Vi capita mai di ripensare ad attimi della vostra vita? Da quelli più emozionanti che sogniamo sotto la doccia a quelli più quotidiani come perdere un pullman o accendere il computer per studiare nonostante volessimo fare tutt’altro?

Hanno tutti un filone comune: la colonna sonora.

Quando si ricorda un evento non lo si vede solo con gli occhi di chi lo ha vissuto ma con una pellicola cinematografica. Occhio esterno, direttore della fotografia e musica di sottofondo che si insinua nei discorsi dei personaggi. Clip tagliate, mixate ad immaginazioni varie, eventi possibili con quelli reali che spesso si confondono, una terza persona che osserva.

Che solo alla fine della musica realizzi di essere tu, il protagonista di quella vita che potrebbe tranquillamente essere un film.

Piuttosto che viverci siamo disposti a navigare verso acque sconosciute delle persone che potremmo essere, osservandoci da angolazioni spesso addolcite dalle nostre volontà ma che cedono una piacevole acidità sulla lente d’ingrandimento interiore.

Ci guardiamo negli occhi con binocoli che usiamo dal verso opposto.

La musica rende il tutto più eroico e quasi giustificante, tutto è si e quasi nulla è no.

Per un solo piccolo accenno.

Si chiudono le palpebre, si prende fiato, si aprono gli occhi.

Luce.

La parte strumentale è sempre la mia preferita.

Occhio alla telecamera, sorriso, stacco d’inquadratura, fine.

 

 

Gaia Fontanarosa

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