“Mia cara, trova ciò che ami e lascia che ti uccida. Lascia che ti prosciughi. Lascia che si aggrappi alla tua schiena e che ti pesi trascinandoti nell’insignificanza. Lascia che ti uccida e che divori i tuoi resti. Molte cose ti potrebbero uccidere, alcune lentamente, altre velocemente, ma è molto meglio essere uccisi da un amore.”
“Trova ciò che ami e lascia che ti uccida” queste sono le parole di Charles Bukowski pubblicate ai suoi tempi sulla sua rubrica settimanale “Taccuino di un vecchio sporcaccione.” Questo estratto ha un significato tanto profondo quanto tossico. Qui il nostro poeta maledetto ci invita a seguire maniacalmente l’amore finché esso non ci distruggerà e di noi non resterà nulla. Ma dietro queste parole c’è un mondo macabro ma anche molto realistico che ci permette di capire la vera personalità di Bukowski. I suoi versi non sono dedicati ad una donna in particolare, ma al vero amore del poeta: le corse di cavalli, il sesso, l’alcol e ovviamente la scrittura.
Charles ha iniziato a scrivere all’età di 25 anni e ha subito avuto un enorme successo che egli non è mai riuscito ad apprezzare a pieno. Egli considera il suo amore per la scrittura una sorte di oblio, incitando anche i nuovi aspiranti scrittori ad astenersi, perché la scrittura è portatrice di sofferenze.
Sulla sua lapide infatti sono incise le parole “DON’T TRY” ovvero NON FARLO, che riassumono il suo pensiero in merito alla scrittura che possiamo trovare anche nelle parole di una sua intervista dove alla domanda: “Cosa diresti a chi vuole iniziare a scrivere?” egli risponde: “Non lo fai, non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l’immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po’. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico”.
Si evince qui la vera personalità del poeta corroso dai suoi stessi amori e da se stesso incapace di lasciar andare tutto ciò che gli dà piacere e dolore. Si potrebbe quasi definire una relazione tossica, tra lui e i suoi vizi.
La prima volta che ho letto questa poesia sono rimasta ammaliata dalla sua bellezza e sopratutto dalla sofferenza che mi ha lasciato addosso; pensare di essere distrutta da ciò che amo fino all’annullamento totale di me stessa era una cosa che sentivo molto vicina me e soprattutto, da lettrice accanita di Bukowski, mi riusciva molto più facile leggere ciò che avesse dentro che non soffermarmi sul vecchio ubriacone e seduttore a cui tutti pensavano. Ho visto in lui tanti segni di debolezza, un uomo incapace di vivere e che cerca di salvarsi, senza successo o in modo errato, poiché resta comunque ancorato ai suoi vizi esaltandoli anche come un qualcosa di divino o di superiore. Infatti non è raro trovare elogi alle cattive donne, alla pazzia, al gioco o alla depressione.
Nonostante l’avversità della scrittura di Bukowski egli è ancora molto attuale, citato da cantautori, soprattuto Rapper. Uno dei tanti è Salmo che cita proprio questa poesia nella sua canzone CABRIOLET. Non è citato solo nelle canzoni, ma anche da molti giovani che usano i suoi aforismi su Instagram o altri social, cercando di renderle il più personali possibile.
Anche se sicuramente non tutti conosceranno quest’autore spero che condividendolo e leggendolo un giorno vi sentirete così presi dalla forza dirompente dei suoi scritti da informarvi sulla sua vita e sulle sue opere e posso assicurare che niente vi deluderà. E’ un qualcosa che vi entra nell’animo, e capirete leggendolo che non siete voi a leggere Bukowski, ma lui a leggere voi. Bukowski è la rappresentazione umana del realismo sporco che accompagna ogni essere umano. Tutti siamo un pò lui, ma pochi ammetteremo di esserlo.
IRIDE
