Date il benvenuto ad Esch-sur-Alzette, una piccola città del Lussemburgo; seguita da Kaunas, capoluogo della Lituania che ospita il principale centro industriale del paese. Abbiamo infine Novi Sad, cittadina della Serbia situata sulle rive del Danubio (in teoria la Serbia non fa parte dell’Europa, ma visto che è candidata ad esserlo, l’Europa ha pensato bene di includerla). Queste tre sono state scelte e proclamate “capitali europee della cultura” per l’anno 2022.
Quindi, cosa vuol dire che una città viene selezionata come capitale culturale europea? Oltretutto, quando e da chi è partita l’iniziativa? Lasciate che sia io a chiarire ogni vostro dubbio.
La nascita delle città europee della cultura
Fu nell’anno 1985, precisamente il 13 giugno di quell’anno, che prese forma l’idea di “città europea della cultura”. Melina Merkouri, l’allora ministra della cultura in Grecia, fu la persona che permise ciò, presentando la sua proposta al consiglio dei ministri. La prima città ad avere taleonore fu proprio Atene, che divenne “città europea della cultura” nel 1985. La prima città italiana fu invece Firenze, premiata l’anno successivo, nel 1986.
Il piano di Merkouri consisteva:
- nell’eleggere da una a tre città dell’Unione europea;
- recapitare finanziamenti (i quali avrebbero coperto un intero anno di mostre per i turisti e restaurazione di beni culturali).
In parole povere nominare una città equivaleva a farle pubblicità. Quello della ministra fu un successo culturale ed economico per le città scelte (considerando che per ogni capitale era garantito perfino un sussidio), che non ha fatto altro che crescere con il passare del tempo. Era solo su criteri di natura intergovernativa, in base a quanto queste fossero adatte a sostenere ed ospitare l’atteso evento, che individuavano le città vincitrici. Questo accadde per ogni anno solo fino al 2004; dopo questo, il compito fu delegato alla Commissione europea, che se ne occupa tutt’oggi.
I ministri della cultura in Europa nel 1990 istituirono per breve tempo anche il “mese culturale europeo”.
Nel 1999 non si parlò più di “città europea della cultura”, ma di “capitale europea della cultura”.
Per la maggior parte, il finanziamento avveniva tramite un programma ideato per il settore culturale, al fine di accrescere il patrimonio culturale comune. Promuovendo gli artisti e facendo circolare le loro opere, lo spettacolo puntava a incoraggiare valori culturali e l’integrazione sociale. Per poter evitare che ci fossero delle competizioni tra i possibili candidati, nel 25 maggio del 2005 il Parlamento europeo prese la decisione di proclamarle a turno.
La responsabilità dell’Europa era quella di valorizzare i propri beni culturali.
Il virus che uccise la cultura
Ogni anno dal 1985 ci sono state delle capitali europee; o perlomeno è stato così fino a quando nel 2020 non è scoppiata a livello mondiale l’infezione da virus Covid-19. Le restrizioni causate dalla pandemia, infatti, hanno portato allo slittamento dell’annuncio del titolo: il 2021 è stato l’unico anno in cui non è stata nominata nessuna capitale europea.
Nel 2021 le favorite avrebbero dovuto essere Timisoara, città della Romania; ElefsÍna, comune della Grecia; e Novi Sad, della Serbia. Come sappiamo, Novi Sad lo è diventata nel 2022; mentre Timisoara ed ElefsÍna lo saranno nel 2023 insieme a Veszprém, che fa parte dell’Ungheria.
Esch-sur-Alzette: la piccola Europa in Europa
Nel cuore del continente, tra basse colline della periferia meridionale del Lussemburgo scolpite dal fiume Alzette, si può trovare una manciata di paesi in grado di contrastare i limiti delle frontiere. Di fatto sapevate che lì vengono parlate ben sette lingue diverse? Inoltre sono anche un grande riferimento per la produzione industriale dell’intera nazione. D’altro canto, visitando questa valle maestosa, si viene pure a conoscenza del centro storico di Esch, sovrastato da due altissime torri che rappresentano la testimonianza di un passato costituito dalla lavorazione del carbone e del metallo e dall’innovazione tecnologica. Se uno degli obiettivi della proclamazione delle capitali è quello di unire più paesi e le loro culture; allora Esch-sur-Alzette cade proprio a pennello. 
