A 708 anni dalla morte di Jacques de Molay (18 marzo 1314), ultimo gran maestro dell’ordine dei Templari, continua a far discutere, tra gli accademici, la leggenda secondo cui de Molay, in punto di morte, avesse condannato la dinastia del re capetingio Filippo il Bello. Infatti si narra che il cavaliere, prima di essere arso sul fuoco, per ordine di Celestino V (primo Vescovo di Roma ad abdicare nella storia dell’umanità) e Filippo il Bello, abbia maledetto la gente del sovrano francese sino alla tredicesima generazione. Sin qui nulla di trascendentale, se non fosse che esattamente tredici generazione dopo, la discendenza del monarca ebbe fine. Luigi XVI, ultimo re di siffatta casata , fu ghigliottinato nel 1793, proprio in periodo di rivoluzione, segnando, di fatti, anche la disfatta della monarchia assoluta.  Si narra, addirittura, che il boia Charles-Henri Sanson, prima di calare la ghigliottina sulla testa del sovrano, gli avrebbe mormorato: «Io sono un Templare e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay»

Secondo alcune testimonianze dell’epoca, mentre l’assistente del boia Sanson mostrò la testa mozzata di Luigi XVI, uno sconosciuto in mezzo alla folla gridò: «Jacques de Molay, sei stato vendicato!».

Tale leggenda ha suscitato l’interesse non solo di storici e accademici, i quali cercano ancora oggi di verificare se dietro tale racconto si celi qualche verità , ma anche di celebri artisti musicali, registi e scrittori. Vi consiglio vivamente di leggere “Il pendolo di Foucault “ di Umberto Eco, in cui l’autore dedica pagine e pagine alla morte e alla condanna del gran maestro e dell’ordine dei Templari. Piccolo fuori tema: di Eco è impossibile non aver letto la sua magnum opus, “Il nome della rosa“, un capolavoro assoluto che assume la forma contemporaneamente di romanzo storico, giallo, noir etc…

Se non lo avete fatto, vi suggerisco spassionatamente di porvi rimedio! Per chi volesse, invece, condurre uno studio più approfondito al riguardo,  usando fonti storiche coeve agli avvenimenti, allora consultate il “De Casibus Virorum Illustrium “ di Boccaccio. Interessante è anche la “La maledizione dei Templari”, miniserie TV del 2005, nella quale de Molay è interpretato da Gérard Depardieu, basata proprio sulla fantomatica maledizione che il cavaliere lanciò dal rogo. Addirittura si trova menzione di de Molay nel testo della canzone “Questo pianeta” di Rancore. Spero di essere riuscito nell’intento di suscitare in voi l’interesse per questo argomento, che a mio avviso, è molto intrigante ed affascinante!

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