Le Marche, situate nell’Italia centrale, offrono una meravigliosa ed insolita pluralità di paesaggi ambientali con bellezze naturali ed artistiche concentrate in poco meno di 10.000 km quadrati. Una regione ricca di colori e profumi che passa da un territorio collinare e montuoso, attrezzato con impianti sciistici per gli amanti dell’inverno, a spiagge di sabbia dorata, bagnate da un’acqua cristallina, circondate da grotte e falesie.

Il territorio marchigiano viene considerato uno tra i primi in Italia per la ricchezza di beni culturali: 500 piazze, più di 1000 monumenti significativi, 37 rocche, 106 castelli, 15 fortezze e 170 torri, migliaia di chiese ed un significativo numero di biblioteche, alcune delle quali custodiscono volumi di antica tradizione.

In campo enogastronomico vanta una tradizione fatta di ingredienti semplici e genuini, ad esempio è una delle poche regioni italiane a vantare un’ottima produzione di tutte le principali specie di tartufo, sia bianco che nero, e le sue colline il territorio ideale per la coltura della vite e la produzione di uve particolari, ottenendo vini di eccellente qualità.

Di particolare interesse è il Massiccio Montuoso più elevato della regione: quello dei Monti Sibillini. Tra i primi quattro dell’intero Appennino umbro-marchigiano è situato a cavallo delle province di Fermo, Ascoli Piceno e Macerata ed è soprattutto tra questi promontori che si ambientano suggestive e magiche leggende. Tra le più note ricordiamo quella del “Guerrin Meschino”, il leggendario cavaliere errante.

“Un giovane fanciullo di nobili origini di nome Guerino fu rapito, appena nato, da una nave corsara e venduto ad un mercante di Costantinopoli. Qui trascorse la sua adolescenza mostrando un naturale talento nell’arte dell’artiglieria, tanto da essere chiamato al servizio dell’Imperatore Alessandro. Vinse numerose battaglie da protagonista acquistando gloria, fama e interesse da parte di una giovane fanciulla, Essena, che poco dopo gli spezzò il cuore offendendolo per il suo strano passato. Tutta la delusione di quell’amore si tramutò in odio e tristezza che lo condussero via da quelle terre, alla ricerca delle sue radici. Per 20 anni, molteplici furono i posti che toccò, decise di affidarsi ad oracoli, alla sorte, ma nessuno riusciva a mostrargli la via di casa. Quando ormai tutto sembrava perduto, a Tunisi un mago gli parlò della fata Alcina che viveva in un regno fatato sui monti del centro Italia.

Guerino si precipitò nel Mediterraneo giungendo a Norcia dove tutti, venuti a conoscenza delle sue intenzioni, gli sconsigliarono questa avventura. Il cavaliere, tuttavia, non accettò il consiglio e salì sulla vetta del monte Sibilla e raggiunse la gran caverna, accese la candela e si inabissò nella spelonca continuando a recitare preghiere, tutto sembrava triste, macabro.

Finalmente giunse davanti alla porta dannata che, una volta aperta, rivelò uno scenario completamente cambiato: un mondo pieno di bellezze e tentazioni. Tre damigelle lo condussero da Alcina. La fata, molto cinica, gli rivelò che le sue origini si sarebbero rivelate solo dopo essere passato per la via del peccato, ma il Meschino non peccò. Dopo sette mesi di permanenza nella grotta, vanificato ogni tentativo decise di uscire.

Guerino si recò a Roma dal Papa a cercare quello che altrove non aveva trovato. Fu Dio, e non maghi o pagani, che lo condusse in Puglia a difendere re Guiscardo dai Saraceni. Qui liberati due vecchi prigionieri scoprì che erano re Milone e la regina Fenisia: i suoi genitori.”

L’enigma della Sibilla Appenninica è stato oggetto di numerosi studi fin dal XV° sec., portano numerosi curiosi e avventurieri a visitare la nostra terra. Il primo a raccontare questa storia fu, nel 1430, Andrea da Barberino, con il suo romanzo intitolato proprio Guerrin Meschino”, seguito poi da molti altri come ad esempio Antoine de La Sale che nella sua opera “Il Paradiso della Regina Sibilla”, racconta la sua salita fino alla cima del Monte della Sibilla in cerca della grotta.

L’ingresso della grotta è purtroppo crollato a causa di numerosi tentativi di forzarne l’ingresso con l’utilizzo di esplosivi, prima del nostro millennio. Tuttavia, il mistero e lo studio di questa “cavità nascosta” è ancora vivo e per chi ci crede la Sibilla è ancora li, circondata da tesori e meravigliose damigelle. Qualcuno dice di sentire ancora il suo richiamo al tramonto del sole, altri sognano questo immenso palazzo sotterraneo, con la speranza un giorno di poterlo raggiungere.

Dopo che avemo visitato la mejo regió, le Marche, attraversamo el confí pe andá nté la piccola Umbria

Antonella Trivigno e Chiara Pirone

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