Questa settimana una nuova chicca cinematografica è entrata nelle sale: si tratta del film “Marie Curie” di Marie Noëlle (2016), un film di genere sentimentale-biografico che narra dello scorcio di vita dal 1903 al 1911 della prima donna nella storia vincitrice di due premi Nobel: per la fisica (1903) e la chimica (1911). La pellicola si apre con una serie di sequenze che sembrano permettere allo spettatore di spiare dal buco della serratura la vita di questa donna che ha dovuto farsi strada in un mondo maschilista, fatto di pregiudizi e di limitazioni. Il film si apre con svariate scene che mettono in risalto la spiccata complicità dei coniugi Curie, una chimica e un fisico, che collaborano insieme per quella che sarà una delle ricerche più rivoluzionarie della storia ovvero gli studi sulla reattività del radio.

Il punto di vista della regista però nel corso della narrazione si stacca nettamente dal piano scientifico per mettere in luce l’aspetto umano della scienziata e il suo inserimento in una società di accademici che fa molta fatica ad accettare che una donna possa insegnare all’università ed essere una delle menti più brillanti del secolo. Di una donna viene vista la condotta morale, l’aspetto fisico e persino il sorriso, tutte caratteristiche che vengono ignorate o almeno che passano in secondo piano quando si tratta di un uomo.

Interessante a tal proposito, la scelta della Noëlle di narrare proprio il periodo che va dal 1903 al 1911 ovvero dalla vittoria dei due premi Nobel; infatti è evidente la differenza fra l’esperienza del primo premio condiviso con il marito Pierre Curie dove vi è una Marie che nella sala della premiazione fa quasi da cornice al marito e del secondo in cui è lei a pronunciare il discorso e ad essere vera protagonista della scena anche agli occhi degli accademici.

Rispetto ai tecnicismi cinematografici, vi è una fotografia – di Michal Englert – davvero affascinante, sembra riprendere i giochi di luce dei pittori fiamminghi: stanze buie dove i personaggi vengono illuminati dalla luce gialla di una candela o, nel caso delle scene girate in laboratorio, dal blu emesso dal radio.

Chiunque si aspetti di scavare più a fondo nella vita in laboratorio di Marie Curie guardando questo film rimarrà deluso. Non vi sono molti momenti in cui vediamo la scienziata all’opera, tranne per rari casi. Tuttavia, si rivela essere un ottimo spunto di riflessione per ciò che concerne la situazione sociale dell’epoca e l’evoluzione della vita sentimentale di Marie Curie.

Andreana Balsamo

Studentessa di Chimica e aspirante giornalista con la passione per l’arte e la letteratura. I miei principali interessi sono la lettura e la scrittura di racconti, saggi e poesie.

Andreana Balsamo

Sono laureanda in chimica e giornalista (a breve). La conoscenza in tutte le sue forme mi appassiona da sempre. I libri e l’arte sono fra i miei interessi principali. La scrittura è un altro cardine attorno cui ruota la mia vita. La forma letteraria con cui sento maggiore libertà di espressione è la poesia; ho racchiuso parte delle mie composizioni in due libri di poesie, “Una finestra sul lago” e “Sussurri di vita”.

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