C’è un linguaggio universale che permette di trasmettere qualsiasi tipo di messaggio: dalla pace alla felicità, dalla frustrazione alla tristezza, dalla vittoria alla sconfitta. Ognuno può ricevere questi messaggi in modo diverso, adattandoli alle proprie esperienze di vita, al proprio vissuto. Stiamo parlando della Musica. Essa ha il potere di catturare emozioni e stimolare ricordi, rafforza i legami sociali, si fa portatrice di pensieri, dà una voce a chi non ce l’ha. Inoltre, stimola delle modificazioni nella chimica del nostro cervello, favorendo la produzione di sinapsi, migliora il nostro umore, la creatività e il battito cardiaco. Come diceva Platone:” La musica fa bene al cuore e all’anima”.

SE UNA FRUSTA ABBATTE IL MURO DEL SUONO, ALLORA LA MUSICA ABBATTE LE BARRIERE

La musica abbatte le barriere costruite dall’uomo, che impediscono e rendono complessa la fusione tra diversità. La diversità arricchisce gli individui e fa scoprire loro aspetti della propria personalità che non credevano di avere. La musica mette tutti sullo stesso piano, ci teletrasporta in un Universo in cui tutti imparano da tutti, dove nessuno rimane indietro e nessun traguardo è troppo lontano.

Parlare di “barriere” significa fare riferimento a numerosi impedimenti che pongono in essere il problema dell’accessibilità. Si parla di barriere: architettoniche, culturali e sociali, sensoriali.

Se vogliamo, è abbastanza facile identificare le barriere architettoniche fisiche per chi ha problemi di deambulazione. Le vediamo, sappiamo cosa sono e di conseguenza possiamo aiutare le persone in difficoltà. Le barriere architettoniche dei sordi sono molto più difficili da identificare. Non si vedono, non “esistono”. Sono barriere sensoriali perché davvero coinvolgono i sensi e in particolare l’udito. Alcune barriere nascono dall’assenza di segnali visivi e non solamente uditivi, altre sono create dagli individui che non sanno rapportarsi correttamente con un sordo, per la scarsa attenzione o per la scarsa empatia.

LA MUSICA FA UDIRE I SORDI

Un esempio tra i più affascinanti del mondo della musica, è la storia del compositore tedesco Ludwig van Beethoven. Il grande compositore tedesco cominciò a riscontrare problemi di udito prima dei trent’anni. A trentanove era già completamente sordo.

Inizialmente, il compositore percepiva le voci, ma non riusciva a distinguere chiaramente le parole. Successivamente, cominciò ad avere difficoltà nel percepire anche i suoni, e quindi la sua stessa musica.

Egli stesso afferma che era costretto a sistemarsi proprio accanto all’orchestra per riuscire a sentire qualche nota. Decise quindi di isolarsi volontariamente, per evitare che gli altri si accorgessero del suo handicap. Anche questa purtroppo è una reazione non estranea alle persone che soffrono di problemi uditivi, ma appare ancora più sofferta in un uomo che si guadagnava da vivere grazie alla musica. Tuttavia, se da un lato si isolò dal mondo ai primi segnali di ipoacusia, dall’altro si ingegnò con tutti i mezzi possibili per continuare a sentire la musica che produceva, o meglio, a sentirne le vibrazioni. Si dice ad esempio che avesse tagliato le gambe al suo pianoforte, affinché la tastiera toccasse il pavimento. Egli stesso, stendendosi a terra, posava l’orecchio sul pavimento per percepire le vibrazioni sonore prodotte dallo strumento.

Eppure, alcune delle sue più grandi composizioni, fra cui la Nona Sinfonia, vennero composte quando egli non riusciva più a percepire nemmeno una parola o una nota. Fu l’unione di una mente matematica e di un’anima votata completamente alla sua musica a compiere la magia, assieme alla forza di volontà che contraddistinse il compositore.

COME FA LA MUSICA AD ESSERE PER TUTTI, SE NON SIAMO TUTTI BEETHOVEN?

I non udenti, com’è chiaro dall’esempio, percepiscono la musica tramite vibrazioni, ma non hanno la possibilità di sentire le parole. Una canzone colpisce chi la ascolta non solo tramite la melodia, ma anche e soprattutto attraverso le parole, perché spesso ci rispecchiamo in ciò che il cantante vuole comunicare. Così, la musica non arriva a tutti allo stesso modo.

