L’Estate di S. Martino altro non è che il termine con cui viene etichettato il periodo in cui, dopo i primi giorni di freddo, se ne verificano altrettanti di bel tempo. Questa condizione climatica si concentra a inizio maggio nelle zone a sud del globo (emisfero australe); e a novembre per quanto riguarda quelle settentrionali (emisfero boreale).
Questo fenomeno prende il nome dalla nota leggenda di S. Martino, patrono della città di Belluno e protettore di mendicanti e cavalieri. La sua festa liturgica è stata concordata dalla Chiesa per l’11 novembre, giorno della sepoltura del santo a Tours.
Ora è lecito chiedersi: chi fu e perché questo episodio porta il suo nome?
Martino di Tours nacque a Sabaria (l’odierna Szombathely in Ungheria) in Pannonia, tra il 316 e il 317. Il padre scelse questo nome per onorare il dio della guerra Marte. Destinato quindi fin dalla nascita a diventare soldato (il padre era anche un importante ufficiale della milizia romana); si trasferisce all’età di 15 anni a Pavia con tutta la famiglia, per venir arruolato nell’esercito.
La leggenda vuole che Martino durante una delle sue missioni, mentre era in viaggio per la città di Amiens con le sue truppe, un freddo vento ed una forte pioggia lo accompagnasse nel tragitto.
Quando finalmente intravidero le porte della città all’orizzonte; fece la sua comparsa un mendicante, quasi privo di vesti ed infreddolito. In quel momento fu naturale per l‘ungherese dividere e donare metà del suo mantello all’uomo bisognoso. Dopo tale gesto anche Martino cominciò a risentire parecchio del maltempo, quindi volle affrettarsi a trovare un rifugio. Non fece neanche il tempo ad incitare il suo cavallo ed i suoi compagni a ripartire; perché pioggia e vento si acquietarono e nuvole e freddo lasciarono spazio ad un sole accecante ed un tepore ritemprante.
La sera stessa Gesù apparve in sogno al futuro santo per ringraziarlo e restituirgli la parte mancante del suo mantello. Il giorno successivo il tessuto era integro.
Da allora il soldato si avvicinò al Cristianesimo, lasciò l’esercito e divenne Monaco predicante nella cittadina di Poitiers fino alla sua morte, l’8 novembre 897 a Candes.
Un fondo di realtà?
Nonostante la vicenda fittizia appena raccontata, sembrano comunque esserci delle evidenze scientifiche che coincidono con l’accaduto.
Sono state esaminate delle mappe di natura climatologica a partire dagli anni ‘50 al 2010 del mese di novembre: qui risulta un’estensione di alta pressione nelle parti dell’Europa centrale ed una pressione più bassa verso il meridione della sfera terrestre.
Naturalmente bisogna tener conto che le temperature si sono di per sé si sono innalzate a causa del riscaldamento globale, e che non esistono più le basse temperature di una volta; ma può essere vista come una coincidenza affascinante, quella trovata tra il mito e la verità scientifica.
Una festa nel cuore di tutti
L’Estate di S Martino, per essere ora più precisi, avviene quindi in concomitanza con i giorni di improvvisa calura e con quello di morte e sepoltura del beato: tra l’8 e il 14 novembre.
È divenuta però una tradizione nel corso degli anni per i fedeli, quella di festeggiare in questo giorno offrendo cibo e vino a profusione per glorificare il santo e l’abbondanza dei frutti donati dalla Terra grazie alle belle giornate che Dio manda ogni anno in questo lasso di tempo come segno di riconoscenza.
Sappiate però che i cristiani non sono gli unici a brindare all’occasione. Nel corso della stagione autunnale è ormai abitudine in molte regioni d’Italia stappare vini e rimpinzarsi di castagne arrostite, prelibati piatti a base di zucca e carne d’oca.
Piccola curiosità…
Voi per caso siete a conoscenza del vecchio proverbio ‘’A San Martino ogni mosto diventa vino”?
Dovete sapere che in epoca ottocentesca il Veneto era conosciuto per i suoi terreni fertili (grazie alle temperature miti accompagnate da piogge novembrine) e adatti alla coltivazione di viti; a tal punto da far trasferire intere piantagioni di uva addirittura da Bordeaux.
Per la carne d’oca invece? Sappiate soltanto che durante il culto dei morti di usanza celtica (anch’esso avveniva i primi di novembre); veniva venerato un messaggero dell’Aldilà dalle sembianze di cavaliere il quale portava come stemma sul mantello un’oca. In seguito la leggenda celtica e quella cristiana hanno finito col fondersi, poiché molto spesso S. Martino viene rappresentato accompagnato proprio dall’oca.
