Quante volte avremmo voluto che qualcun altro facesse tutto il lavoro per noi? Quante volte avremmo voluto essere nello stesso momento in due posti diversi? Quante volte avremmo voluto che qualcun altro prendesse tutte le decisioni giuste mentre noi ci fumavamo una sigaretta grattandoci la pancia sul divano?
“Living with Yourself” la nuova serie Netflix che vede come protagonista Paul Rudd – Antman e Friends per citare alcuni dei suoi lavori più celebri -, risponde con una provocatoria e bizzarra ironia a questa apparente necessità, che sembra accomunare la maggior parte di noi pigri esseri umani.
La trama
Miles è un uomo di mezza età come tanti: vive in una bella casa di periferia in un quartiere rispettabile, lavora in un’agenzia pubblicitaria e ha una moglie bellissima e brillante. Tuttavia, ciò che traspare sin dal primo momento guardando Miles negli occhi, è una profonda insoddisfazione, che sa tanto di sconfitta; la sua vita “perfetta” gli appare grigia e vuota, tanto da indurlo a spendere 50.000 dollari per andare in una SPA che, a detta del suo collega, potrebbe cambiargli la vita e assicurargli la tanto agognata felicità.
Ciò che non sa è che dopo questo apparente trattamento estetico, si risveglierà sotto terra, avvolto in una busta di plastica, con addosso un pannolino e nulla più e ritornerà a casa per trovare… Miles. Una persona identica a lui nell’aspetto e nella mente al suo posto, nella sua vita. Miles, il clone di Miles è la versione migliore di Miles: è energico, allegro, diligente, appassionato, tratta sua moglie come fosse una principessa e si dimostra sin da subito un brillante pubblicitario.
Il nostro protagonista si ritrova dunque in balia di emozioni contrastanti: dapprima chiede aiuto a Miles per risollevare le sorti del suo lavoro e del suo matrimonio ma sin da subito finisce col sentirsi escluso dalla sua stessa vita, geloso di chi sarebbe potuto essere e insoddisfatto di ciò che è. La vera novità di questa serie sta però nell’attenzione rivolta a Miles 2. Lui è Miles in tutto e per tutto: pensa come Miles, ha i ricordi di Miles, ride come Miles e racconta storie come Miles… ma non è Miles. È sin da subito colpito da una forte crisi esistenziale che verso la fine lo porterà a prendere misure drastiche e inaspettate delle quali non potremmo in alcun modo biasimarlo.
La chiave di lettura
“Living with Yourself”, con un un’affascinante performance di Paul Rudd, si presenta dunque come uno spaccato della vita di tutti noi, ci mette di fronte alle nostre più grandi paure e ai nostri più grandi difetti, ci propone uno specchio in carne ed ossa in cui sembrano essere riflessi i nostri fallimenti, la nostra irresponsabilità e la nostra infelicità e allo stesso tempo dona una vita allo specchio stesso, rendendolo umano e “difettoso”, come chi credeva di superare.
Il tutto è raccontato con ironia a tratti quasi surreale, e si conclude con una nota positiva: il riscatto di due uomini che sembrano vittime inconsapevoli degli eventi e che prendono in mano la propria vita.
Fabiana Febbraro
Studentessa di Scienze della Comunicazione, ma comunico solo con citazioni di Friends. Faccio un’ottima interpretazione di Hermione Granger ma la mia bacchetta è una penna.
