Che l’abbiate amata o odiata, la figura di Elisabetta II, la regina che ha scolpito un’era, rimarrà indelebile nelle nostre menti e tra le pagine di storia: la sua morte è stata un duro colpo per il mondo intero.

Nata a Londra nel lontano 1926, la piccola Elizabeth non era destinata ad un futuro sul trono d’Inghilterra; furono infatti una serie di coincidenze a portarla a governare sul regno più grande e duraturo di tutti i tempi.

Una sovranità nata per caso

La sua trisavola Vittoria, quinta in linea di successione, sedette al trono per 64 anni; dopo che una serie di tragiche morti la portarono ad indossare la corona a ben 18 anni.

Regnò sul Paese per talmente tanti anni (solo Elisabetta II riuscirà a superarla) che suo figlio Edoardo VII, che a quel punto aveva già raggiunto i 59 anni, avrà modo di succederle solo per nove anni.
Il primogenito Alberto Vittorio sopravvisse fino ai 28 anni, quindi divenne il fratello minore il monarca. Quest’ultimo fu Giorgio V per 25 anni, poi per discendenza il suo posto venne preso dal figlio Edoardo VIII, che abdicò perché innamoratosi di una donna divorziata.

Toccò allora al prossimo per successione ad assumersi questa responsabilità: il secondo genito Giorgio VI, padre di Elisabetta.

Al tempo la futura regina aveva compiuto appena 10 anni, quando si era vista cambiare davanti ai propri occhi il resto della sua vita. Da semplice nipote del re, era passata ad essere l’erede di quel vasto regno.

Il padre aveva accettato con riluttanza il suo destino: era timido e impacciato in pubblico, sentiva che tutto questo era troppo per lui; ma nonostante ciò guidò e servì il paese in maniera eccelsa.

Una scelta fatta non per scelta

Quando Elisabetta arrivò a Buckingham Palace per la prima volta, non si sentì molto a suo agio: se avesse potuto scegliere sarebbe rimasta nelle tranquille campagne londinesi.
Il primo cambiamento lo subì nella vita di tutti i giorni; in cui ogni minuto era programmato a regola d’arte. Venne istruita dalle figure più illustri affinché apprendesse a dovere l’etichetta, il protocollo e leggi. Imparò come essere una regnante modello dallo stesso sovrano, da cui ereditò la disciplina e il rigido rispetto alle norme.

Apprese prima di quanto pensasse quanto duro fosse quel compito, poiché alla sola età di 26 anni, fu lei ad indossare quella corona che finora aveva visto solo poggiato sul capo dei sui predecessori.

La giovane età e la precoce e recente perdita del padre la portarono ad assumere in fretta quel ruolo che non le spettava dalla nascita, ma che sembrava esserle stato cucito addosso.

La <<royal family>>

Il matrimonio col principe Filippo di Grecia e Danimarca nel 1947, e la nascita di due dei suoi figli, rispettivamente Carlo nel 1948 e Anna nel 1950; furono tre grandi eventi che precedettero quello che forse temeva di più: l’incoronazione all’abbazia di West Minster nel 1952.

Piccola curiosità sul principe Filippo: sapevate che il cognome Mountbatten fu richiesto dal re in persona a seguito dell’esilio della sua famiglia dalla nazione dovuta alla guerra persa contro la Turchia, e per evitare che collegassero la sua persona al nazismo? Dovuto proprio al fatto che tutte le sue sorelle erano sposate con aristocratici nazisti e che il suo precedente cognome Battenberg era un po’ troppo “tedesco”.
Per ironia della sorte, è poi venuto fuori che il precedente re Edoardo VIII avesse legami proprio col nazismo.

Dopo l’ascesa al trono di Elisabetta II, il principe consorte Filippo (che non divenne mai re per una semplice tradizione redatta nei secoli) prese il titolo di duca di Edimburgo; e i figli il cognome Windsor-Mountbatten; cognome che verrà ripreso solo in caso di mancato titolo nobiliare da parte di componenti della famiglia reale.
Insieme regnarono, tra alti e bassi e crisi matrimoniali, per 69 anni: a gennaio del 2021 Filippo spirò il suo ultimo respiro; seguita dalla nostra regina appena l’anno successivo.

L’Umanità ha indossato la corona… 

Per tutta la durata della sua monarchia, abbiamo visto una figura maturare come donna e come regina.

Abbiamo visto un’Elisabetta che malgrado presunti tradimenti mai accertati, ha amato e perdonato l’uomo a cui sentiva di essere devota.

L’abbiamo vista rimandare per giorni e giorni il visito nel villaggio di Aberfan dopo il disastro minerario che colpì una scuola elementare. Non pensava fosse un compito che spettasse alla famiglia reale. Alla fine però, lontano da tutti ed in completa solitudine, pianse la morte di tutti quei bambini innocenti. In amicizia confidò che l’esitazione sia stato il suo più grande pentimento.

Abbiamo scorto una regina fredda e rigida quando, pur trattandosi della sorella, rifiutò la benedizione di un matrimonio, poiché il fidanzato aveva l’unico difetto di aver divorziato. Non si interpose al successivo, nonostante le voci che girassero sul suo conto e il consiglio da parte del marito, poiché non voleva far soffrire nuovamente la sorella (Margaret più avanti vi divorzierà).

Abbiamo osservato e giudicato la regina quando si frappose nella vita sentimentale del suo primogenito Carlo. Furono una serie di sfortunate vicende a portare quest’ultimo e la sua amata Camilla a sposare due persone che infondo non desideravano. Lui sposò Diana Spencer, di dieci anni più giovane, sotto le pressioni della madre; lei un ammiraglio dell’esercito.
Purtroppo il matrimonio tra Diana e Carlo non si rivelò dei più idilliaci, tant’è che fu Elisabetta stessa a chiedere il divorzio tra i due. Comunque negli anni a venire riuscirà ad ottenere il perdono dal figlio, permettendo l’unione tra lui e Camilla.
Oltretutto Elisabetta nominerà lei regina consorte, arrivando così a rompere una consuetudine che andava avanti da secoli.

Abbiamo ammirato il suo portamento durante i funerali della principessa Diana (iconico fu il suo inchino dinanzi la tomba), i quali furono celebrati secondo il protocollo seguito in precedenza per la commemorazione della regina madre.

Abbiamo visto la delusione negli occhi della sovrana quando ha assistito alle accuse di abusi sessuali processate contro il figlio Andrea. Non potè far altro che detrargli il titolo di Altezza Reale.

Abbiamo guardato con lei senza poter opporsi, il principe Harry, suo nipote prediletto e secondo genito di Carlo, abbandonare Buckingham Palace e ogni titolo nobiliare per andare a vivere negli Stati Uniti con sua moglie Megan, in conseguenza alla discriminazione razziale da lei subita da parte di alcuni individui del personale nel Palazzo reale.

Ha fatto certamente i suoi errori, ma non potremo fare a meno di ricordare per sempre l’umanità e la forza con cui ha condotto la Nazione. La sua volontà nel servire con umiltà il paese entrando nell’esercito come autista e meccanico, per poi ricevere una promozione come comandante onorario junior cinque mesi più tardi. La vicinanza che ha mostrato al suo popolo sia durante i momenti di auguri per liete festività sia durante i più duri. Lei è come se ci fosse stata per ognuno di noi, quando il Covid faceva paura e la gente aveva timore persino dei suoi stessi cari. Non dimenticheremo mai le incoraggianti parole, la speranza emanata semplicemente col suo sguardo: “ne usciremo, e saremo più forti”.

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