Le ultime notizie che arrivano dalle categorie minori hanno destato scalpore in tutti gli appassionati di calcio. Fallite molte altre società storiche del calcio italiano tra cui il Palermo, non iscritto in Serie B. Andrebbe tuttavia analizzata nel dettaglio la situazione per comprendere come, successivamente alla presidenza di Tavecchio della Lega Nazionale Dilettanti, tutti i campionati minori abbiano risentito fortemente di gravi scossoni economico-finanziari, crollando nell’abisso del fallimento sportivo.

 

Progettualità: la differenza tra Serie A, Serie B e Lega PRO

Sembrerebbe scontato dirlo, ma ciò che è mancato a società del calibro di Palermo, Foggia, Lucchese e Siracusa quest’anno, e a Modena, Vicenza, Cesena, Bari, Latina, Como, Reggina e Avellino negli anni passati, è senza ombra di dubbio la progettualità. O meglio, la progettualità sorretta da una forte base economica.

Paragonando il fallimento di queste squadre storiche ai successi o al rilancio delle big del calcio italiano, si nota in maniera eclatante come risultino determinanti gli investimenti e il supporto di cospicui fondi finanziari. L’interessamento al mondo sportivo di grandi colossi economici come EXOR, Elliott e SUNING ha infatti notevolmente inciso – se non addirittura monopolizzato – sul livello competitivo della Serie A.

Il flusso di introiti che il nostro campionato porta alle casse di queste holding non è minimamente paragonabile al business retrostante le società dei campionati inferiori. In che modo? Semplice: investire in società come Juventus, Inter o Milan, con tutti i vantaggi compresi in termini di appeal, permette di aumentarne i ricavi grazie alla creazione di stadi di proprietà e al rafforzamento del settore marketing con l’apertura verso il mondo commerciale asiatico.

 

Caso Palermo, incompetenza o eccessiva burocrazia?

Specificato il motivo per il quale le piccole società trovano difficoltà ad adattarsi in maniera adeguata al settore, c’è un’altra componente destabilizzante. Prendendo il caso Palermo come spunto di riflessione, appare evidente da un lato la totale inadeguatezza di alcuni dirigenti e addetti ai lavori, dall’altro l’eccessiva articolazione della burocrazia.

È imbarazzante il fatto che tra il Patron Tuttolomondo e la Lega Serie B ci sia una tale disparità di affermazioni, una presa di posizione senza eguali che non trova riscontri in un verso o nell’altro. Le PEC mostrate in conferenza sono del tutto incompatibili con le indiscrezioni riportare dai mass-media, secondo cui il Palermo sarebbe stato escluso dalla prossima Cadetteria. Il motivo? Fideiussione mancante, non spedita nei termini tecnici consentiti a causa di un’inadempienza societaria.

Va detto comunque che la società rosanero non godeva affatto di un buon momento societario. Il post-Zamparini è stato traumatico. Ancora si fatica a capire chi ha pagato le mensilità – e soprattutto quali, visto che manca all’appello il 50% dei compensi annuali – ai tesserati del Palermo.

Si parla dunque di incompetenza dirigenziale? O forse la regolamentazione è troppo articolata? Veniamo da un biennio in cui tante, troppe squadre hanno ricevuto un responso negativo in merito all’iscrizione, ree di essersi affidate a società non considerate valide dalla Lega Calcio, per questo o quel motivo. Certo, sentir parlare di fideiussioni da società bulgare o ucraine lascia qualche dubbio, ma bisognerebbe chiedersi per quale motivo le società si rivolgono a loro e non ad altre più “consone”… Domanda da un milione di euro.

Sicuramente le regole servono e vanno rispettate, ma troppi vincoli e paletti sono soltanto ulteriori ostacoli per le squadre di bassa categoria che si ritrovano già normalmente a fronteggiare numerose problematiche.

 

Lecce e Parma esempi di rinascita, Napoli come rivalsa verso il successo

Fortunatamente, tra le varie difficoltà ci sono comunque realtà degne di nota. I modelli di virtuosità societaria più evidenti sono stati nell’ultimo periodo il Lecce e il Parma, che in pochi anni sono risorti dalle ceneri ritornando ai palcoscenici che gli competono.

Ripartire dal fallimento è dunque una questione di programmazione e serietà, le stesse caratteristiche che hanno permesso a società importanti come il Napoli di competere a grandi livelli partendo dal dilettantismo. La gestione meticolosa del patrimonio e la restrizione sui diritti d’immagine dei calciatori, nonostante le numerose scelte impopolari, hanno portato la squadra napoletana a contendersi il primato italiano per tanti anni, puntando sulle idee e soprattutto sulla visione di una progettualità a lungo termine. È giusto in questo momento condannare ciò che non va nel nostro calcio, soprattutto quando il pensiero va a tutte quelle persone che vivono di questo sport. Il calcio è tradizione e passione e come tale deve essere tutelato, essendo cucito sulla nostra pelle in maniera indelebile. Ripartire significa pianificare, camminare insieme verso una meta comune e forse è proprio questo ciò di cui più si necessita al momento per portare di nuovo in alto la nostra tradizione calcistica.

 

 

Orlando Giliberti, Simone Salsano

Due appassionati di calcio, ormai rassegnati e delusi da un sistema sportivo calcistico che non riesce mai a stabilizzarsi.

 

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