Oggi 22 aprile si celebrerà la giornata della Terra, giornata in cui in ogni angolo del globo si manifesterà al fine di contrastare la conseguenza dovuta alle cattive azioni compiute dall’uomo nel corso di questi decenni: il riscaldamento globale.

La crisi climatica: un male da fermare

Il riscaldamento del clima terrestre non è altro che l’innalzamento delle temperature medie sul globo. In realtà sarebbe da definirsi un avvenimento naturale, se suddiviso in tempi lunghi tra loro.  Purtroppo però, a partire dagli inizi del 1990 un aumento incontrollato delle temperature, alluvioni, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari e degli oceani e modifiche dei pattern di circolazione atmosferica, causa delle forti ondate di freddo miste a estati più torride.

Il disastro di Santa Barbara: l’evento che risvegliò le coscienze dei popoli

Durante le prime ore del 28 gennaio del 1969 l’esplosione della piattaforma petrolifera Platform A della Union Oil, situata a circa 10 km dalle coste di Santa Barbara ha provocato il riversamento in mare di milioni di litri di petrolio e di fanghi di risulta e la morte di migliaia di pesci, gabbiani e leoni marini. Purtroppo furono le tragiche conseguenze di quel terribile episodio a mettere in allarme i politici e ad attirare la sensibilità dei media sulla questione. Dall’alto un uomo, Gaylord Nelson, osserva frustrato e preoccupato la vicenda: è consapevole di non poter far nulla, ma è determinato a proteggere quelle spiagge. Niente di simile dovrà più accadere.

Gaylord Nelson: l’uomo che per primo volle salvare il pianeta

Gaylord Nelson (1916-2005) fu politico statunitense e attivista ambientale che nel 1970 ideò quella che è a tutti gli effetti diventata una ricorrenza che ha coinvolto ben 192 paesi.                                                                                                                                                                                                          Come politico difendeva e sosteneva i diritti e la libertà del popolo vietnamita, allora in guerra. Difatti furono proprio le manifestazioni nate per opporsi a quest’ultima a fargli capire l’utilità di istituire una giornata per sensibilizzare sul tema della crisi climatica i popoli ma soprattutto chi era al potere. Le sue parole destarono anche l’attenzione dell’allora presidente John Kennedy, che diede carta bianca al politico.

L’idea c’era, la possibilità di renderla realtà pure; mancava solo il nome giusto, uno che suonasse bene ma al contempo entrasse nella testa e vi rimanesse. In soccorso dell’attivista arrivò Julian Koenig, copywriter che si offrì volontario per coniarlo. Venne fuori “Earth day” nome semplice ed efficace, logico e che poteva mettere d’accordo tutti. Sembra anche che il 22 aprile fosse il compleanno di Koenig, e che “Earth day” gli ricordasse la parola compleanno, per l’appunto birthday.

Nel 22 aprile del 1970 finalmente vide la luce la giornata mondiale dedicata alla Terra: un fenomeno che non costò nulla all’America, e che fruttò, anzi, parecchi profitti (fu un “evento spontaneo e nato dal basso” secondo quanto affermato da Gaylord Nelson). Difatti solo da quella manifestazione si sono riuscite ad ottenere delle risorse per tutela dell’acqua, lo smaltimento dei rifiuti tossici e la limitazione dei pesticidi da parte delle aziende agricole.

Greta Thunberg: una delle più giovani attiviste degli ultimi tempi

La lotta al clima, comunque, non si è fermata a quell’anno. Sono state tante le voci ad essersi espresse sulla questione, ma una in particolare ha fatto parlare più delle altre. Il suo nome è Greta Thunberg, attivista svedese di diciannove anni che durante uno dei suoi discorsi più celebri ha destato gli animi di chi l’ascoltava, accusando a viso aperto i leader internazionali di non fare abbastanza.

“E’ tutto sbagliato. Io non dovrei essere qui di fronte a voi. Dovrei essere a scuola dall’altra parte dell’oceano. Eppure venite tutti da me per avere speranza? Ma come osate! Voi avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre vuote parole. Eppure io sono una persona fortunata.

Le persone soffrono. Le persone stanno morendo. Interi ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui riuscite a parlare sono i soldi e le favole della crescita economica infinita. Come osate!

Per più di 30 anni la scienza è stata di una chiarezza cristallina. Con che coraggio osate continuare a girarvi dall’altra parte e venire qui assicurando che state facendo abbastanza, quando la politica e le soluzioni necessarie non sono ancora nemmeno all’orizzonte.

