L’uomo in quanto tale necessita di poche ma fondamentali cose per poter condurre una vita ordinaria: acqua, cibo, un tetto e la socialità. In assenza di quest’ultima le persone tendono a implodere in sé stesse senza che se ne rendano conto. Un saluto o un sorriso sono in grado di innescare una catena di micro-pensieri e meccaniche umane che, uniti, sono in grado di migliorare le ventiquattr’ore di un individuo.
Verrebbe presuntuosamente da pensare che la socialità sia in grado di vincere la battaglia, ma non la guerra, contro il tempo, nostro più grande nemico.
Eppure una cosa può sfuggire alla vista ed alla ragione di una persona: ogni cosa ha bisogno di un opposto per vivere; e l’opposto della socialità non è altro che la solitudine. Spesso immaginata come maledizione che tuona sulle spalle, la solitudine può essere tutt’altro, talvolta. Un lasciapassare, un catalizzatore che riflette la realtà sull’essenza unica di ogni persona vivente.
Magari la possibilità di trovare un compagno in noi stessi, nel suono del silenzio, capace quest’ultimo di assumere sembianze di una tenaglia. Questa potrebbe essere una riflessione, potrebbe essere il paradosso della solitudine: una lama ricoperta d’oro luccicante.
