Un libro ti ha mai cambiato la vita? A me sì. Può sembrare qualcosa di casuale, ma credetemi, nulla succede per caso. Leggere per alcuni è un’attività noiosa, per altri una ragione di vita, per me un momento di scoperta particolare di me stessa e di ciò che mi circonda. Mi piace l’odore delle pagine dei libri o quando accidentalmente mi taglio con una di esse. Mi stupisce come un certo ordine di parole mi trasmette una forte emozione ed è capace di far visualizzare alla mia mente immagini definite; ma allo stesso tempo mi spaventa quanto un libro sia capace di mutare il mio pensiero.
Quella cosa letta, così, per svago, ti rimbomba nella testa per giorni, ti fa rimuginare su situazioni fin quando non comprendi e i tuoi occhi mutano, come se prima non fossi stato in grado realmente di osservare il mondo.
Era il 2017 quando mi venne regalato quel libro, le cui pagine mi cambiarono per sempre.
Il colpevole si chiama “Nulla succede per caso” ed è un famoso saggio di sociologia dello psicologo junghiano Robert Hopcke. Nel libro l’autore esplora l’universo del «puro caso» smentendone la casualità stessa.
Questo libro mi fu regalato per “caso”, appunto. La persona che me lo ha regalato mi ha raccontato che appena entrata nella libreria, senza alcuna idea su quale titolo regalarmi, l’ha casualmente pescato. Il titolo subito l’ha colpita, ma conoscendo la mia poca familiarità con il genere psicologico e il mio particolare cinismo sul destino ha deciso di continuare il suo giro. Dopo aver vagato per un’ora intera e sconfortatadall’interminabile ricerca torna sul primo libro – ebbene sì ragazzi, proprio quel libro, lo compra, scrive una dolce dedica e me lo regala.
Dopo avermelo dato mi racconta l’aneddoto che l’ha portata ad acquistare il libro, il che mi incuriosì e subito iniziai a leggerlo.
Sfogliavo le pagine, cercavo di leggere tra le righe. Pensavo “sì, belle tutte queste storie, belli questi episodi di “sincronicità” (come li definirà l’autore) e ancora riflettevo su come il libro fosse arrivato a me. Non trovavo alcun nesso però, nessun collegamento tra ciò che leggevo e ciò che accadeva nella mia vita. Per di più era troppo trattatistico e alcuni passaggi di difficile comprensione, proprio a causa della tecnicità della spiegazione. Ma forse ero io che lo stavo interpretando nel modo sbagliato, forse distaccato, come se nulla di ciò che stessi leggendo mi appartenesse, come se nulla nella mia vita fosse successo se non grazie alle mie decisioni.
Ho poi deciso di mettere da parte il mio essere cinica sull’argomento e ho aperto la mia mente a nuovi orizzonti, a nuove opportunità. Ho iniziato a vivere, raccogliere e fare mie quelle storie di cui leggevo l’incredibile coincidenza che ha portato a “modificare il corso dell’esistenza”, che con il tempo è diventata la mia esistenza.
È stato allora che ho iniziato a riflettere sulle numerose coincidenze a cui non avrei mai dato peso in altri contesti.
La più assurda è sicuramente quella che mi ha fatto incontrare numerose volte una persona che chiameremo, non so, Mario in numerose differenti situazioni, la cui esistenza ancora non comprendevo a pieno. Per 2 anni ci siamo incontrati senza conoscerci, Mario non aveva idea di chi fossi e io altrettanto; eppure, abbiamo foto e storie di cui siamo entrambi partecipi. Infine, una sera entrammo in contatto e scoprimmo le numerose situazioni che ci avevano visto insieme, senza che noi lo sapessimo. Dopo giorni, rivedendo le foto degli anni passati realizzammo quanto fossimo “così vicini, ma così lontani”.
Un’altra strana coincidenza me la fa notare un’altra persona, che chiameremo Saverio, che nato il 13 e avente l’onomastico il 26 ha sempre ritenuto questi due numeri i suoi fortunati. Io nato/a il 26 per Saverio sono subito stato/a, dal momento in cui le nostre vite si sono intrecciate, un segno del destino. Subito mi raccontò questa sua visione, ma io con il mio solito scetticismo la presi con molta superficialità. Mi dovetti subito ricrede dal momento in cui, successivamente, ci siamo visti letteralmente perseguitare da questo numero:
- accomodatevi pure al tavolo 13;
- il massimo che posso darle è 26 accetta?;
- prenotazione numero 26;
- l’evento sarà il 13.
Odio dover dare ragione, soprattutto in questi casi… E probabilmente ci sarei passata sopra a tutte queste “sincronicità” se non avessi scoperto che NULLA SUCCEDE PER CASO.
