Nell’epoca in cui il digitale sta sovrastando il cartaceo fino a farlo scomparire quasi del tutto e l’ebook ha la meglio sul manoscritto, ci troviamo dinanzi a dei rischi che potrebbero rivelarsi letali se non si usano le giuste misure contraccettive. In questo contesto, molto più ampio di quanto già brevemente accennato, si inserisce la lettera inviata pochi giorni addietro dal “Gruppo di Firenze” alla Ministra dell’istruzione e a tutti gli organi competenti, riguardante l’importanza della didattica in tutti i cicli scolastici. Assistiamo ogni giorno a “strafalcioni” ortografici nei testi scritti e a sistemi linguistici poco consoni alle situazioni comunicative, utilizzati spesso anche da chi dovrebbe essere già formato da questo punto di vista, da chi ha frequentato o frequenta l’università e che pertanto si ritroverà ben presto nel mondo del lavoro. Da un’analisi dei test d’ingresso alle Facoltà universitarie emerge che gli studenti, futura classe dirigente, compiono errori che eventualmente non sono stati corretti a tempo debito e di conseguenza sono diventati di uso propriamente comune. Come spiegare il fatto che il 55% circa dei ragazzi che hanno superato il test di accesso in Lettere nel 2016 abbiano avuto la riserva in italiano?
Tuttavia però la questione è ugualmente grave se si ritiene che uno studente del polo scientifico debba essere esente dalle competenze linguistiche attive nella madrelingua. Sempre più diffusa è l’idea che un giovane che sceglie di iscriversi a una facoltà scientifica sia giustificato se non è in grado di utilizzare le proprie abilità linguistiche tanto nell’oralità quanto nella scrittura, perché possiede una forma mentis maggiormente schematica, quella del calcolo e del ragionamento logico. La soluzione al problema dovrebbe essere ricercata a monte ossia nel fondamentale periodo dell’apprendimento e dell’acquisizione, il ciclo della scuola primaria, in quanto l’educazione linguistica non riguarda solamente l’ora di Italiano. Evidentemente – ma non ci spingeremo più oltre perché la tematica è molto più complessa di quello che si potrebbe pensare- qualcosa non funziona; basti pensare ai dati che emergono dalle prove invalsi o dai concorsi nazionali.
In Italia dunque pare esista un problema di fondo, prettamente didattico dal quale consegue un paradosso: siamo il Paese per eccellenza della cultura-nel senso più ampio del termine- ma non conosciamo la nostra lingua. Abbiamo poca dimestichezza con le altre lingue ma pretendiamo che gli altri conoscano la nostra….Se non è questo un paradosso…
Giovanna Di Paola
