Oggi, 17 aprile, si celebra la giornata internazionale della lotta contadina. Giorno in cui ricade l’anniversario della strage di Eldorado Dos Carajas del 1996, in cui vennero uccisi dalla polizia 19 contadini che manifestavano liberamente.

 

Durante tutta la storia umana la figura del contadino è sempre presente, spesso testimone silenzioso, altre protagonista.  La lotta per la terra o meglio la lotta contadina ha sempre accompagnato la storia dell’uomo, specialmente dal Medioevo fino ai nostri giorni. La si può definire una crescita, ma anche un monito per ricordare all’uomo quel suo ancestrale legame alla terra. La terra e la proprietà sono il cuore della lotta contadina e la redistribuzione della terra è sempre stata vista come un bene comune e una fonte di sopravvivenza. Diritti e dignità del lavoro agricolo riguardano i salari equi, condizioni di lavoro dignitose, riconoscimento del valore della fatica contadina.

Le rivolte nascono sempre da diseguaglianze sociali, gravose tasse e carestie.

Le prime lotte iniziano con il Feudalesimo, dove gli agricoltori erano completamente assoggettati al feudatario, sia in termini di “orario lavorativo”, sia in termini di tasse come la “decima”. La rivolta dei Jacques in Francia (1358) contro i nobili, durante la guerra dei cent’anni fallì, ma fu significativa in quanto considerato uno dei primi esempi di lotta contadina. Sempre in Francia, grazie alle rivolte scoppiate durante la Rivoluzione Francese, viene abolito il sistema feudale nel 1793.

 In Italia le lotte contadine continuano fino al secondo dopoguerra, mentre in molti paesi europei l’abolizione del feudalesimo avviene già tra ‘700 e ‘800.

I contadini europei del Medioevo combattono contro nobili e re; quelli italiani moderni contro latifondisti e Stato. Infatti in Italia c’è una forte dimensione organizzativa e politica, con sindacati, partiti e cooperative.  Dopo l’Unità d’Italia, il Sud rimane profondamente arretrato. I latifondi dominano e i contadini vivono in condizioni di miseria. Nascono le prime leghe bracciantili. Un evento chiave è la nascita dei Fasci Siciliani dei Lavoratori (1891-1894): un movimento di protesta popolare in Sicilia, con oltre 170.000 aderenti che fu duramente represso da parte del governo Crispi.

Dopo la Prima guerra mondiale, crisi economica e carestie aggravano le condizioni nelle campagne. L’Italia vive uno dei suoi periodi peggiori: il Biennio Rosso (1919-1920): in molte regioni si verificano occupazioni delle terre da parte dei contadini, sostenuti da sindacati (CGdL) e da partiti come il Partito Socialista Italiano. Nascono le “camere del lavoro agricole”, che organizzano le lotte per contratti collettivi. Con il regime fascista, c’è la repressione delle organizzazioni contadine autonome, creando consorzi corporativi, controllati direttamente dallo Stato. Poi politiche agrarie come la “battaglia del grano” e la condizione di autarchia non migliorano le condizioni dei braccianti. Inoltre Mussolini credeva che la terra era un ottimo strumento di propaganda. Celebre è un suo filmato girato nel 1935 dove si spoglia e trebbia il grano a Sabaudia.

Lo scopo era di perseguire l’autosufficienza produttiva di frumento.

Nella fase di assestamento del Dopoguerra, segue la riforma agraria del 1950 è una delle riforma sociali più importanti. Servì principalmente a spezzare il sistema latifondista, redistribuendo le terre incolte o mal coltivate ai contadini poveri; a migliorare le condizioni di vita dei braccianti agricoli, offrendo loro l’opportunità di diventare piccoli proprietari. Aiutò ridurre le tensioni sociali nel dopoguerra, frenando le spinte rivoluzionarie e il consenso verso i partiti di sinistra e a rafforzare la democrazia e la stabilità sociale nelle campagne italiane, in particolare nel Mezzogiorno. Fu una riforma sociale ed economica per distribuire la terra in modo più equo e modernizzare il settore agricolo.                                                                                                                              

Giuseppe Della Luna

 

Questa è l’eredità con cui ancora oggi facciamo i conti: temi come la giustizia sociale, la dignità, la sicurezza del lavoro e i diritti troppo spesso negati sono drammaticamente attuali.

