Camminando lungo le strade delle città, è più che immediato notare che ogni angolo racconta la storia di chi è passato lì prima di noi, come in un museo a cielo aperto: sui muri dei palazzi, sulle saracinesche dei negozi e perfino nei bagni del locale che tanto ami si riversano imponenti opere d’arte nate da una bomboletta spray o un banale pennarello.
Ti sei mai chiesto come è iniziato tutto ciò?
Proverò in questo articolo a raccontarti di come un giovane ragazzo scapestrato ha fatto sì che i più grigi edifici di tutto il mondo venissero ricoperti dai più variopinti colori, dando via al movimento considerato una delle quattro arti della cultura hip-hop.
Tutto inizia nella periferia della città di Philadelphia, dove un giovane Darryl McCray cresce accerchiato dalla madre e dai nonni materni. Fin dall’infanzia fu difficile tenere a bada il piccolo Darryl, anche a causa dell’aumento della criminalità nel suo quartiere natale. Bisogna infatti aspettare ben poco per arrivare ai suoi primi problemi con la legge, difatti all’età di 12 anni viene allontanato dalla famiglia e spedito in un istituto di recupero giovanile. E’ proprio qui che il nome Cornbread incontrerà McCray.
Durante la fila nella mensa dell’istituto, il piccolo, preso dalla nostalgia del pane di mais che tanto adorava, inizia a chiedere insistentemente al cuoco di prepararne un po’, ma trovandolo petulante, il capo della cucina lo allontana velocemente senza accontentare il suo desiderio. La sua insistenza continua per diverse settimane fino al giorno in cui il cuoco, ormai stanco della richiesta, prende di forza Darryl e, portandolo fuori dalla mensa, lo scaraventa via pronunciando la leggendaria frase “Keep this cornbread out of my kitchen” (Tenete questo pane al mais fuori dalla mia cucina). I suoi coetanei vedono in quella situazione l’occasione per prendersi gioco di Darryl, ma lui al contrario sfrutta l’evento per distinguersi dagli altri portando in alto questo nomignolo e facendolo diventare il suo soprannome.
Proprio durante il periodo successivo all’evento, Darryl McCray inizia ad affinare il suo talento nella scrittura e lettering ed emulando le gang di Philadelphia inizia a ricoprire pian piano i muri del carcere con la scritta Cornbread. Eccitato dalla euforia provocata dalla ripetizione quasi maniacale di quel semplice gesto, viene ben presto etichettato dagli psichiatri della struttura come un bambino con problemi mentali.
Uscito dall’istituto tre anni dopo la sua carcerazione, inizia a frequentare un liceo e qui conosce la piccola Cynthia di cui si innamora. Troppo timido nel confessare il suo amore, decide di “taggare” i muri della città che separano la casa della ragazza dalla scuola scrivendo “Cornbread loves Cynthia” facendo evolvere ulteriormente la neonata arte e guadagnando ben presto rispetto e notorietà dai cittadini del posto.
Il suo esprimersi sfruttando la città come tela continuò fino allo storico anno del 1971, anno in cui un certo Cornelius Hosey fu sparato a morte in una guerra tra gang rivali. I giornali locali identificarono erroneamente Cornelius come Darryl scrivendo nelle testate “Cornbread is dead”.
Per diverse settimane il vero Cornbread tentò di ‘risorgere’ facendo notare l’errore ai partecipanti di questo nuovo movimento taggando la città con frasi come “Cornbread is not death”. Non riuscendo nel suo intento, decise di puntare più in alto. Una mattina di quello stesso anno, scavalcò le recinzioni dello zoo locale e armato di sole bombolette spray, ricoprì il fianco di un elefante dello zoo con la leggendaria scritta “Cornbread lives”. Il resto fu storia. Bastò poco alla stampa per notare il coraggioso gesto del writer e pubblicando articoli sull’evento, questa nuova cultura si estese raggiungendo la città di New York, poi l’Europa, poi il mondo intero. Cornbread quel giorno fu arrestato, ritirandosi definitivamente dalla scena, lasciando in eredità agli artisti di tutto il mondo una nuova arte pronta ad esplodere nelle strade delle città di tutto il mondo.
Perciò, la prossima volta che sarai a zonzo tra le strade della tua città, prova a soffermarti sulle numerose tag e i vari graffiti in cui è certamente immersa, e lascia che quei muri tentino di narrarti le più curiose e colorate storie di chi è passato lì prima di te.
