Una delle prime volte che ho pensato a quanto fosse anticonvenzionale Fabri Fibra era il 2006. O forse qualche anno più tardi, ma insomma il periodo era quello. Su Youtube trovai un videoclip che annunciava la sua morte: tutta una bufala. Una bella presa per culo. In realtà era tutto uno scherzo che aveva come colonna sonora la sua nuova canzone Mal di stomaco. In quel momento pensai chiaramente che questo tizio fosse davvero fuori di testa.
Oggi, sedici anni dopo quell’episodio, sono ancora convinto che quel ragazzo forte, alto, senza troppi capelli, dalla voce e dalla penna altrettanto profonda, sia ancora un genio. Cinque anni dopo “Fenomeno“, Fabri Fibra, a quasi 45 anni, ha fatto uscire il suo ultimo album: “Caos“. Devo dire la verità, non avevo chissà quante aspettative a riguardo. Negli anni ho iniziato a preferire un tipo di musica più pop, indie, o un rap meno crudo e provocatorio al quale, invece, Fabri guarda da sempre.
Non a caso uno dei suoi pezzi che mi piace di più rimane Stavo pensando a te, a metà tra un brano pop e conscious, dalle vene malinconiche e da un suono a tratti ipnotico. Non proprio un pezzo rap, anche nel suo testo. Mi sono dunque approcciato a “Caos” sostanzialmente senza ambizioni. In 56 minuti, invece, mi si sono aperti gli occhi e soprattutto le orecchie. Semplicemente memorabile.
Ascoltando l’album – come di mio solito l’ho fatto a tarda notte, appena uscito – e riascoltandolo la mattina dopo, ho interpretato “Caos” come una vera e propria dichiarazioni d’intenti, una sorta di bilancio personale della vita e della carriera di Fabri Fibra che mette un punto e va accapo in un sol momento. Se c’è un artista in Italia che ha maturato la credibilità per esser considerato un Artista con la A maiuscola quello è proprio Fibra, il primo tra i rapper italiani ad aver avuto un seguito anche a livello mediatico, il primo di-quelli-che-fanno-rap ad essere ritenuti in grado di portare contenuti di qualità altamente accessibili a tutti. Con “Caos” il rapper mette ordine al proprio disordine. Un disordine mentale, fisico, musicale magari.
L’idea che mi sono fatto ascoltando “Caos” è proprio questa: Fabri Fibra ha voluto, in solo album, racchiudere quanto più possibile se stesso. Ed è così che in 17 brani troviamo brani dai temi e dai sound più vari, voci diverse ma complementari, eppure tutto così lineare. Una delle cose che apprezzo di più degli ultimi album è la volontà da parte degli autori di dare un concept al proprio prodotto, di renderlo un qualcosa di unico continuo: quei 17 pezzi vanno ascoltati uno dopo l’altro, senza pause. C’è una linea continua che come un filo lega Intro e Outro, e in mezzo un bel po’ di sano hip-hop.
Ed arriviamo ad un altro punto focale che Fabri tocca nei suoi pezzi: difendere, tutelare l’hip-hop. Che non è solo musica, ma una vera cultura , una filosofia di vita. In un’intervista a Rolling Stones Fabri Fibra ha specificato:
Io continuo a parlarne perché per me è una questione di lealtà, e poi perché è giusto dare un quadro completo alla gente: tutti devono sapere da dove viene ‘sta roba, ed essere rispettosi. A me ha dato l’opportunità di uscire dalla provincia, di salvarmi da situazioni molto negative.
Mettere ordine nel proprio caos credo sia una delle cose più delicate e importanti nella vita di un’artista: Fibra ci è riuscito con un album che, certe volte anche in maniera inconsapevole, finisce per raccontarlo a tutto tondo.
Questa non è la recensione di un critico musicale, non ho le competenze né le capacità per poter parlare con questa presunzione; però apprezzo la buona musica e quella di Fabri Fibra è davvero buona musica. Gli ultimi brani che chiudono l’album meritano forse una menzione a parte. In Cocaine, Noia, Nessuno, Liberi e Outro c’è tutto: la conferma del vocabolario di un artista che da sempre sa raccontare con sarcasmo e sguardo lucido la società che lo circonda, che scende nelle caverne del suo animo per sviscerarne i lati più umani. Fabri Fibra, in fin dei conti, al suo “Caos” tenta di mettere ordine facendo quello che gli riesce meglio, ovvero musica. Nella penultima traccia, Liberi con Francesca Michielin, lo fa capire apertamente. In questi tempi in cui sembriamo obbligati a farci vedere sempre sorridenti come se non esistessero i problemi o come se non fosse “cool” parlarne, questa canzone parla dell’importanza di affrontare certi “momenti no” senza sentirsi dei perdenti. Siamo liberi anche di sentirci fuori posto senza farcene una colpa, tanto poi il tempo mette tutto a posto. Tutto in ordine. Anche grazie alla musica.
Se avessi fatto finta, mi sarei chiuso senza via di uscita
Per questo la musica mi ha salvato la vita