I contadini, ancora oggi, lottano per difendere le loro terre minacciate da forme di espropriazione silenziose come il land grabbing, fenomeno che prevede l’accaparramento di terre da parte delle multinazionali che poi utilizzano questi terreni per monoculture industriali. I piccoli agricoltori spesso non possiedono la forza economica necessaria ad opporsi e, schiacciati da una competizione impari, sono costretti a vendere le proprie aziende.

Al contesto economico e sociale si somma l’impatto devastante del cambiamento climatico: eventi atmosferici estremi sempre più frequenti e violenti come siccità e alluvioni, oltre all’impatto dei parassiti, stanno alterando il ciclo produttivo. Il raccolto diminuisce, i costi aumentano e il rischio d’impresa ricade interamente sui piccoli produttori che rappresentano il cuore pulsante dell’agricoltura italiana.

Gli agricoltori sono vittime di un sistema che pian piano li sta cancellando dalla società. Per tale motivo molti contadini e produttori agricoli decidono di scendere in piazza per gridare con forza la necessità di una maggiore attenzione e protezione da parte dello Stato Italiano.

Spesso lo fanno affiancati da associazioni come Coldiretti, CIA, UILA e dai sindacati confederati, chiedendo maggiori tutele per le piccole aziende familiari, il diritto a coltivare nel rispetto dei ritmi naturali, il rifiuto dei prodotti chimici dannosi e contrasto al dominio delle multinazionali.

Accanto ai contadini, c’è un’altra figura centrale per il nostro sistema troppo spesso ignorata: i braccianti, contadini senza terra, spesso migranti impiegati stagionalmente per la raccolta, la semina o la potatura, che lavorano in condizioni durissime: turni estenuanti per una paga bassissima, spesso in assenza di contratto, costretti a dormire e sopravvivere in alloggi non definibili tali. Arricchiscono così i loro padroni, che utilizzano il sistema del Caporalato, una delle piaghe più gravi del Mezzogiorno e non solo. I braccianti sono vittime di questo sistema brutale e illegale che recluta e sfrutta gli individui privandoli della loro dignità: una nuova vera e propria forma di schiavitù moderna.

Una delle storie più tragiche e simboliche è quella di Satnam Singh, bracciante indiano morto nel giugno 2024 a Latina a soli 31 anni. Lavorava senza contratto in un’azienda agricola per soli 5 euro l’ora quando un macchinario gli a tranciato il braccio. Il suo datore di lavoro, invece di chiamare i soccorsi, lo ha abbandonato dentro un magazzino con l’arto amputato lasciato in una cassetta per ortaggi. Il suo caso ha spinto molti a scendere in piazza con l’obiettivo di fare luce sullo sfruttamento e sulla disumanità che ancora oggi colpisce migliaia di lavoratori agricoli in Italia. Figure invisibili su cui si regge l’intero sistema agroalimentare della nostra nazione.

 

Ecco perché oggi 17 aprile abbiamo il dovere di ricordare, riflettere e soprattutto agire.

Dobbiamo essere consapevoli che dietro molti prodotti che mettiamo nel carrello della spesa c’è un volto, un essere umano vittima di queste ingiustizie. Riconoscerle è il primo passo per la ricostruzione del nostro sistema agroalimentare.

  “Mio fratello è figlio unico sfruttato, represso, calpestato, odiato, deriso” 

ha un nome e un volto.                Per Satnam, per un’Italia migliore.

Sarah Giusto

 

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