Situato nell’Italia centro-meridionale, il Molise è un alternarsi continuo di colline, laghi, cascate e montagne: una regione caratterizzata dai tanti particolari percorsi immersi in una natura dolce, tranquilla e sicura.

Dalla dorsale appenninica al Mare Adriatico si presenta come un insieme di storia, arte, antiche tradizioni e gastronomia, che vale la pena conoscere ed apprezzare.

Scenari di natura incontaminata, ad esempio, incorniciano le due stazioni sciistiche più importanti della regione: Campitello Matese e Capracotta. Il litorale, invece, presenta spiagge sabbiose e un mare limpido, che molto spesso viene premiato con la Bandiera Blu.

La maestosità di questi prorompenti paesaggi fa da scenario ai numerosi parchi archeologici, castelli, chiese e monasteri, simbolo di una storia utramillenaria che piano piano ha caratterizzato questa terra. I suoi abitanti hanno saputo custodire tutte le tradizioni culturali, dando luogo ad originali manifestazioni, e culinarie, conservando sapori e fragranze delle più antiche ricette come, ad esempio, il “nettare degli Dei”: il vino.

Parte del patrimonio culturale molisano, dei racconti dei nonni ai loro nipoti è la leggenda del Re Bove, legata alla Chiesta di Santa Maria della Strada. Quest’ultima dichiarata monumento nazionale, è una delle perle architettoniche della Regione, ubicata a Matrice, in provincia di Campobasso sulla sommità di un colle.

La singolare storia ha come protagonista il Re Bove, il quale celava una forte attrazione nei confronti di sua sorella. Trattandosi di un amore insolito e proibito, per poterlo rendere noto e valido, con il sacramento del matrimonio, era necessaria la benedizione dell’autorità papale. Il Re Bove non esitò a rivolgersi al Sommo Pontefice che acconsentì ad una sola condizione: il matrimonio poteva avvenire solo se il Re avesse edificato in una sola notte 100 chiese tutte diverse tra loro.

Accettata la sfida, il folle innamorato si rese conto dell’impossibilità di realizzare da solo l’impresa e guidato dal suo desiderio, decise di rivolgersi al Diavolo, l’unico in grado di potergli dare una mano. Durante la notte iniziarono il lavoro: spostavano dalla montagna massi enormi per sovrapporli e dar forma alle chiese.

Giunta l’alba il lavoro era quasi ultimato, 99 chiese erano state edificate con successo, ma segni di rimorso e pentimento ostacolavano il Re nel concludere l’operato. Piangendo, pregò Dio implorando la sua misericordia.

Il diavolo, infuriato per il perdono concesso al Re, preso dall’ira per l’ennesima sconfitta, scagliò un masso contro la chiesa in via di ultimazione, quella di Santa Maria della Strada. Colpendo prima il campanile e conficcandosi poi nel giardino, dove questa pietra è ancora visibile di fianco alla chiesa tanto da essere definito ancora oggi <<Il masso del Diavolo>>.

Quando il Re morì venne sepolto proprio in quest’ultimo edificio. Secondo la leggenda solo sette chiese sono rimaste intatte, tuttavia, mentre sei sono state identificate, la settima rimane ancora un mistero.

“Dopp i muntagn du Molis z’ema mov vers a Campanij”

Antonella Trivigno e Chiara Pirone

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