“L’onda” è un film del 2008 diretto da D. Gansel, incentrato su un esperimento proposto in una scuola tedesca da un professore di storia cui viene assegnata la cattedra di “Autocrazia”.

Tralasciando la trama e il contenuto – basicamente far capire come si instaurano i regimi totalitari -, ciò che maggiormente emerge dalla visione del film è certamente la rapidità con cui alcuni input lanciati in aula agli studenti dal Professor Rainer Wenger, trasformano giorno dopo giorno gli individui coinvolti in un gruppo indistinto, una massa informe. Questo perché? Il gruppo-classe ha riconosciuto il Professore come leader, cioè come l’autorità detentrice della Parola – come fosse un dio o un padre -. Di conseguenza si viene a creare una fortissima identificazione di ogni singolo individuo con gli altri che formano parte dello stesso nucleo e con il leader come l’elemento vincolante, vale a dire come il collante che riesce ad annullare le diversità esistenti tra loro, unendoli in un’unica identità superiore.

La forza identitaria del gruppo

Tuttavia, ogni essere umano conserva vari limiti nella propria identità, delle frontiere che, una volta infrante, causano la disgregazione dell’Io e il convoglio in una dimensione indifferenziata e indistinta. D’altra parte, ciò che maggiormente sconvolge è il fatto che il Professore non sia una persona autoritaria/totalitarista che impone le proprie idee agli studenti ai fini della riuscita dell’esperimento: egli semplicemente mette in atto un esperimento e in quanto tale, pone domande, invita gli studenti a riflettere sui temi concernenti il concetto di “Autocrazia” – basti pensare ai simboli, all’uniforme, ad esempio -. Tale procedimento mette in atto una vera e propria diffusione del progetto “L’Onda”, difatti i giovani studenti iniziano ad incollare e diffondere il simbolo distintivo in giro per la città, indossano una camicia bianca come segno di riconoscimento e soprattutto escludono chi non fa parte del gruppo. Peccato che il Professore non si renda conto che, a sua insaputa, gli alunni stanno continuando con le proprie azioni!

In quanto parte di un gruppo – come già sostenuto da Le Bon e Freud – ogni individuo si sente forte, potente e protetto, perché all’interno della dimensione “gruppo”, può rendere manifesti gli istinti personali che molto probabilmente frenerebbe nello stato cosciente e razionale: il membro del gruppo non è un individuo isolato, emarginato perché il gruppo stesso riconosce e legittima il suo modo di comportarsi. Tuttavia, ciò provoca una forte contaminazione emotiva, ossia lasciarsi coinvolgere e trascinare totalmente da ogni emozione nel gruppo, spesso può causare la perdita del contatto con la realtà nella quale si viveva in precedenza: quest’ultimo aspetto, infatti, può contaminare anche le relazioni con le persone che vivono nel nostro quotidiano.

Oppositori e vittime della “Parola”

Solo una persona, la studentessa Karo, si oppone: lei è l’unica ad andare contro la Parola dell’Onda, perché non solo si rifiuta di sposare le idee del progetto, ma si informa e studia il modo per dimostrare a tutti che ciò che sta accadendo, in una sola settimana, sta diventando molto pericoloso. Certamente, la presenza di una personalità debole è un fattore che può generare un cambiamento di idee più veloce, cui aggiungere la mancanza di spirito critico che sostiene la persona nella sua integrità, nel momento di prendere decisioni: questa è l’unica ragione che possa giustificare la velocità con la quale le riflessioni dell’Onda si trasformano, in soli sette giorni, in azioni radicali e apocalittiche. Fermo restando che non emergono idee che la massa si propone di diffondere o promuovere, ad eccezione della semplice volontà di riconoscimento come gruppo in quanto tale, lo stare con noi o contro di noi.

Uno dei personaggi più deboli è sicuramente Tim che alla fine, grazie all’Onda, aveva abbandonato una posizione sociale marginale per sentirsi, finalmente, parte integrante di qualcosa, per poi convertirsi in una delle vittime, insieme al Professor Rainer, vittima di se stesso perché, senza renderse conto, ha creato in maniera dilagante tutto ciò che molto probabilmente avrebbe voluto evitare.

Giovanna Di Paola

Ex studentessa di Lettere Unisa, attualmente iscritta a un master in studi linguistici, letterari e culturali presso Università di Siviglia (Spagna)

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