C’è da dire che con il tempo si è cercato di abbattere il barrire che ostacolavano la vita dei non udenti. La lingua dei segni, in particolare, ha attraversato un processo di trasformazione dal 1700, che l’ha portata, solo nel 1981 in Italia, ad essere codificata. La LIS (lingua italiana dei segni) è capace di esprimere con grande efficacia immagini e concetti visivi difficili da tradurre in parole. La LIS è strutturata in unità minime dette cheremi, la cui combinazione dà vita ai segni. I cheremi o parametri formazionali, individuati per la prima volta da William Stokoe nel 1960, in relazione allo studio della lingua dei segni americana, riguardano: il luogo dove viene eseguito il segno; la configurazione, ovvero la forma che le mani assumono nell’eseguirlo; l’orientamento del palmo e delle dita della mano rispetto al segnante e il movimento della mano nell’eseguire il medesimo segno. La combinazione di queste specifiche origina i segni ma le componenti manuali non sono l’unico tratto distintivo della LIS. A queste si sommano altre peculiarità quali l’espressione facciale, l’articolazione della bocca e lo sguardo. Un segno, poi, può essere più o meno marcato in base alla velocità di esecuzione e all’ampiezza del gesto che si compie per realizzarlo.

https://oggiscienza.it/2016/03/07/lis-sordita-segni-lingueggio/index.html

LIS = INCLUSIONE, ANCHE A SANREMO

L’evolversi della lingua dei segni ed il fatto che sia in continuo mutamento, sono prova che negli anni è stato fatto un percorso tale da accorciare sempre di più le distanze che rendevano difficile comunicare con gli altri, comprendere le esigenze altrui e normalizzare ciò che in natura dovrebbe essere normale di per sé. La LIS ha permesso di aprire e valicare confini per coloro che fino a qualche anno fa non hanno potuto beneficiare di opportunità come: seguire telegiornali, talent show e ciò che riguarda la comunicazione di massa. Un tragitto che si intreccia con la sensibilizzazione e l’apprendimento di una lingua che dovremmo tutti, anche se in piccola parte, conoscere per poterci interfacciare gli uni con gli altri.

In particolare, dal 2020, la LIS è stata introdotta anche a Sanremo, divenendo un vero e proprio mezzo di inclusione che ha dato a tutti la possibilità di partecipare ad un evento di fama nazionale e oltre. Gli interpreti, infatti, hanno ballato e hanno fatto ballare anche coloro che non hanno la possibilità di ascoltare musica e di godersi la magia del Festival. Sono 14 i Lis performer della Rai, incaricati di tradurre nella lingua dei segni tutti i brani dei 28 big in gara e le gag di conduttori e ospiti. Da quest’anno, poi, il «Sanremo accessibile» è sbarcato anche all’interno del Fantasanremo: è stato inserito infatti il «Bonus Lis», che fa guadagnare punti a ogni artista che sul palco dell’Ariston ringrazia l’orchestra nella lingua italiana dei segni.

R.U.N. E LIS

Anche noi dell’associazione R.U.N. Salerno, mossi dalla profonda convinzione che l’impegno degli studenti sia indispensabile per il miglioramento del sistema universitario, dal punto di vista didattico, ma soprattutto culturale, abbiamo cercato di sensibilizzare la comunità universitaria alla LIS, promuovendo da diversi anni un corso in collaborazione con ELIS (educatori interpreti professionali lingua dei segni italiana).

Durante il corso si ha modo di analizzare come siano cambiate le gestualità, o meglio, il segnare, in concomitanza con il cambiamento della lingua italiana, l’aggiunta di nuove parole ed il fatto che anch’essa sia, come la lingua che tutti i giorni utilizziamo quotidianamente, un elemento in continua formazione e trasformazione. Si scopre quanto sia importante la LIS, in ambito lavorativo e quotidiano. Essa dà la possibilità, a chi precedentemente veniva escluso, di partecipare alla vita della comunità.

È importante anche conoscere lo status sociale della persona sorda, così come bisogna imparare a conoscere la sordità come una risorsa e non come un deficit.

La completa inclusione in attività che per noi sono all’ordine del giorno e che svolgiamo con naturalezza è lontana, ma bisogna essere più sensibili e coscienti della diversità che ci circonda, per poterne ricavare un punto di forza.

 

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