l’alleanza tra i Greco e i Corleonesi permette a Riina di aumentare sempre di più il suo potere.
L’UCCISIONE DI BONTADE E INZERILLO
Stefano Bontade detto “il falco” è ai vertici delle cosche mafiose da quando aveva venti anni. All’inizio degli anni ’80 iniziano però a nascere dei dissidi e il boss si intimorisce: messo all’angolo dai Corleonesi, con cui peggiora sempre di più il rapporto, il boss confida a pochi intimi le sue preoccupazioni. Tra questi vi è Pietro Lo Iacono, al quale il falco confida il 23 aprile che non rientrerà a dormire a casa sua ma in campagna. Il boss viene ucciso la sera stessa. Si fa strada la convinzione, durante le indagini, del tradimento da parte di persone vicine al boss, consapevolezza che acquisteranno anche gli amici di Bontade tra cui Salvatore Inzerillo e Salvatore Contorno. Successivamente si scopre dalle confessioni di Contorno e di Buscetta che il “Giuda” era Lo Iacono insieme ai fratelli Pullarà che da tempo si erano affiancati ai Corleonesi. Poco tempo dopo anche Salvatore Inzerillo viene ucciso, un altro “Giuda” che, come per Bontade, avverte i killer.
I CORLEONESI PRENDONO IL SOPRAVVENTO
Con il termine Corleonesi non si intende una famiglia mafiosa con collocazione e dominio a Corleone ma un insieme di boss di diversa estrazione familiare (Pino Greco di Ciaculli, Andrea Di Carlo di Altofonte…), tutti agli ordini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, corleonesi veri e propri e luogotenenti di Luciano Liggio. Tutti uniti in un vertice che ha scavalcato la vecchia Commissione. Personaggi come Inzerillo e Bontade andavano eliminati affinché i Corleonesi potessero acquistare il dominio dell’intera organizzazione. I palermitani li chiamano “viddani” – gente feroce e rozza. A Palermo c’è un uomo di fiducia, il sindaco Vito Ciancimino che definiva Riina “un uomo con il cervello a forma di pistola”. Dal 1979 al 1986 si contano circa mille morti tra le uccisioni interne alle cosche mafiose agli “omicidi eccellenti”.
IMPORTANTI TESTIMONIANZE
Salvatore Contorno e Tommaso Buscetta, appartenenti alle famiglie massacrate dai viddani, danno importanti testimonianze al pool antimafia guidato da Giovanni Falcone, permettendo di dare il via al Maxiprocesso che decreta una sconfitta per Riina e la Mafia siciliana.
LA FINE DELLA LATITANZA
Il 15 gennaio 1993 Riina viene catturato dal ROS, guidati dal capitano Ultimo.
Totò Riina, mandante delle stragi del ’92, nonostante tutto continua a essere anche dietro le sbarre un riferimento per Cosa Nostra. Muore dopo essere entrato in coma il 17 novembre 2017.
Annapia Tanzola
Studentessa di Lettere Moderne. Mi piace leggere libri che attingono a fonti storiche con particolare interesse per quelli riguardanti la Mafia.
