Vi è mai capitato di incollarvi ad una serie TV ed immedesimarvi in essa tanto da pensare ed agire come i personaggi? Se anche voi almeno una volta nella vita vi siete sentiti geniali e spietati come Walter White o immortali come Ciro Di Marzio, allora avete sperimentato l’empatia.
L’empatia, che etimologicamente significa “sentire dentro”, è la capacità naturale di ogni essere umano e non solo, di connettersi così in profondità con i propri simili a tal punto da immedesimarsi nei loro panni. Scientificamente ciò è spiegato dalla presenza dei cosiddetti “neuroni specchio”. Nell’uomo essi sono stati individuati nell’area che comprende il lobo frontale, il lobo parietale e il lobo dell’insula. Quest’ultimo è quello che rielabora le informazioni che provengono dal sistema limbico, il quale supporta le funzioni relative alle emozioni.
In qualunque tipo di rapporto, la radice dell’interesse per l’altro sta nell’entrare in sintonia emozionale, nella capacità di essere empatici. Questa capacità, che ci consente di sapere come si sente un altro essere umano, entra in gioco in moltissime situazioni, da quelle tipiche della vita professionale, a quelle della vita privata o ancora nella compassione e nell’azione politica. Anche l’assenza di empatia è significativa: essa si osserva nei criminali psicopatici, negli stupratori e nei molestatori di bambini.
Provare un sentimento insieme ad un altro essere umano significa essere emozionalmente partecipi. In questo senso, l’opposto di empatia è antipatia. Secondo Martin Hoffman, ricercatore che si occupa di empatia, le radici della moralità sono da ricercarsi in essa, dal momento che gli individui si sentono spinti ad aiutare gli altri proprio perché empatizzano con le loro pene e quindi ciò induce la gente a seguire certi principi morali. Ci sono alcune prove del fatto che il livello di empatia provata da individui influenza anche i loro giudizi morali. Ad esempio, studi condotti in Germania e negli Stati Uniti hanno rilevato che quanto maggiore è l’empatia degli individui, tanto più essi approvano il principio secondo il quale le risorse dovrebbero essere distribuite in base alle reali esigenze della gente. È proprio da questo presupposto che nascono organizzazioni mondiali a favore dello sviluppo e del benessere dell’essere umano.
Nella società moderna fondata sull’egocentrismo e sulla competizione, questa peculiarità innata viene molto spesso messa in secondo piano, creando disagio tra le persone che non riescono più a comprendersi tra di loro, ma soprattutto dando largo alla divisione. Non possiamo fermarci ad aiutare il prossimo o almeno cercare di capire il suo stato d’animo perché siamo troppo indaffarati sulla strada che porta alla nostra realizzazione personale, al successo della nostra carriera e molte volte questo ci fa diventare così disumani e spietati verso i nostri simili, da accettare tutte le ingiustizie che ogni giorno avvengono sotto i nostri occhi indifferenti.
Orlando Giliberti
Studente di Economia e Gestione delle Imprese, appassionato di materie umanistiche e dei fenomeni di natura interpersonale