Inoltre, in collaborazione con le altre due capitali Novi Sad e Kaunas, è nato un progetto dal nome “Esch2022”. L’intento ultimo del programma? Far arrivare la cultura là dove non c’è.
Il valore di questa cittadina è stato scoperto solo negli ultimi anni: avreste mai notato un paese la cui unica utilità, almeno in parvenza, era quella dello sfruttamento minerario? Per di più la zona situata in periferia non aiutava allo scopo. Come se non bastasse, dopo il tramonto la città perdeva circa un terzo dei suoi abitanti (a causa di questo i trasporti erano totalmente gratuiti, ma relativamente poche le attività commerciali). Se però durante la rivoluzione industriale quel centro poco abitato era competente solo nel fornire acciaio al nord della nazione; oggi sarà capace di fornire terziario e turismo.
Il Lussemburgo può vantare alti stipendi, un’occupazione lavorativa al di sopra della media europea e una buona qualità della vita: ciò attirerà giovani da ogni dove. Qui a Esch il 49% degli abitanti è di origine estera; e vengono parlati il francese, il lussemburghese (un ex dialetto di radice germanica e derivante dal lessico francese), l’inglese, il tedesco, il portoghese, lo spagnolo e l’italiano.
L’intero paese potrebbe sfruttare questa internazionalità a proprio vantaggio: viaggi Erasmus; investimenti nell’ambito museale e paesaggistico; e aperture di centri di commercio locale. Incentivare il turismo farà sbocciare il fascino di questa piccola Europa nascosta tra le valli.
Kaunas: la capitale del modernismo urbano
Durante gli anni di quiete tra la prima e la seconda guerra mondiale, la Polonia conquista Vilnius, al tempo la capitale della Lituania. La nazione si trovò ad affrontare presto un dilemma: quale città ricoprirà il ruolo adesso?
La scelta finì col ricadere su Kaunas. 
In quel periodo Kaunas era solo un piccolo paese fra due fiumi che da un momento sarebbe stato ripopolato da borghesi provenienti da tutto il paese. Essa necessitava di un intervento architettonico immediato ed idoneo ad ospitare la nuova capitale. Figure professionali provenienti dalla Russia, dalla Germania, dalla Francia, dall’Inghilterra e dall’Italia si mobilitarono per compiere tale impresa. Ben presto presero forma 6000 e più edifici abitativi: un patrimonio urbanistico unico nella sua multiculturalità.
Oggi, per la mancanza di fondi, tutto questo rischia di degradare e scomparire: bisogna adoperarsi ora che si è ancora in tempo.
L’Europa ha quindi deciso di metterci del suo, ricompensando Kaunas con investimenti derivanti dalla vincita e notorietà, da cui sarebbe scaturita l’affluenza turistica.
Novi Sad: la capitale della manifestazione culturale
Seconda città per grandezza nella Serbia, Novi Sad omaggia l’Europa raccontandone la storia e le sfide di ogni giorno attraverso la costruzione di lunghi e imponenti ponti che viaggiano tra gli edifici cittadini. Con i soldi ricavati
dalla proclamazione, la città serba ha deciso di rinnovare vecchi ed inutilizzati complessi industriali per adibirli a palcoscenici. Rinnovare il passato e costruire il futuro è diventato l’obiettivo della notevole capitale Novi Sad.

L’Europa è riuscita a rendere reale il sogno di rinascita di molte città; però ora tocca a noi dobbiamo preservare ed investire su tutto il bello che c’è. Al momento vi starete chiedendo sicuramente come dei semplici cittadini potrebbero realizzare una tale impresa.
Semplice: girate ed esplorate il mondo; visitate e avventuratevi anche negli angoli più nascosti del pianeta: è proprio lì che vedrete nascere la vera bellezza.
