Il 19 dicembre in tutte le sale è uscito Pinocchio, l’attesissimo film di Garrone che ha riempito le sale nonostante la contemporanea uscita dell’ultimo film della recente trilogia di Star Wars. Questa pellicola vuole essere una fedele rappresentazione del romanzo per ragazzi di Carlo Collodi “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, scritto intorno al 1880. La storia del burattino di legno che compie un viaggio per diventare un bambino vero è oggigiorno famosa in tutto il mondo da generazioni, tanto da ispirare un gran numero di trasposizioni teatrali, cinematografiche e di animazione. Noto a tutti il film d’animazione Disney che, tuttavia, prende le distanze dai toni noir della storia di Collodi.

Pinocchio e le sue identità

Molto si è discusso sulla reale identità di Pinocchio, del suo viaggio interiore ed esteriore. Il burattino di legno è stato identificato da alcuni come la parte più meccanica che prevale negli esseri umani che, per questo, sono spinti a ricercare la propria anima. Questa rilettura si basa sulla probabile adesione di Collodi ad una loggia massonica e quindi, la metamorfosi del personaggio divine sinonimo di un’iniziazione.
Altri hanno, invece, ridato una rilettura teologica che vede Pinocchio come la parabola di un uomo che si ribella a Dio ovvero al suo Creatore identificato con la figura di Mastro Geppetto. Lucignolo, il Gatto e la Volpe sono invece l’allegoria di Lucifero e dei piaceri veniali che assicurano la perdizione al burattino di legno. La Fata Turchina secondo questa visione sarebbe una rappresentazione della Madonna che intercede per gli uomini nel momento del bisogno. Il noto Pesce-cane invece si identifica con la Balena di Giona, personaggio bibilico, che, dopo essere stato inghiottito dall’animale, ritrova l’obbedienza verso Dio (il creatore) alias Mastro Geppetto.

Rilettura pedagogica

La storia del burattino di legno a cui il naso si allunga ad ogni bugia funge da ammonimento alle bambine e ai bambini che la ascoltano: dire bugie non può far altro che procurare guai. Non è casuale che Pinocchio finisca nei guai ogni qualvolta gli mentono o è lui stesso a mentire. I bambini, infatti, dai quattro anni in poi cominciano a mentire e ciò diventa una parte integrante del proprio sviluppo, come dire la verità. Secondo la psicanalisi entrambi i processi sono necessari a realizzare una separazione dai genitori, delineando la linea di contorno del proprio “Io”. In soldoni: grazie al processo di menzogna-verità i bambini cominciano a plasmare la propria personalità e a comprendere che nessuno può leggere nella propria mente se non sono loro stessi ad esprimersi, affrontando poi le conseguenze delle proprie verità o menzogne. Nel viaggio di Pinocchio per diventare un bambino vero si susseguono numerosi personaggi che lo accompagnano ma è lui stesso a maturare una propria personalità nel corso delle varie esperienze e solo alla fine raggiunge il suo obiettivo che coincide con l’autoconsapevolezza.

La fiaba di Pinocchio è tutto questo e molto altro ancora. Si può facilmente immaginare perché dopo centinaia di anni continua ad affascinare un pubblico di tutte le età che alla notizia di una nuova pellicola sul burattino di legno non può far altro che correre al cinema a vederlo, amandolo ancora una volta.

Andreana Balsamo

Studentessa di Chimica e aspirante giornalista con la passione per l’arte e la letteratura. I miei principali interessi sono la lettura e la scrittura di racconti, saggi e poesie.

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