Testo e Voce: Giulia Mastellone | Montaggio: Simone Salsano
“Maleficent: la signora del male” è il nuovo film targato Disney, sequel del già famoso Maleficent, con una triade di protagoniste tutta al femminile, Elle Fanning e le due grandi attrici Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer.
Questo film, consigliato per la visione ad un pubblico di bambini, regala anche agli spettatori adulti, con messaggi molto chiari, una visione immediata di un concetto importante, ovvero il cambiamento della figura femminile nel mondo del cinema.
La figura femminile, tra riscatto e maternità
Abbiamo tre esempi di donne – caratterizzate magistralmente dal regista Joachim Ronning –: Aurora, Malefica e la Regina Ingrith. Ognuna di esse rappresenta la libertà, la voglia di emancipazione ma soprattutto mette in luce vari aspetti della maternità in quanto Malefica è la madre adottiva di Aurora e Ingrith invece è la madre del principe Filippo. Il rapporto genitore-figlio è uno dei temi fondamentali del film, in quanto il ruolo di madre assume due sfaccettature diverse nel personaggio di Malefica e della Regina Ingrith.
Se da un lato, Aurora fa parte di una famiglia adottiva con una madre single quale Malefica, in Ingrith vi è la rappresentazione di una famiglia tradizionale – padre, madre e figlio, quasi patriarcale –. La provenienza di entrambe le famiglie è fonte di rivalità, Aurora proviene dalla Brughiera e Filippo da Hosted, rispettivamente un luogo incantato e uno invece dominato dagli umani. La loro unione, fortemente rifiutata da entrambe le famiglie, renderà ancora più forte il desiderio dei due promessi sposi di voler costruire un ponte tra le due realtà.
La presentazione dei personaggi come chiave di lettura
Durante il film, ci si rende conto di quanto il personaggio di Malefica non sia davvero come viene dipinto, con il suo aspetto fatto di corna, ali e look rigorosamente nero, ma porta con sé tanti messaggi positivi contro chi invece la giudica solo ed esclusivamente dalla copertina. Al contrario la Regina indossa abiti bianchi decorati in modo sfarzoso e rappresenta una bellezza quasi rassicurante, che nasconde invece un animo cattivo e insoddisfatto. L’uso dei colori, il bianco e il nero, che nei luoghi comuni rappresentano il bene e il male, in questa pellicola viene invertito, proprio per rompere le barriere fatte da stereotipi.
Aspetto evidente anche nella scelta dei ruoli. Quello di Ingrith in molte pellicole viene infatti riservato a personaggi prettamente maschili. Aurora non è la classica principessa che vuole essere salvata dal principe, anzi è attiva, funzionale alla storia, coraggiosa e intraprendente. Le controparti maschili presenti in questo film, non sono lasciate al caso, in quanto seppur personaggi secondari, risultano degli alleati delle protagoniste, come il principe, che sarà dalla parte di Aurora e non la eclisserà mai, oppure il Re Giovanni.
Il film, anche per quanto riguarda l’aspetto stilistico, con l’uso saggio dei vari colori, risulta piacevole da vedere e soprattutto lascia una lettura cristallina allo spettatore.
Una menzione d’onore va fatta a Michelle Pfeiffer per la sua interpretazione magistrale: le sua mimica facciale e movenze fanno capire a chi la guarda quanta rabbia e odio represso ci sia dietro il suo personaggio. L’unica pecca è la mancanza di colpi di scena e forse la troppa prevedibilità potrebbe essere un punto a sfavore, ma per essere un live-action pensato per un pubblico di bambini, è assolutamente comprensiva la scelta registica di puntare su scene più semplici possibili ma d’impatto.
Filippo Varlese
Studente di Scienze Della Comunicazione, appassionato di cinema, poesia e arte. Mi piace scrivere perché credo sia il modo migliore per esprimere se stessi.