Dite che “ci ascoltate” e che comprendete l’urgenza. Ma non importa quanto io sia triste e arrabbiata, non voglio crederci. Perché se comprendeste davvero la situazione e continuaste a non agire, allora sareste malvagi. E mi rifiuto di crederci.

L’idea più diffusa sul dimezzare le nostre emissioni in 10 anni ci dà solo il 50% di probabilità di rimanere al di sotto di 1,5 ° C e disinnescare così reazioni a catena irreversibili al di fuori del controllo umano.

Forse il 50% di probabilità è accettabile per voi. Ma questi numeri non includono i punti di non ritorno, la maggior parte dei circuiti di feedback, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o gli aspetti di giustizia e di equità. Fanno anche affidamento sull’ipotesi che la mia generazione e quella dei miei figli riuscirà a risucchiare centinaia di miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera con tecnologie che oggi esistono a malapena.

Quindi un rischio del 50% non è semplicemente accettabile per noi – noi che dobbiamo convivere con le conseguenze.

Per avere una probabilità del 67% di rimanere al di sotto di un aumento della temperatura globale di 1,5 ° C – le migliori probabilità stimate dal Pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici – il 1 ° gennaio 2018 il mondo aveva solo 420 gigatonnellate di anidride carbonica da poter rilasciare nell’atmosfera.

Oggi questa cifra è già sotto le 350 gigatonnellate. Come osate far finta che questo problema possa essere risolto con le solite soluzioni economiche e tecniche. Con i livelli di emissione odierni, la quantità di CO2 a disposizione sarà completamente sparita in meno di otto anni e mezzo.

Non ci saranno soluzioni o piani presentati secondo i dati di oggi. Perché questi numeri sono troppo scomodi. E voi non siete ancora abbastanza maturi per dire le cose come stanno.

Ci state deludendo e tradendo. Ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se sceglierete di fallire, vi dico che non vi perdoneremo mai.

Non vi lasceremo andare via come se nulla fosse. Proprio qui, proprio adesso, è dove tracciamo la linea. Il mondo si sta svegliando. E il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.”

L’Earth day ha fruito, in questo caso, da testimone per la manifestazione tenutasi per la prima volta il 20 agosto del 2018, ideata proprio da Greta Thunberg. L’attivista svedese volle infatti scuotere le coscienze di chi chiudeva gli occhi dinanzi alla crisi climatica, incentivando i giovani a difendere il loro legittimo diritto di vivere su un pianeta pulito.

Oltretutto in un discorso del 2021, ha invitato i presidenti di tutte le nazioni a cogliere la minaccia generata dal cambiamento climatico come un’opportunità.

Opportunità presto colta nello stesso anno durante la cop26 (vi hanno partecipato più di 40 paesi) , ospitata nel Regno Unito, in cui sono avvenuti i negoziati per contrastare il surriscaldamento climatico.                                                                                                                                                         Sono stati così raggiunti dei compromessi: investire sulle fonti rinnovabili; ridurre il carbone; sostenere i danni causati dal cambiamento climatico.                                                                                                                                                                                                                                                                   Gli obiettivi da raggiungere, invece, dovranno essere: limitare il riscaldamento globale ad 1,5 grado e tagliare l’utilizzo dell’anidride al 45% entro il 2030 e arrivare a zero emissioni non oltre il 2050.

Invece, il proposito che ogni singolo individuo dovrà conseguire è imparare ad aver cura dell’ambiente: anche il più piccolo gesto di ogni giorno può fare la differenza per il successivo.

In occasione di questa giornata celebrativa, d’altronde, il canale digitale Rai Play dedicherà 14 ore di diretta. Una maratona streaming cui prenderanno parte scienziati, artisti e giovani da tutta Italia. Tutti loro uniti per regalare al mondo di domani un presente migliore di adesso.

Ad oggi, nel 2022, la crisi climatica è più persistente che mai, gli effetti negativi del riscaldamento globale si fanno sentire tra le foreste bruciate e gli scioglimenti dei ghiacciai; tra i mesi di siccità e gli inverni più rigidi. Deve essere ora il momento di agire; il momento di “investire nel nostro Pianeta”, come recita il motto pronunciato per quest’anno.                                                                                                                                                                               Per rimandare ormai è tardi, purtroppo non basta solo una giornata all’anno per rimediare agli errori fatti, non più.

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