In barba allo spettro dell’oblio, la Memoria cristallizza con costanza e perizia una serie di immagini nello stigma del Tempo, per poi proiettarne i riflessi lungo il sentiero battuto dalla Storia.

Esattamente quattro decadi fa, Nilde Iotti veniva eletta Presidente della Camera dei Deputati: la prima donna a ricoprire un incarico istituzionale di simile portata, garante dell’approccio dialogico alla base di ogni processo di formazione dello stato di diritto in una democrazia parlamentare, non poteva che essere espressione di una coscienza incisiva, dal forte impatto sociale e dall’impronta culturale marcatamente progressista.

CHI ERA NILDE IOTTI

Classe 1920, di formazione cattolica per volere del padre, che a tutti i costi cercò di sottrarla ai lacci ideologici e all’elitismo dell’istruzione di regime, Nilde Iotti è ad oggi una delle figure più eclettiche e meno circoscrivibili della nostra storia repubblicana, in virtù della sua capacità di smarcarsi da ogni sterile etichetta che le potesse essere attribuita, sia in base alla sua esposizione mediatica che al suo approccio all’amministrazione della “Cosa Pubblica”.

Correva, per la precisione, l’anno 1979 quando Nilde fu designata ad occupare lo scranno più alto di Palazzo Montecitorio. L’Italia viveva ancora avvolta nell’asfissia delle lotte armate che l’avevano dilaniata nel corso del decennio precedente e che sono, non a caso, passate all’onore delle cronache storiche come “Anni di Piombo”. La nostra giovane democrazia si trascinava a fatica, ma con il guizzo impetuoso di un leone incatenato al centro di un’arena che brama la libertà: seppur lacera ed esposta al ludibrio delle sue intime contraddizioni, l’Italia andava lentamente affrancandosi, con sempre maggior orgoglio, dal fango dei suoi ancestrali scontri ideologici, dai suoi strascichi patriarcali e dal paternalismo di una parte della sua tradizione intellettuale. Era in quegli stessi anni che vedevano la luce i movimenti studenteschi del ’77, la legge che introduceva l’interruzione volontaria di gravidanza e la riforma del diritto di famiglia, con la regolamentazione del divorzio e il contestuale riassetto dei ruoli parentali.

Di questa temperie, Nilde non poteva che rappresentare l’apice ideologico: Madre Costituente e componente della Commissione dei 75 che redasse la Carta Costituzionale, di notevole impatto fu il suo impegno nella composizione delle diverse sensibilità della Resistenza che, nell’ambito del CLN, avevano concorso a liberare il Paese dal cappio del totalitarismo e si ritrovavano, tra le macerie della guerra, a ridisegnare l’assetto istituzionale del Paese. Esponente di spicco del PCI, nonché amante del tanto notorio quanto controverso segretario Togliatti, nel corso dei suoi mandati non mancò di acume nel dissentire spesso dalle linee programmatiche imposte dal partito, denotando una libertà di coscienza e di espressione oltre ogni comune sentire. Sotto la sua ala, tra l’altro, tentò di conciliare le posizioni della propria fazione con le istanze della predominante ideologia democratico-cristiana, opponendosi non di rado alla compagine extraparlamentare della Sinistra del suo tempo e divenendo, progressivamente, interlocutrice privilegiata di Dossetti, pietra miliare della Democrazia Cristiana negli anni della sua militanza politica.

L’impegno sociale per l’emancipazione della donna

In sede di redazione della Costituzione, in particolare, si ricorda la sua certosina opera di “tessitura” tra le intransigenti istanze morali dei cattolici sulla remissività della figura femminile e sull’impronta patriarcale dell’istituto familiare, ben condensate nelle idee di Carsaniga (anch’egli Padre Costituente ma, al contrario di Nilde, già “ideologo di razza” al momento dell’elezione), con le posizioni, sostenute da lei e dalle altre Madri Costituenti, circa la parità di genere, l’inclusione e lo spontaneo rifiuto di ogni forma di intolleranza o discriminazione. Tutti questi princìpi sono poi confluiti nell’icastica potenza dell’art. 3 della nostra Carta Costituzionale, che sancisce la dignità e l’eguaglianza, sia formale che sostanziale, di tutti i cittadini di fronte alla legge, “senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”: un addensarsi di principi che si sviluppano quasi come un fisiologico rigetto della società gerarchica e classista propugnata dal regime fascista. Ed invero, tra le numerose battaglie che Nilde ha portato avanti nel corso della sua intensa vita, merita menzione quella per l’accesso delle donne alla magistratura: «Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo», si legge in un suo intervento presso la Commissione dei 75, «ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti campi della vita sociale, e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina».

La sentinella del parlamentarismo

Durante i suoi studi in Lettere all’Università Cattolica di Milano, Nilde fu anche lettrice ed estimatrice di Benedetto Croce, pensatore partenopeo annoverato, insieme a Karl Popper, tra i padri del moderno Liberalismo, tanto da prendere parte ai suoi convegni e leggerne clandestinamente l’opera “Storia d’Italia”, messa all’indice dal regime fascista. Al lettore avvezzo ai cliché dei partiti presi e della narrazione priva di analisi, la conciliazione tra istanze socialiste e principi liberali sembrerà avventata, se non incompatibile: proprio in virtù di questo spiccato eclettismo, tuttavia, Nilde Iotti è una delle coscienze più complesse e multiformi del Novecento europeo, quello che Hobsbawm amò definire «secolo breve» per il suo vorticoso avvicendarsi di moltiplicatori di progresso materiale e civile, abbinati ad altrettanti fattori di contraddizione.

Sempre a riprova dell’onestà intellettuale, del raziocinio nelle scelte e del forte equilibrio ideologico e argomentativo che l’hanno contraddistinta, Nilde rappresenta tutt’oggi la più strenua sentinella del parlamentarismo, del confronto come arricchimento e mai come scintilla di scontro, del pluralismo e dell’amore per l’autodeterminazione.

Figlia della Resistenza, Nilde Iotti è l’araldo della libertà che si staglia oltre ogni partito preso, a prescindere che la si raffiguri come libertà di coscienza, di azione o di pensiero; d’altro canto, non esiste una nozione univoca ed indeclinabile di “libertà”: per contrasto, è lecito dire che essa, se non altro, esprime quel valore inviso e bistrattato da quanti, ancor oggi, vivono sotto il cielo plumbeo degli “assunti dogmatici”, del revisionismo e dell’avventato attaccamento al drappo nero dei «mostri della Ragione».

In memoria di Nilde Iotti, a vent’anni dalla sua morte, il 4 dicembre 1999, e a quarant’anni dalla sua elezione a Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, il 20 giugno 1979.

Michele Gregorio

Studente di economia. Irpino di nascita, cosmopolita in fieri. Credo nell’empatia come motore del mondo e delle sue inestricabili relazioni e nella conoscenza come fonte di emancipazione dall’odio e dalle manipolazioni. Idealista per indole, ma alla costante ricerca di un sentiero che mi conduca al raziocinio. Scrivo come cura e viatico allo scorrere del Tempo, che sottilmente ci invita a lasciare tracce di Pensiero nel suo flusso indistinto, a testimonianza e prova del nostro passaggio tra quelle onde

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