Ogni anno, puntuale, c’è una data che tutti festeggiano (mi si vuol lasciar passare questo termine).Ogni anno spunta come un ricordo di Instagram questo 25 aprile, ma abbiamo davvero una coscienza collettiva per poterne parlare?

Negli ultimi tempi ho come l’impressione che la Festa della Liberazione sia diventata una ricorrenza scialba e asettica, utile solo per dei discorsi istituzionali o gite fuori porta dato che è un giorno rosso sul calendario. Il modo in cui viene concepita questa festa dice chi noi siamo al giorno d’oggi, che coscienza abbiamo, quale conoscenza della storia è insita in noi.

Questa non è una bella festa, è una festa scomoda, una festa dove si celebra la disobbedienza: la scelta di andare contro l’unità (giusta o sbagliata che sia).

I partigiani, francamente, non erano eroi, tantomeno santi. Erano operai, maestre, preti, bambini, studenti, agricoltori. Gente come noi, gente che ha avuto il coraggio di scegliere di dire no. La Resistenza fu piena di errori e contraddizioni, ma anche di coraggio puro.

Già noi oggi saremmo coraggiosi di lottare solo per il nostro futuro?

Se arrivassero oggi i fascisti cosa faresti?

Immagino sia una domanda scomoda ma al giorno d’oggi non arriverebbero con la camicia nera. Andrebbero combattuti solo con l’uso della parola. Sì con la parola, perché oggi arriverebbero in silenzio. Il silenzio è consenso, e mentre noi “festeggiamo” la libertà conquistata, la stiamo man mano perdendo. Come? L’odio verso l’opinione dell’altro fa sì che perdiamo pezzi di quel puzzle chiamato democrazia.

Il 25 aprile non è la festa di un partito, non è la festa di una bandiera, è semplicemente la festa della scelta, la festa del no. Una scelta che andrebbe raccontata come ribellione e non come una commemorazione. Non servono bandiere, servono coscienze che si risveglino, coscienze che hanno coraggio.

La memoria è viva solo se parla con le parole del presente.

Il 25 aprile annoia perché è raccontato male. Per far sì che l’anima del 25 aprile torni tra noi, cerchiamo di riscoprire quelle persone come noi che hanno dato la vita. Persone come Armando Grimaldi, Franca Scaramellino, Don Paolo Liggeri, Dante Castellucci.

Senza dimenticare le 4 Giornate di Napoli, una Resistenza precoce perché esempio atipico di ribellione di un popolo che senza organizzazione riesce a sollevarsi dell’occupazione nazista, rendendo Napoli una delle poche città a liberarsi da sola.
La liberazione non è finita e non finirà mai. È un processo che continua sempre purché ci sia gente che lotta contro le avversità.

Liberazione è contrastare l’ingiustizia sociale.

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