C’è un interrogativo che viene posto ad una persona, o che essa stessa si pone, almeno una volta nella sua vita: “Ma tu credi in Dio?”.

Le risposte sono varie, spaziano dalla completa certezza, che si traduce in devozione, alla completa astensione da tali credenze, che si sintetizzano nell’ateismo. Poi c’è chi è “credente, ma non praticante”, chi, invece, in qualcosa ci crede, ma non sa in cosa perché “deve pur esserci qualcosa”.

Io a questa domanda non saprei rispondere. Allora al mio “non lo so, ma non credo” mi è stato sempre chiesto, magari d’istinto: “Quindi non credi a nulla?”. Dopo un attimo di silenzio dico: “Guarda, è un argomento ostico, sarebbe complicato da spiegare” e non finisco mai per dare una risposta.

Ma oggi, miei cari lettori, forse è arrivato il momento di rispondere alla fatidica domanda.

Sono dell’idea che sia brutto dire “non credo a nulla”, bisogna pur credere in qualcosa, che sia la scienza, una religione o una filosofia. Un libro che mi ha aperto la mente a riguardo è “21 lessons for the 21st century” (21 lezioni per il 21esimo secolo), un libro di Yuval Noah Harari, laureato in storia all’Università di Oxford e docente dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Nei suoi scritti egli esamina diversi temi che mescolano la storia alla filosofia sociale, l’intelligenza e alla libertà di pensiero.

Oggigiorno ci sono due “categorie” che governano ed influenzano profondamente il mondo: la politica e la religione.

La “politica” è la più influente e potente categoria. Tutto ruota intorno ad essa: denaro, supremazia, benessere sociale.

La “religione” fa credere agli uomini e alle donne che esista una vita più dolce e appagante “dall’altra parte”. È comunque molto potente, ma non include l’intera popolazione poiché non tutti sono credenti e chi invece lo è, non sempre professa lo stesso credo.

Ogni cosa, dalla religione alla politica, nasce per risolvere problemi, che essi abbiano carattere sociale, spirituale, economico.

Un “problema” che voglio far presente alla vostra attenzione è la globalizzazione. Oltre ai numerosi aspetti positivi, come l’incontro di diverse culture, ha portato alla luce le differenze tra i popoli, facendo nascere sentimenti contrastanti: dal desiderio di scoperta e l’amore, alla convinzione di essere migliori e la paura.

A partire dalla seconda metà del XX secolo, sono state avanzate numerose campagne a favore della diversità e non solo, visti anche i disastri sociali che si erano verificati a causa della Shoah, ad esempio. Si arriva così nel XXI secolo, il secolo dell’innovazione tecnologica, di affermazione di diritti civili, delle mode e di tanto altro.

Si credeva che tutte le disparità fossero state “smussate” e successivamente “abolite” e che tutti problemi fossero stati superati grazie ai numerosi interventi in ambito umanitario per favorire la cooperazione internazionale (anche promossi dall’UE).

Io spesso mi guardo intorno, ma socialmente parlando, di cooperazione, uguaglianza e “amore verso il prossimo” c’è ben poco. Abbiamo parlato di progresso, ma a quanto pare il progresso scientifico e tecnologico non vanno di pari passo con quello sociale. Per quanto riguarda il progresso digitale abbiamo fatto passi da giganti, ma dal punto di vista sociale a me sembra si proceda molto lentamente, a mio avviso.

“Tutto ciò che l’uomo ha imparato dalla storia, è che dalla storia non ha imparato niente”, diceva il buon vecchio Hegel.

Dopo questa “breve” introduzione, arriviamo finalmente al nocciolo della questione, rispondo alla domanda: “Ma tu in Dio ci credi?”.

La religione ha lo scopo di unire l’umanità, ma tutte le sue diverse sfaccettature la dividono. Essa, secondo quanto scritto nei vari testi sacri, dovrebbe unire tutti i popoli come se fossero uno solo, bisognerebbe amarsi l’un l’altro. Le Sacre Scritture sono state rilevanti nel Medioevo, ma come possono guidarci nell’era dell’intelligenza artificiale, del progresso scientifico, del surriscaldamento globale, del decadimento di ideali?

Ho detto che la religione divide l’umanità: riflettiamoci insieme.

Esistono nel Mondo più di 10.000 religioni. Per assurdo, assumiamo che non ci siano atei e che ogni credente lo sia realmente e non faccia parte della categoria “ci credo, ma non pratico”. Bella confusione eh? Così tanti modi diversi di agire, di pensare, di vivere soprattutto.

Il problema non si porrebbe se non fosse che di base il problema c’è. Magari imposto dall’uomo perché “limitato”, ma infondo si sa, la poca chiarezza genera caos.

Ma perchè, secondo voi, parlo di “chiarezza”?

“Quando migliaia di persone credono a una storia inventata per un mese, quella è una fake news. quando un miliardo di persone ci crede per mille anni, quella è una religione”- altra frase potente di quel libro.

Unendo le persone che seguono la stessa dottrina, la religione rende possibile la cooperazione umana. Gesù Cristo, per esempio, ha ispirato i cristiani a essere compassionevoli. “La parola di Dio” può essere vista come un tipo di propaganda e manipolazione, infatti, migliaia di anni fa le persone erano convinte ad andare in guerra (Crociate) in nome di un ideale comune. Qui mi direte: “Sì, ma la gente era ignorante al tempo.” La religione fa credere alle persone che c’è un solo Dio a cui devono essere devote, hanno 10 comandamenti da rispettare se vuoi andare in Paradiso.

Non è una dittatura finché non scegli di crederci.

Il TG e i giornali ci hanno spesso informato che le guerre, non sono causate solo da ragioni economiche e politiche, ma anche da motivi religiosi. Vi ricordo gli attentati dell’11 settembre 2001. I cristiani oggi sono il gruppo di fede maggiormente perseguitato. Secondo la World Watch List 2019, sono stati uccisi in quell’anno 4305 cristiani. Senza considerare i vari atti di persecuzione. In India si registrano sempre più atti di violenza nei confronti delle minoranze religiose; in Cina la situazione è simile, con l’emanazione del nuovo “Regolamento per gli Affari Religiosi” (Febbraio 2018). Arriviamo in Nigeria: nel 2018, sempre secondo il rapporto World Watch List, quasi 3700 cristiani sono stati uccisi a causa della loro fede. E questi sono solo alcuni casi, la lista è ancora lunga.

Nel complesso è chiaro che le persone sono sempre state controllate, in qualche modo. Ci fidiamo di chi sembra sapere più di noi e di chi sembra più sicuro nelle situazioni critiche. Nei periodi di crisi tutti si riferiscono a chi è più propenso a portarli a rivedere la luce, che sia Dio, Allah o Buddha, chi crede in loro ha bisogno di una sicurezza in più in un Mondo dove tutto sembra decadere, in un Mondo sempre più precario.

Alla domanda “Credi in Dio?”, dunque, io rispondo con “No”. Credo in ciò che ho la certezza di vedere con i miei occhi. Direi che credo nell’Uomo e in tutto ciò che di bello ha creato e scoperto. Non voglio vivere facendo buone azioni perché poi così facendo vado in Paradiso, o mi reincarno in un uomo e non in una bestia. Voglio vivere facendo buone azioni perché sono una brava persona e perché sono cresciuta circondata da sani principi e ideali.

Non credo in nessuna entità superiore, scherzando potrei dire che credo nel destino o al karma, ma questo è un altro discorso, su cui ritornerei volentieri.

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