Il Colosseo, la Galleria degli Uffizi, il Duomo di Milano sono le opere, che tra le tante, simboleggiano l’invidiabile patrimonio culturale italiano.

Riconosciuta come culla del Rinascimento, patria del buon cibo e madre della letteratura, l’Italia ci racconta queste sue sfaccettature attraverso le più suggestive tradizioni popolari. Quest’ultime riecheggiano da Nord a Sud, sopravvivendo al trascorrere del tempo e al cambiamento della società, grazie alla passione di questa Terra che si impegna a trasmettere le sue singolarità artistiche di generazione in generazione.

Perché non addentrarsi, allora, in questi piccoli borghi che hanno tanto da raccontare?

Una delle regioni che esprime al meglio le ricchezze culturali italiane, è sicuramente la Sicilia, Madre terra di Archimede di Siracusa, Luigi Pirandello e Giovanni Verga, famosa per le sue prelibatezze gastronomiche e per la forte impronta artistica greco-romana. Da sempre viene raccontata attraverso la mano dei tanti artigiani che la popolano.

Tra le più alte eccellenze artigianali, spicca la cittadina di Caltagirone, patria del culto della ceramica. La città sorge al margine occidentale della provincia di Catania, di rilevante importanza storica ed artistica è caratterizzata dai suoi lineamenti barocchi. La cultura ceramista caltagironese è figlia dell’influenza araba, che fiorisce nei primi anni dell’Ottocento e si manifesta in ogni angolo della città.

Suggestiva è la presenza delle Teste di Moro, in siciliano note anche come “Graste”, che da secoli arricchiscono e colorano le balconate delle vie del centro storico. Si tratta di vere e proprie opere d’arte, ispirate alla leggenda millenaria del Moro e una giovane fanciulla siciliana. Si narra che:

“Una bellissima fanciulla viveva le sue giornate in solitaria quiete, dedicando le sue attenzioni alla cura delle piante del suo balcone. Dall’alto della sua balconata fiorita, ella venne un giorno notata da un giovane, un Moro. Sopraffatto da una violenta passione per ella, il giovane Moro non esitò un attimo a dichiararle il suo amore. La giovane, colpita dalla promessa d’amore ricevuta, accolse e ricambiò con passione il sentimento.

Eppure il giovane, che non si era fatto scrupolo alcuno nell’abbandonarsi alle più dolci profusioni amorose, celava un segreto: moglie e figli lo attendevano difatti in Oriente.

La fanciulla distrutta ed amareggiata fu colta da un’ira funesta che la spinse ad imboccare la strada della vendetta.

Così nella notte, mentre egli riposava ignaro della sua sorte, ella colse l’attimo propizio e lo colpì mortalmente. Decise inoltre che il volto di quel giovane sarebbe dovuto rimanere al suo fianco per sempre, perciò senza esitazione alcuna tagliò la testa del giovane creando con essa un oggetto simile a un vaso, e vi pose all’interno un germoglio di basilico.

La scelta di piantarvi del basilico fu sancita dal fatto che questa pianta è simbolo di sacralità e rappresenta difatti l’erba dei sovrani; depose la testa sul suo balcone e ogni giorno con le sue lacrime bagnava la pianta regale, che cresceva divenendo sempre più florida e rigogliosa. I vicini, pervasi dal profumo del basilico e guardando con invidia la pianta che maturava in quel particolare vaso a forma di Testa di Moro, si fecero realizzare vasi in terracotta che riproponevano le stesse fattezze di quello amorevolmente custodito dalla fanciulla.”

Oggi ogni Testa di Moro che viene prodotta reca una corona, un elemento sempre presente volto a riproporre la regale pianta che originariamente impreziosiva la testa del giovane Moro protagonista della triste vicenda.

Altro elemento caratteristico della cittadina sicula è senza dubbio la Scalinata di Santa Maria del Monte: centoquarantadue scalini estesi per 130 metri, decorati singolarmente con piastrelle di ceramica e rivestimenti di maiolica. Le decorazioni a tema floreale e geometrico evocano l’essenza barocca, araba e spagnola, civiltà che hanno influito sulla moderna cultura di Caltagirone.

In occasione della festa di S.Giacomo la Scalinata diventa la protagonista, in quanto, come da tradizione, essa viene riempita di lumini che, una volta accesi, danno vita ad un grande arazzo di fuoco.

Altre piacevoli scoperte si celano in questa meta siciliana che, per tale patrimonio storico-architettonico, è stata inserita dall’UNESCO tra le città barocche del val di Noto Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Pi stu giru finìu, ni viremu ‘nCalabria

Antonella Trivigno e Chiara Pirone

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