Quella libertà che avevamo c’è stata tolta in un attimo, senza che ce ne accorgessimo come se noi liberi, in realtà, non lo fossimo mai stati.
Sempre in corsa… Sempre all’altezza delle aspettative… Sempre a realizzare i desideri degli altri e mai i nostri. Tutto questo senza mai rallentare. Nemmeno per un attimo. E poi eccola la libertà che arriva: la stasi della vita.
Sembra un paradosso, una contraddizione ma, alla fine, abbiamo capito il vero significato della parola libertà soltanto quando l’abbiamo persa perché in questa quarantena abbiamo imparato che il suo vero valore non era quello che conoscevamo ma quello che, invece, abbiamo scoperto durante il lockdown.
La libertà di fare le cose che ci piacciono, di avere tempo per noi, di leggere finalmente quel libro che avevamo comprato anni fa ma che, per la frenesia della nostra routine quotidiana, non avevamo ancora letto. La libertà di giocare con i nostri figli, di dedicare più tempo alle persone che amiamo, di sperimentare quelle ricette culinarie che per mancanza di tempo non avevamo più provato a fare.
Sembra strano ma è bastato sospendere la vita per imparare a viverla davvero. Questo, però, all’inizio ci ha terrorizzati perché ci sentivamo soffocare all’interno delle mura della nostra stessa casa. Perché? Cosa rappresentavano quelle mura? Le nostre paure? La nostra solitudine? Il nostro dolore? Le nostre debolezze? I nostri vuoti? La nostra famiglia?
Abbiamo imparato a dialogare con la parte più intima e profonda di ognuno di noi conoscendoci per la prima volta o scoprendoci persone diverse, nuove, cambiate.
Abbiamo capito che la solitudine non è sinonimo di negatività ma è un sentimento che, come gli altri o forse più degli atri, ci aiuta a crescere, a vedere il mondo con occhi diversi e ad apprezzare le cose che ci circondano non dandole mai per scontato.
Abbiamo compreso che le paure degli altri non sono meno importanti delle nostre: ognuno ha le sue e vanno rispettate.
Ci siamo resi conto che la fragilità non è sbagliata perché è dannatamente umana. Noi siamo umani.
Abbiamo capito che la famiglia non è sempre un luogo sicuro ma può essere oppressione, violenza, tormento e in molti hanno trovato il coraggio di liberarsi dalle brighe di una vita passata con un marito violento, un partner geloso, un uomo possessivo, una donna ossessiva…
Abbiamo finalmente dato il giusto valore alle persone che lo meritavano. Quante amici che ritenevate tali in questa quarantena vi hanno lasciato? Quanti, invece, sono rimasti? Ma va bene così. Non è colpa tua né di nessun altro. Una volta una persona mi disse che sul treno della nostra vita ci saranno passeggeri che termineranno il viaggio con noi, altri che scenderanno prima e altri ancora che arriveranno in seguito, ed è giusto così. Questo è il bello della vita e anche se quel dolore all’inizio sarà insopportabile, alla fine, ci aiuterà a capire chi merita di arrivare con noi fino alla nostra ultima stazione.
Ma ci siamo anche sentiti soli, tremendamente soli, forse troppo e questo ci ha spaventato perché magari abbiamo capito che, in realtà, lo siamo sempre stati. Avere la sensazione di sentirsi sempre fuori posto, fuori luogo, non parte di quella realtà come quando ad un’uscita con gli amici, nonostante tu sia con un gruppo di persone, ti senti dannatamente solo… Ecco, in questa quarantena, in molti hanno lavorato su questa sensazione di vuoto e tante sono state le conclusioni a cui ognuno è giunto. C’è chi ha capito che quella mancanza che avvertiva era rappresentata da una persona, chi dalle proprie paure, chi dalle proprie debolezze… e poi ci sono io che ho capito che colmare un vuoto è diverso dal riempirlo e mi sono interrogata a lungo su quest’aspetto per capire chi avesse il compito di aiutarci o meno in questa esperienza.
In questo tempo che ci è stato donato abbiamo compreso chi siamo e che cosa vogliamo. Abbiamo capito che il “ti voglio bene” più grande è quello che dobbiamo rivolgere a noi stessi, che quell’immagine che odiamo ogni volta che ci guardiamo allo specchio è, in realtà, perfetta e che quel riflesso è il nostro ed è bellissimo, splendido, unico.
Abbiamo compreso che l’abbraccio più importante è quello che non abbiamo ancora dato: abbracciatevi!
Ci siamo resi conto che l’amore, quello per noi stessi, è la conquista più grande che ognuno di noi possa fare perché soltanto così potremmo sentire poi la mancanza dei nostri amici non più come una mancanza che andava a riempire la nostra vita, ma come un’assenza di anime con cui condividevamo la nostra esistenza.
La quarantena ci ha fatto capire l’arte del fermarsi: fermarsi per apprezzare gli altri, il tempo, noi stessi, l’amore, la vita, ogni piccola cosa… Questo 2020 non è stato poi così male, di cose positive ce ne sono state e di questo noi abbiamo appena finito di parlarne. Il 9 Marzo 2020 si è fermata l’Italia ma è iniziata la Vita.
Wanda Cioffi
